Filosofia del 1800

  • Materia: Filosofia del 1800
  • Visto: 5483
  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Feuerbach

Pensiero e vita del filosofo.

Un capovolgimento radicale delle posizioni hegeliane lo si ebbe con Ludwig Feuerbach. Nato nel 1804 a Landshut, in Baviera, Feuerbach studiò teologia a Heidelberg, ma nel 1824 si recò a Berlino, dove subì l'influenza di Hegel, sicchè nel 1825 abbandonò la teologia per la filosofia. L'anno successivo andò a completare gli studi a Erlangen, dove nel 1828 ottenne la laurea e la libera docenza in Filosofia. Dal 1829 al 1836 tenne saltuariamente corsi presso l'università  di Erlangen, ma non ebbe successo il suo tentativo di esservi nominato professore straordinario. Già  nel 1830, infatti, egli aveva pubblicato anonimi i Pensieri sulla morte e l'immortalità , che lo avevano reso sospetto alle autorità  accademiche e religiose del regno di Baviera. Nel 1837 egli si ritirò pertanto a Bruckberg, dove visse fino al 1860 grazie soprattutto ai proventi di una fabbrica di porcellane, di cui la moglie era comproprietaria. In quello stesso anno Feuerbach, che già  aveva pubblicato tra l'altro una Storia della filosofia moderna da Bacone di Verulamio a Spinoza (1833), alla quale facevano seguito volumi su Leibniz (1837) e su Bayle (1838), fu invitato da Ruge a collaborare agli "Annali di Halle". Nel 1839 Feuerbach, pubblica il saggio Per la critica della filosofia hegeliana, che dà  inizio alla serie dei suoi scritti più noti, comparsi nell'arco di pochi anni: L'essenza del Cristianesimo (1841), Tesi provvisorie per la riforma della filosofia (1843), Princìpi della filosofia dell'avvenire (1843), L'essenza della religione (1845). Nell'anno della rivoluzione, il 1848, gli studenti lo chiamano a tenere un corso a Heidelberg, ma nel 1849 egli torna a Bruckberg; di qui egli si trasferisce nel 1860, dopo un dissesto finanziario, a Rechenberg, presso Norimberga dove vive in miseria i suoi ultimi anni sino alla morte avvenuta nel 1872. All'inizio Feuerbach si colloca nel solco della filosofia hegeliana, anche se già  pone l'accento su elementi che lo allontaneranno da Hegel. Così, nei Pensieri sulla morte e l'immortalità , egli afferma con forza la connessione tra l'individualità  e la sensibilità , propria di un corpo legato allo spazio e al tempo, e su questa base giunge a negare "l'immortalità " individuale. Progressivamente egli matura la convinzione che la filosofia abbraccia tutti coloro che si sono impegnati nella lotta per la libertà  di pensiero, da Bruno a Spinoza a Fiche, e non ha il suo compimento in Hegel. Nello scritto del 1839, Per la critica della filosofia hegeliana, egli afferma che non ò possibile considerare come assoluto un singolo sistema, neppure quello hegeliano, nonostante la sua rigorosa scientificità , universalità  e ricchezza, perchè questo significherebbe arrestare il tempo e portare gli uomini a rinunciare alla libera ricerca. A questa conclusione Feuerbach perviene partendo dal presupposto hegeliano che ogni filosofia ò il proprio tempo espresso in concetti, ma applicandolo alla stessa filosofia hegeliana. Se il tempo non si arresta anche la filosofia hegeliana non può non essere una filosofia particolare e determinata: anch'essa infatti non rappresenta un inizio assoluto privo di presupposti, ma ò sorta in un'epoca determinata e, in quanto ne ò l'espressione anch'essa parte da presupposti legati a tale epoca. L'epoca futura non potrà  non rendersi conto di questo fatto, cosicchè anche la filosofia hegeliana apparirà  allora una filosofia del passato. In qualche modo l'unica filosofia che inizia senza presupposti ò quella che ha libertà  e il potere di mettere in dubbio anche se stessa. La filosofia, in quanto libertà  che vuole costruirsi da se e non soltanto come erede della tradizione, deve dunque procedere oltre Hegel, che non critica mai la realtà  di fatto, ma si preoccupa soltanto di comprenderla nella sua razionalità  e quindi giustificarla. Il compito dell'uomo pensante, consiste invece, nell'anticipare con la ragione gli effetti necessari e inevitabili del tempo. Attraverso la negazione del presentesi costituisce la forza per creare qualcosa di nuovo. ' Io sulla religione ho dedicato tutta la mia vita ' dirà  Feuerbach; partendo dalla riflessione sul cristianesimo, Feuerbach giunge a comprendere che la filosofia di Hegel ò in realtà  teologia filosofica. Lo scopo di Feuerbach nell' Essenza del cristianesimo non ò di condurre una critica al cristianesimo di tipo illuministico, ossia di ridurlo a un cumulo di errori e superstizioni. Egli invece ritiene che la religione, in particolare quella cristiana, abbia un contenuto positivo che consente di scoprire quale sia l'essenza dell'uomo. Dalle tesi di Schleiermacher, secondo cui la religione consiste nel sentimento dell'infinito, egli trae la conclusione che tale infinito non esprime altro che l'essenza dell'uomo. Nessun individuo singolo contiene in sè quest'essenza nella sua compiutezza, ma ogni uomo ha il sentimento dell'infinità  del genere umano. La religione ha un origine pratica: l'uomo avverte la propria insicurezza e cerca la salvezza in un essere personale, infinito immortale e beato, cioò in Dio. Ma, secondo Feuerbach, quando un soggetto entra in un rapporto essenziale e necessario con un oggetto, questo significa che questo oggetto ò la vera e propria essenza del soggetto. Con Dio il sentimento umano ò in un rapporto necessario: Dio dunque non ò altro che l'essenza oggettivata dell'uomo. La religione ò appunto l'oggettivazione dei bisogni e delle aspirazioni dell'uomo, la proiezione di essi in un ente, che viene considerato indipendente dall'uomo e nel quale tali aspirazioni si trovano pienamente realizzate. Nella religione ò l'uomo a fare Dio a propria immagine e somiglianza, non viceversa ( ' Non ò Dio che crea l'uomo, ma l'uomo che crea l'idea di Dio ' afferma Feuerbach): quando a Dio si attribuiscono la conoscenza o l'amore infinito, in realtà  si intende esprimere l'infinità  delle possibilità  conoscitive e dell'amore propri dell'uomo. In Dio e nei suoi attributi l'uomo può quindi scorgere oggettivati i suoi bisogni e i suoi desideri e, dunque, conoscerli. Feuerbach ne conclude che la " religione ò la prima, ma indiretta coscienza che l'uomo ha di sè ". La conoscenza che l'uomo ha di Dio non ò altro, allora, che la conoscenza che l'uomo ha di se stesso, ma nella religione l'uomo non si rende conto che ò la propria essenza a trovarsi oggettivata in Dio. Solo con la filosofia ciò può giungere a piena consapevolezza. Questo spiega, tra l'altro perchè nella storia dell'umanità  e degli individui la religione proceda ovunque la filosofia: l'uomo pone la propria essenza fuori di sè prima di riconoscerla come propria. Nella proiezione della propria essenza in Dio, l'uomo non possiede più tale essenza, che ha sede in un altro mondo, cosicchè per riconquistarla l'uomo deve negare il mondo terreno. Qui si annida secondo Feuerbach, la vera colpa del cristianesimo nei confronti del genere umano l'aver condotto all'ascetismo, alla fuga dal mondo, al sacrificio e alla rinuncia, in ultima analisi alla spogliazione delle qualità  umane a favore di Dio. Rispetto al cristianesimo, il panteismo ha il merito di aver riconosciuto che il divino non ò un'entità  personale, ma ò il mondo stesso. Lo sviluppo della religione consiste dunque in una progressiva negazione di Dio da parte dell'uomo, la quale va di pari passo con la consapevole riappropriazione della propria essenza umana. Quanto c'ò di vero e di essenziale nel cristianesimo deve quindi essere negato come teologia per essere conservato come Antropologia. In quanto antropologia, la filosofia si assume il compito di liberare l'essenza dell'uomo e delle sue infinite possibilità  dalla sua alienazione religiosa in un ente estraneo. Secondo Feuerbach ò ateo non chi elimina Dio, il soggetto dei predicati religiosi, bensì chi elimina i predicati con i quali Dio ò designato nell'esperienza religiosa, come bontà  o saggezza o giustizia. Anche quando si ò riconosciuta la non esistenza di Dio come entità  separata, questi predicati infatti permangono nella loro verità , ma come possibilità  e prerogative dell'essenza umana. Il compito dell'età  moderna ò consistito secondo Feuerbach, nella trasformazione e dissoluzione della teologia in antropologia. Già  il protestantesimo, secondo Feuerbach, ò originariamente antropologia religiosa: in esso, infatti, ò rilevante ciò che Dio ò per gli uomini, non tanto ciò che egli ò in sè, anche se in teoria gli ò riconosciuta esistenza indipendente. Come si colloca la filosofia hegeliana rispetto a questa antropologia? Per Feuerbach essa non ò altro che teologia filosofica: la filosofia speculativa, il cui culmine ò rappresentato da Hegel, ha identificato ciò che nella teologia ò concepito come oggetto ossia Dio come ente indipendente, con il soggetto, il pensiero o lo spirito assoluto. In tale filosofia Dio diventa l'essenza della ragione stessa, non ò più rappresentato come essenza autonoma, distinta dalla ragione, e anzi, le determinazioni di Dio, per esempio l'infinità  sono riconosciute come proprie della ragione stessa. Ma secondo Feuerbach ciò significa soltanto che, mentre nella teologia, l'essenza umana ò alienata in Dio, nella filosofia speculativa essa ò alienata nello spirito assoluto, ossia nel pensiero. Nelle Tesi provvisorie per la riforma della filosofia e nei Princìpi della filosofia dell'avvenire, Feuerbach mostra che Hegel ha commesso lo stesso errore della teologia, in quanto di fatto ha ricavato le determinazioni dell'infinito dalla realtà  finita, ma ha preteso di dedurre il finito dall'infinito, considerando il finito soltanto un momento negativo dell'infinito. Secondo Feuerbach invece, ò nel finito che deve essere ritrovato l'infinito, non viceversa; l'infinito stesso ò pensabile soltanto attraverso il finito e la negazione del finito. L'inizio della filosofia non ò dunque Dio o l'Assoluto, ma ciò che ò finito, determinato e reale. La filosofia dell'avvenire, in quanto antropologia, riconoscendo il finito come infinito, deve partire, non da come aveva fatto Hegel, dal pensiero autosufficiente, inteso come soggetto capace di costruirsi con le sue proprie forze, bensì dal vero soggetto, di il cui pensiero ò soltanto un predicato. Esso ò l'uomo in carne e ossa, mortale dotato di sensibilità  e bisogni: in questo consiste l'umanesimo di Feuerbach. Occorre dunque partire da ciò che dà  valore al pensiero stesso, ossia dall'intuizione sensibile perchè veramente reale ò soltanto ciò che ò sensibile. Solo attraverso i sensi un oggetto ò dato come immediatamente certo: il sensibile infatti non ha bisogno di dimostrazione, perchè costringe subito a riconoscere la sua esistenza. In questa prospettiva, la natura non si trova più ridotta a semplice forma estraniata dello spirito, come avveniva in Hegel, ma diventa la base reale della vita dell'uomo. Si apre così la possibilità  di una nuova filosofia, il sensualismo, che ò la risoluzione compiuta della teologia in antropologia: in essa ò superata ogni scissione tra uomo e mondo, corpo e spirito. Solo dalla sensibilità  deriva il vero concetto dell'esistenza: infatti, solo ciò che ò piacevole o doloroso modifica lo stato dell'uomo e mostra che qualcosa esiste o manca. Passione, amore, fame sono dunque la prova ontologica dell'esistenza di qualcosa: solo esse, infatti, hanno interesse all'esistenza o meno di qualcosa. La corporeità , diversificandosi come maschio o femmina, conduce al riconoscimento dell'esistenza di un essere differente dall'io, che tuttavia ò essenziale per la determinazione della esistenza. Il vero principio della vita e del pensiero non ò dunque l'io, ma l'io e tu, il cui rapporto più reale si configura come amore, interesse per l'esistenza dell'altro. E Feuerbach afferma che " la vera dialettica non ò un monologo del pensiero solitario con se stesso, ma un dialogo tra l'io e tu ". L'uomo singolo non ha in sè l'essenza totale dell'uomo, come unità  di vita, cuore e ragione; tale essenza ò contenuta solo nella comunità , ossia nell'unità  dell'uomo con l'uomo, fondata sulla realtà  della differenza tra io e tu. In questa prospettiva, l'amore diventa la realizzazione dell'unità  del genere umano. Il fenomeno religioso continuerà  a rimanere al centro delle riflessioni di Feuerbach. Nell' Essenza della religione, egli prende in considerazione non soltanto il cristianesimo, ma la religione in generale: essa ha la sua matrice nel sentimento di dipendenza dell'uomo dalla natura. Contrariamente a quanto pensava Stirner, Feuerbach considera l'individuo un'entità  non assolutamente autonoma, ma dipendente da una realtà  oggettiva: la natura. Per natura Feuerbach, in questa fase del suo pensiero, non intende più in primo luogo la natura dell'uomo, che si esprime sotto forma di sensibilità . La natura ò più in generale il mondo da cui l'uomo dipende: tale dipendenza si manifesta all'uomo sotto forma di bisogno. Proprio dalla difficoltà  di soddisfarlo nasce la religione. Di fronte al carattere illimitato dei propri desideri e delle proprie aspirazioni l'uomo si rende conto del carattere limitato dei suoi poteri. In questa situazione Dio viene immaginato come l'essere nel quale tutti questi desideri sono realizzati: a Dio, infatti, nulla ò impossibile. Ma questa concezione della divinità  rappresenta soltanto la forma più sviluppata di religione. All'origine, infatti, ciò che l'uomo divinizzò fu una natura non addomesticata, anche ostile, solo successivamente egli attribuì a questa natura caratteri simili all'uomo, sino a ravvisare nella natura stessa un ordine dovuto a Dio, inteso come principio ordinatore. Solo per quest'ultima fase dello sviluppo della religione vale la tesi secondo cui Dio e i suoi attributi non sono altro che la proiezione di sentimenti e desideri umani. Ma così facendo si ò dimenticata la dipendenza essenziale dell'uomo dalla natura: questo ò l'errore della forma più avanzata di religione, soprattutto del cristianesimo, che ò dunque il più lontano dall'origine naturale della religione. Nella sua ultima produzione teorica Feuerbach insisterà  sull'importanza della conoscenza della natura e di un rapporto armonizzato dell'uomo con la natura stessa. Ciò lo condurrà  a guardare con interesse agli sviluppi di concezioni materialistiche nelle indagini scientifiche della metà  del secolo e a continuare nella sua polemica antireligiosa. Nel 1850 egli recensisce favorevolmente uno scritto di Moleshott sull'alimentazione, interpretata come la base che rende possibile il costituirsi e perfezionarsi della cultura umana: un popolo può migliorare migliorandone l'alimentazione. Significativo ò il titolo di uno scritto del 1862: Il mistero del sacrificio o l'uomo ò ciò che mangia: cioò esiste un'unità  inscindibile fra psiche e corpo, per pensare meglio dobbiamo alimentarci meglio. Dio ò l'eco del nostro grido di dolore, Dio ò una lacrima dell'onda versata nel più profondo dolore della miseria umana. Il cristiano vede nel miracolo l'opera di Dio, ma il miracolo ò detto così perchè non conosciamo le leggi fisiche che hanno prodotto il fenomeno. Tutti i popoli in principio sono religiosi, ma poi acquistano coscienza e si disalienano. Il compito degli scritti di Feuerbach, come egli stesso afferma, è di abbattere le illusioni e i pregiudizi del presente, traendo la filosofia da quello che egli chiama il 'regno delle anime morte' per reintrodurla nel dominio delle anime vive, radicalmente legate al corpo e alla sensibilità . Per ora il problema è di trarre l'uomo ' fuori dal pantano in cui era sommerso ', non ancora di ' rappresentare l'uomo quale è '. Si tratta in altre parole di dedurre dalla teologia la necessità  di una filosofia dell'uomo, di un'antropologia: a questa operazione Feuerbach provvede con i suoi scritti. Egli è infatti convinto, come dice nella premessa dei Princìpi della filosofia dell'avvenire, che ' solo alle future generazioni sarà  concesso di pensare, parlare e agire in modo puramente ed autenticamente umano '. In una delle sue ultime opere, Spiritualismo e materialismo (1866), Feuerbach ribadisce la sua concezione dell'individuo come organismo sensibile caratterizzato da bisogni, polemizza contro il dualismo di anima e corpo e, facendo proprio un punto di vista deterministico, nega l'esistenza del libero arbitrio. Per molti aspetti le tesi di Feuerbach saranno uno spunto per il lavoro di Marx, che comunque non tarderà  a criticare il lavoro di Feuerbach nelle Tesi su Feuerbach; nei Manoscritti del 1844 Marx definirà  Feuerbach 'il solo che sia in un rapporto serio e critico con la dialettica hegeliana.