Filosofia del 1800

  • Materia: Filosofia del 1800
  • Visto: 4327
  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Schopenhauer: Il pessimismo

Il pessimismo di Schopenhauer.

La concezione della cosa in sè come volontà  porta Schopenhauer ad un radicale pessimismo. Dal momento che la volontà  ò irrazionale, ciò che noi consideriamo nel mondo ordine e armonia ò soltanto illusione. L'ordine della società  civile e politica non ò che il fragile rivestimento di un'accozzaglia di pulsioni ed egoismi, che non tardano a manifestarsi con effetti prorompenti appena venga meno la forza coercitiva che li trattiene. La storia, ben lontana dall'essere quella progressiva esplicazione del razionale che appariva ad Hegel, ò una sequela di irrazionalità  e di follie. La stessa ragione, in cui il pensiero illuministico aveva ravvisato lo strumento della trasformazione del mondo, spesso non ò che il mezzo per giustificare, dando loro un'apparenza logica, i ciechi impulsi e gli sfrenati egoismi degli uomini. Viceversa, una più onesta considerazione della realtà  vede a fondamento di essa un'aspirazione senza scopo che porta ad una eterna ed inconsulta tensione, ad un bisogno che non può mai avere posa duratura. La volontà , in quanto ò desiderio di qualcosa che deve ancora essere raggiunto, è privazione, e quindi dolore e sofferenza. Ma quando per avventura l'oggetto della volontà  venga conseguito, la soddisfazione non ò che momentanea e si traduce subito in noia. Infatti, quando sia placato il bisogno, e con esso la volontà  che lo sostiene, la vita, che non ò altro che volontà , appare come svuotamento di se stessa e priva di senso. Così l'esistenza ò una penosa altalena tra due mali, la privazione e la noia. L'esistenza dell'uomo ò caratterizzata dall'infelicità  e Schopenhauer dice: Se ad un Dio si deve questo mondo, non ci terrei ad essere quel Dio: l'infelicità  che vi regna mi strazierebbe il cuore.