Filosofia del 1600

  • Materia: Filosofia del 1600
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Spinoza: La sostanza e i suoi modi

La sostanza in Spinoza.

Tramite l' emendazione del proprio intelletto l' uomo può pervenire ad una conoscenza perfettamente adeguata della realtà . Non è dunque strano che la forma espositiva cui Spinoza ricorre in tutte le sue opere sia il trattato, nel quale il sapere riceve una sistemazione sistematica e definitiva. Il modello letterario di Spinoza non sono tuttavia i tradizionali trattati filosofici, bensì quelli geometrici costruiti seguendo l' esempio di Euclide. Il riferimento al modello matematico, che in Cartesio e in Hobbes riflette una più o meno generica esigenza di rendere rigoroso il lavoro filosofico, in Spinoza si traduce nell' assunzione di un vero e proprio criterio procedurale ed espositivo ( la sua opera principale si chiama proprio l' Etica dimostrata secondo l' ordine geometrico ). Proprio in quest' opera Spinoza inizia con l' enunciazione di definizioni, assiomi e postulati. Ad essi segue la serie ordinata delle proposizioni ( ossia i veri e propri enunciati ), corredate da dimostrazioni, corollari e scoli, nei quali la tesi sostenuta e le sue conseguenze vengono giustificate esclusivamente in base a quanto è stato assodato nella trattazione precedente. Il tutto è integrato da prefazioni e appendici che completano il discorso e offrono talvolta l' occasione di uscire dall' aridità  della consequenzialità  geometrica. Negli intenti di Spinoza la sola differenza tra il suo trattato e quelli di tipo euclideo è che la sua geometria non ha per oggetto soltanto le proprietà  delle figure, bensì l' essenza stessa della realtà . Il concetto di partenza dell' Etica dimostrata secondo l' ordine geometrico è proprio quello di sostanza, che Spinoza intende in una maniera allo stesso tempo cartesiana e anticartesiana. Cartesio aveva distinto tra un uso proprio del termine sostanza, per cui essa è causa di se stessa e coincide con Dio, e un uso analogo, secondo il quale si intende per sostanza tutto ciò che per esistere non necessita di altro che di Dio. Di qui la distinzione tra le tre sostanze, divina, pensante ( res cogitans ) e estesa ( res extensa ). Spinoza è invece convinto che della sostanza si possa parlare soltanto in senso proprio, dato che essa è per definizione ciò che è in sò, ciò che esiste di per se stesso. In termini scolastici, la sostanza è ciò la cui essenza implica necessariamente l' esistenza, ovvero ciò che è causa sui, causa incausata, causa di se stessa. Di conseguenza la sostanza è infinita e unica, dal momento che se fosse finita o molteplice esisterebbe qualcosa di esterno da cui essa dipenderebbe. Essendo infinita, la sostanza contiene nella propria essenza un' infinità  di proprietà  o attributi. L' attributo viene definito da Spinoza come ciò che l' intelletto percepisce come costitutivo dell' essenza della sostanza. Di tali infiniti attributi, tuttavia, l' uomo può conoscere solamente quelli dei quali è egli stesso partecipe: il pensiero e l' estensione. L' unicità  della sostanza di Spinoza risolve pertanto il dualismo cartesiano in un rigoroso monismo metafisico. Il pensiero e l' estensione, ben distanti dal contrapporsi come due entità  distinte, sono soltanto due momenti diversi di un' unica sostanza, rispetto alla quale non godono di nessuna autonomia ontologica. Come dicevamo, gli attributi esprimono le proprietà  intrinseche dell' essenza della sostanza. Essi devono quindi essere infiniti come la sostanza che esprimono, anche se non assolutamente infiniti, dato che sono espressioni particolari della sostanza. Ciascun attributo, a sua volta, si determina in una quantità  infinita di modi, ossia di determinazioni particolari dell' attributo stesso. I modi sono distinti in finiti e infiniti. I primi sono le singole cose, ossia i singoli corpi e le singole idee che si ritrovano nella realtà  dell' esperienza; i secondi, che fungono da anello intermedio tra gli attributi e modi finiti, sono invece quelle manifestazioni costanti che sono comuni a più cose ( ad esempio, il movimento o la quiete sono modi infiniti rispetto ai corpi finiti che si muovono o rimangono fermi ). La differenza fondamentale tra gli attributi e i modi sta nel fatto che i primi, visto che sono proprietà  della sostanza infinita, risiedono nella sostanza stessa, dalla quale non si distinguono sul piano ontologico, mentre i secondi, che riflettono soltanto la modalità  in cui gli attributi si possono manifestare, non sono contenuti nell' essenza della sostanza. Rispetto a quest' ultima essi sono semplici affezioni o, per dirla alla scolastica, accidenti. Di conseguenza gli attributi devono essere necessariamente concepiti di per se stessi come proprietà  eterne della sostanza, mentre nel caso dei modi l' esistenza non è implicita nell' essenza, ma essi dipendono dall' attributo cui ineriscono e quindi, in definitiva, dalla sostanza infinita. Ad esempio: l' attributo del pensiero non è ontologicamente distinto dalla sostanza e, al pari di essa, viene concepito di per sò come necessario ed eterno, mentre la singola idea finita non può nò esistere nò essere compresa senza il riferimento all' attributo del pensiero.