Filosofia del 1600

  • Materia: Filosofia del 1600
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Vita e filosofia di Brahe

Vita e pensiero del filosofo Brahe.

Tycho Brahe ( 1546 - 1601 ) nasce in Danimarca ed è autore di un " De mundi aetherei recentioribus phaenomenis " ( 1588 ) nel quale propone una soluzione intermedia tra il sistema tolemaico e quello copernicano. Esaminiamo nel dettaglio i contributi che ha dato non solo all' astronomia ma anche all' aspetto fisico dell' universo. Se Brahe viene solitamente un pò trascurato, lo dobbiamo a Galileo ( il quale conosceva benissimo il sistema di cui Brahe si faceva portavoce ) che nel " Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo Tolemaico e Copernicano " critica a Brahe quella che lui ritiene una sintesi mal riuscita dei sistemi precedenti; in effetti che Brahe si sia essenzialmente limitato ad effettuare una sintesi degli altri sistemi è vero; tuttavia dobbiamo precisare che egli, a differenza dello stesso Copernico, fu un grandissimo osservatore del cielo. Non solo, probabilmente egli fu il più grande osservatore del cielo ad occhio nudo mai esistito; pochi anni dopo sarà  infatti introdotto il telescopio. Brahe, tuttavia, non si limita a fare una sintesi degli altri sistemi senza apportare novità : egli dà  nuove interpretazioni ed effettua osservazioni innovative. Interessantissima è senz' altro l' osservazione che fece di una cometa apparsa nel 1577: tradizionalmente le comete costituivano problematiche agli astronomi perchò mettevano a rischio l' immutabilità  del sistema propugnata da Aristotele, il quale aveva sostenuto che l' elemento costitutivo del mondo celeste, l' etere, rendesse immutabile il sistema; è noto che le comete siano fattori " variabili ": ora ci sono, ora non ci sono. In realtà  gli astrologi avevano risolto il problema aggirandolo e sostenendo che le comete non fossero fenomeni astrologici, bensì metereologici: non avvengono nel mondo celeste, ma in quello sublunare ( quello al di sotto della luna, cioò il nostro ); così era risolto il problema: le comete sono fenomeni variabili, ma che avvengono nel nostro mondo e quindi non mettono a rischio il sistema del mondo celeste. Di sfuggita possiamo ricordare che solo Seneca negò che fossero fenomeni metereologici, sostenendo la loro appartenenza al mondo celeste. Galileo, invece, era convinto che fossero fenomeni metereologici, della nostra atmosfera. Brahe, dal canto suo, grazie ad accurate osservazioni, arriva a dire che le comete sono fenomeni astronomici; il che comporta inevitabilmente che nel cielo possano esservi delle " novità  " ( infatti le comete, come detto, sono fenomeni che ora ci sono, ora non ci sono ). Ma questa non è la sola conseguenza: se le comete sono fattori astronomici, allora è necessario che nel loro tragitto " taglino " le orbite ( o sfere ) dei pianeti. L' osservazione empirica di Brahe testimonia quindi che le orbite non sono solide e materiali come sostenevano Aristotele e Copernico. Ma se le orbite non sono materiali, che cosa sono? Brahe le definisce come " traiettorie ideali e immateriali ", sulla scia di quanto diceva Tolomeo. Un' altra importante novità  apportata da Brahe è la seguente: egli osservava nel cielo alcune " stelle nuove ", ossia stelle che prima non si vedevano ( o si vedevano con difficoltà  ) e che nell' arco di un giorno diventavano luminosissime per poi sparire in fretta: si tratta di esplosioni, in seguito alle quali le stelle muoiono. Questo dimostra che nel cielo, così come nel nostro mondo, possono apparire e scomparire delle cose: l' inevitabile conseguenza alla quale arriva Brahe è che non vi è differenza qualitativa tra mondo sublunare e mondo celeste: il nostro mondo, costituito dai quattro elementi aristotelici ( terra, acqua, aria e fuoco ) è assolutamente uguale in termini qualitativi a quello celeste, composto di etere. E' interessante notare che negli stessi anni anche Giordano Bruno era arrivato a dimostrare l' uguaglianza qualitativa tra il nostro mondo e quello celeste; Brahe vi arriva grazie a constatazioni empiriche, Giordano Bruno sulla base di ragionamenti metafisici che lo portavano alla negazione di ogni forma di dualismo ( e quindi anche alla negazione del dualismo mondo sublunare - mondo celeste ). Ritornando al discorso della cometa: Brahe arriva a dire, grazie ad accurate osservazioni, che essa non taglia solo le orbite, ma il suo non è un movimento circolare, bensì ovale: è importante quest' affermazione di Brahe perchò in fondo il sistema in vigore ai giorni nostri ci dice che il mondo è eliocentrico ( come diceva Copernico ) ma le orbite sono ellitticche ( come dirà  Keplero ), il che significa che Brahe aveva avuto valide intuizioni. La vera novità  introdotta da Brahe è che per lui non tutti i moti del cielo sono circolari: certo, egli continua a riconoscere il moto circolare dei pianeti, ma non riconosce quello delle comete, che lui chiama " ovale ", ossia a cerchio deformato ( e non ellitticco, come dirà  Keplero ). Nell' elaborare il suo sistema, che è passato alla storia con il nome di " sistema ticonico ", Brahe è vincolato da una duplice esigenza: egli riconosce la validità  del sistema copernicano ( sa infatti che funziona meglio rispetto a quello geocentrico ) che per la sua semplicità  aveva riscosso grande successo all' epoca e vorrebbe mantenere questo sistema, tuttavia vuole evitare di imbattersi nelle critiche che venivano generalmente mosse al sistema copernicano: in primo luogo era incompatibile con la Bibbia ( la quale afferma che il Sole è in moto ), in secondo luogo andava contro il senso comune dire che la Terra, che noi vediamo irrimediabilmente ferma, ruota intorno al Sole ( solo con Galileo il paradosso sarà  risolto ): ancora oggi siamo abituati a dire che il Sole tramonta o sorge, ma in realtà  è fermo e siamo noi che ci spostiamo. Infine Brahe non voleva andare contro la tradizione aristotelica, che voleva la Terra ferma al centro dell' universo finito. Quindi Brahe, pur riconoscendo la validità  del sistema copernicano, non se la sente di andare contro questi tre principi e dà  vita ad un sistema ibrido, dove possiamo ravvisare l' incontro tra copernicanesimo e aristotelismo: voleva prendere il meglio, ma in realtà  non fa che creare un sistema che non ha i vantaggi nò dell' uno nò dell' altro: non è nò semplice ( come quello copernicano ) nò tradizionale ( come quello aristotelico ). Egli vuole mantenere la Terra ( T ) al centro dell' universo ( evitando così le 3 critiche sopra elencate ). Intorno alla Terra ( T ) fa girare il Sole ( S ), con un' orbita grande, e la Luna ( L ), con un' orbita più piccola. Fin qui siamo assolutamente nell' ottica aristotelica. Dopo di che, però, Brahe fa girare intorno al Sole ( S ) tutti gli altri pianeti. Essi, naturalmente, gli girano intorno secondo orbite di dimensioni diverse; l' ordine di grandezza delle orbite, comunque, rimaneva lo stesso ammesso da Copernico, escludendo la questione della Terra ( T ). Alcuni gireranno con orbite più vicine al Sole, altri con orbite più distanti: Mercurio ( M ) e Venere ( V ) girano vicini al Sole; Marte ( MA ) e Giove ( G ) girano distanti. Mercurio ( M ) girerà  sulla sua orbita ( colorata in viola ); la Terra ( T ) non gira intorno al Sole ( S ), ma tuttavia rispetto ad esso si trova nella stessa posizione che ammetteva Copernico: è vero che la Terra non gira intorno al Sole ( come invece era per Copernico ) e solo gli altri pianeti girano intorno ad esso, ma tuttavia le distanze reciproche tra i vari pianeti e il Sole e anche tra Terra stessa e Sole sono le stesse ipotizzate da Copernico; solo che lui faceva girare tutti i pianeti intorno al Sole, Brahe no. Ci sono Mercurio ( M ) e Venere ( V ) che gli girano intorno da vicino, poi la Terra ( che non gira intorno al Sole ), e infine pianeti più distanti dal Sole rispetto a quanto lo è la Terra che tuttavia ruotano intorno al Sole ( e non alla Terra ); essi sono Giove ( G ) e Marte ( MA ). Ricapitolando: la Terra sta ferma al centro e intorno a lei gira la Luna ( L ) e anche il Sole ( S ); intorno al Sole girano tutti gli altri pianeti, nello stesso ordine in cui li collocava Copernico, cioò due, Marte ( MA ) e Giove ( G ), con orbita di raggio maggiore alla distanza Terra - Sole, e altri due, Venere ( V ) e Mercurio ( M ), di raggio minore alla distanza Terra - Sole. E' sostanzialmente un sistema di epicicli ( anche se grandissimi ) alla Tolomeo: per esempio, per delineare l' orbita di Venere ( V ) dovremo immaginare che Venere ruota intorno al Sole ( S ) il quale è trascinato intorno alla Terra ( T ). I pianeti Marte ( MA ) e Giove ( G ) nel loro tragitto passeranno anche, per così dire, alle spalle della Terra. Il sistema di Brahe non fa altro che dare, sebbene in modo diverso, lo stesso risultato di quello di Copernico e inoltre non va contro i principi della Bibbia, della tradizione e del senso comune perchò la Terra rimane immobile al centro dell' universo. Per la prima volta nell' ambito di un sistemma fisico ( e non geometrico: se fosse stata solo un' ipotesi geometrica non si sarebbe infatti preso la briga di porre la Terra al centro ) le orbite non sono più materiali, ma diventano " traiettorie ideali ": non solo le orbite delle comete, ma anche quelle dei pianeti. Ammettere che le orbite sono traiettorie geometriche e non enti fisici comporta un problema: se non ci sono le orbite fisiche, cosa tiene su i pianeti? Aristotele, per esempio, diceva: c' è il primo motore ( Dio ), le sfere si muovono in modo circolare per imitare l' eternità  di Dio e trascinano con sò i pianeti. Copernico, con un' argomentazione più metafisica che fisica, diceva invece che il moto naturale di un oggetto sferico è quello di girare, e quindi è ovvio che le sfere celesti ( enti materiali e sferici ) girino. Se le sfere non ci sono, allora tutto si complica: i pianeti si muovono su orbite geometriche che continuano ad essere ritenute circolari ( fatta eccezione per le comete ). Questo problema di fatto Brahe non lo affronta, ma lo lascia in eredità  al suo discepolo Keplero, il quale arriverà  a dire che il Sole ha un' anima e una forza magnetica, ossia attrae a sò gli altri pianeti, impedendo loro di disperdersi nell' universo.