Filosofia del 1800

  • Materia: Filosofia del 1800
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

La concezione storica

La storia per Nietzsche.

Con lo sguardo rivolto alla Grecia antica, Nietzsche si sente alieno al mondo moderno, erede dell'ottimismo socratico, e intraprende una battaglia contro il presente e la sua mancanza di vera cultura, scrivendo le "Considerazioni inattuali": esse sono inattuali poichò enunciano tesi contrastanti con i valori dominanti e operano per costruire un nuovo futuro, anzichò per avere successo nell'immediato e conquistare l'attualità . Nella sua diagnosi negativa del presente, Nietzsche si incontra con lo storico dell'arte, del Rinascimento italiano e dell'età  di Costantino, Jacob Burckhardt (1818-1897), il quale proprio nei primi anni del soggiorno di Nietzsche a Basilea tiene lezioni sulla civiltà  greca e sullo studio della storia, lezioni che saranno poi pubblicate postume con i titoli: "Storia della civiltà  greca" e "Considerazioni sulla storia mondiale". Anch'egli sensibile all'insegnamento di Schpenhauer, Burckhardt non condivide la concezione ottimistica della storia formulata da Hegel nò l'interpretazione del presente come culmine positivo del suo cammino progressivo. Nel mondo moderno, infatti, la libertà  dell'individuo è gravemente minacciata dalle tendenze democratiche e socialistiche e dal predominio del mondo degli affari. Questo non vuol dire che la vicenda storica sia caratterizzata da una crescente decadenza; a parere di Burckhardt, si deve piuttosto parlare di ascese e cadute relative. Il passaggio da un'epoca all'altra è segnato da crisi, che portano all'eliminazione di un passato avvertito come oppressivo e all'instaurazione di qualcosa di nuovo; la crisi è dunque segno di vitalità , poichò ogni sviluppo spirituale avviene "a forza di urti e di salti", sia negli individui sia nelle collettività . Determinanti nell'intervenire o deviare il corso della storia sono i grandi individui, unici e insostituibili, ma al tempo stesso portatori di valori universali che vanno oltre gli interessi puramente individuali. Nella storia, tuttavia, il male rimane ineliminabile e la natura umana permane essenzialmente uniforme. In tutte le epoche storiche operano, infatti, le stesse forze o potenze: la cultura, lo Stato e la religione. Nessuna di esse può essere eliminata, ma tutte si condizionano a vicenda e possono dar luogo a quanto di bello, vero e buono contiene la storia umana. Questo avviene quando esse mantengono un rapporto equilibrato e armonico tra loro e nessuna soffoca la altre; così è stato nel mondo greco e nel Rinascimento, ma ora sussiste il pericolo che la cultura, la quale di per sò è dinamica, libera e spontanea, sia schiacciata dallo Stato e dalla religione, che sono potenze statiche. Burckhardt è avverso allo Stato e alla forza, specialmente ai grandi Stati nazionali che tendono a soffocare le piccole comunità  regionali e cittadine, le quali, a suo avviso, offrono maggiori garanzie per lo sviluppo di libere individualità . Nella situazione minacciosa del presente l'unica consolazione è riposta nella conoscenza storica, che è libera dalle preoccupazioni individuali causate dall'epoca e permette di contemplare in maniera distaccata e senza turbamenti le vicende del passato. Nietzsche condivide la diagnosi negativa del mondo moderno, formulata da Burckhardt, ma assume un atteggiamento più combattivo e polemico nei confronti di esso. Alla filosofia delle università , ovvero alla cultura dominata dallo Stato, egli contrappone la figura di Schopenhauer, il pensatore privato che rifiuta di diventare un funzionario e, proprio per questo, incarna il vero educatore. La cultura moderna appare a Nietzsche soprattutto in preda ad una "ipertrofia" del sapere storico: la malattia storica. Alla descrizione e alla cura di questa nociva malattia, Nietzsche tenta di provvedere con la seconda delle "Considerazioni inattuali", intitolata "Sull'utilità  e sul danno della storia per la vita". Essa è inattuale perchò smaschera gli elementi potenzialmente dannosi contenuti in ciò che per l'epoca presente rappresenta un vanto: la formazione e la conoscenza storica. Il criterio per formulare questa valutazione è dato dalla vita: la storia favorisce e incrementa oppure blocca e atrofizza la vita e l'azione? L' oblio per Nietzsche è necessario alla vita: per poter vivere nel presente, bisogna poter dimenticare il passato, che altrimenti ci sovrasterebbe e paralizzerebbe. Questo non significa che la storia, fondata sulla memoria del passato, sia inevitabilmente sempre perniciosa: la cosa importante è ricordare nel momento giusto e nella misura adeguata. La storia deve quindi essere posta al servizio della vita, non viceversa. Nietzsche distingue tre tipi di storia, ognuno dei quali è necessario per il vivente, ma può anche svolgere una funzione negativa nei confronti della vita. Il primo è la storia monumentale, che guarda al passato per rintracciarvi modelli e maestri che non può trovare nel presente. Essa è dunque propria di chi è attivo e nutre aspirazioni e, pertanto, usa la storia come mezzo contro la rassegnazione: dall'osservazione delle vette del passato (i monumenti) deduce che la grandezza fu una volta possibile e perciò lo sarà  ancora. Questo tipo di storia, tuttavia, ha anche un aspetto negativo: in primis, danneggia il passato stesso, poichò dimentica molte parti di esso al fine di farne emergere solo singoli fatti abbelliti; in secundis può spingere ad identificarsi con questi monumenti del passato, e quindi al fanatismo, oppure paralizzare la libera creazione artistica, quando si considerano i modelli come la realizzazione di una grandezza che non potrà  più essere eguagliata. Il secondo tipo è la storia antiquaria: essa induce a guardare con fedeltà  e amore al luogo e alle radici da cui si proviene ed è pertanto caratterizzata dalla pietà  nei confronti del passato, che essa preserva e venera anche nei suoi aspetti più minuti. Questo tipo di storia è utile alla vita, in quanto ci fa sentire eredi di un passato meritevole di essere conservato e, quindi, frutti non del tutto arbitrari, ma giustificati nella propria esistenza. Anch'essa, però, può costituire un pericolo, perchò limita il proprio campo visivo solo alla tradizione a cui si appartiene e porta ad accettare e venerare tutto ciò che in essa è passato in quanto passato e, pertanto, a rifiutare tutto ciò che è nuovo: in tal modo, dominata da una "furia collezionistica", essa mummifica la vita, non più ravvivata dalla freschezza del presente, e paralizza l'azione. Il terzo tipo di storia è la storia critica, propria di chi soffre e ha bisogno di liberarsi, infrangere e dissolvere il passato per poter vivere: essa porta il passato davanti a un tribunale e lo condanna. Quel che qui giudica, stando a Nietzsche, non è la giustizia, ma la vita stessa, che è sempre ingiusta, dal momento che il suo verdetto non deriva da una conoscenza. Il pericolo che comporta questo tipo di storia è dato dal fatto che questa condanna non elimina il nostro derivare dal passato, per cui è impossibile staccarsi interamente dalla catena che ci lega ad esso. Ciascun tipo di storia è nel suo diritto e rimane sul suo terreno; in caso contrario, spostato su un altro terreno, produce solamente erbacce, ovvero atteggiamenti unilaterali dannosi per la vita: il conoscitore della grandezza del passato privo della capacità  di essere grande a sua volta, l'antiquario che non ha amore per il presente e per il futuro e il critico che non soffre nel demolire il passato. I rischi che comporta ciascun tipo possono essere combattuti e debellati solamente tramite la limitazione di ciascuno mediante l'aiuto degli altri. Oggi tuttavia, secondo Nietzsche, è andato perso il rapporto che dovrebbe sussistere tra storia e vita: la storia è divenuta scienza oggettiva e disinteressata, priva di legami con la vita e la sua parola d'ordine è diventata fiat veritas, pereat vita (sia fatta la verità , muoia la vita). La cultura moderna non è dunque vera cultura: essa non è viva, ma è solo una forma di sapere riguardante la cultura; di qui nascono l'abitudine a non prendere più sul serio le cose reali e quindi la "personalità  debole", indulgente e comoda. Per eccesso di storia nasce la presunzione che l'epoca corrente possegga la giustizia più di ogni altra epoca, in quanto avrebbe a sua disposizione il sapere oggettivo che consente di misurare imparzialmente il passato. In realtà , ciò conduce, stando a Nietzsche, ad adattare il passato alle opinioni correnti del presente, illudendosi di potersi staccare dagli interessi personali: perchò, dunque, l'ultimo venuto dovrebbe avere il diritto di giudicare chi è vissuto prima? Solo chi costruisce il futuro ha diritto di giudicare il passato, non chi vive adagiato nel presente, paralizzato nelle sue forze vitali. Presentando ciò che si realizza nella storia come dotato di necessità  razionale, Hegel aveva generato la tendenza ad ammirare il successo, ma la grandezza non può dipendere dal successo: nella storia esistono anche eroi perdenti, ma pur sempre eroi, come ad esempio Demostene. L'errore del mondo moderno è quello di idolatrare il fatto compiuto, credere di essere il vincitore al culmine del processo storico e scambiare la quantità  per qualità , credendo che le masse, proprio in quanto tali, possano generare qualcosa di grande. Antidoti contro la malattia storica appaiono a Nietzsche in quest'opera, "l'antistorico", ossia l'arte, che è forza di poter dimenticare, e il "sovrastorico", ovvero la religione, che ha la potenza di distogliere lo sguardo dal divenire per dirigerlo verso ciò che è eterno ed immutabile. Non a caso la scienza storica vede nell'arte e nella religione forti avversari, in quanto essa odia l'oblio e tende ad escludere l'eterno. Ma la vita per Nietzsche deve dominare la scienza, perchò una conoscenza che distruggesse la vita distruggerebbe anche se stessa. Il problema è dunque quello di fondare una vera cultura, che, liberando dalla malattia storica, possa ricondurre alla salute: ciò equivale a costruire le condizioni perchò tornino a formarsi grandi individualità , senza subordinare la cultura a fini estranei, come lo Stato o l'umanità  nel suo complesso.