Filosofia del 1800

  • Materia: Filosofia del 1800
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Schopenhauer: La volontà

La volontà in Schopenhauer.

Il mondo della rappresentazione per Schopenhauer ò un velo illusorio che occulta la vera realtà , la cosa in sò che sta a monte del mondo fenomenico. Ma come si può attingere questa realtà  autentica? Di sicuro non attraverso la conoscenza intellettiva e razionale, dal momento che essa, fondata sulle forme a priori dello spazio, del tempo e della causalità , non può uscire dalla sfera della rappresentazione, e quindi del fenomeno. Se l'uomo fosse una pura testa alata d'angelo, ovvero se non fosse altro che soggetto sottostante alle forme a priori del conoscere, non sarebbe mai possibile pervenire al noumeno. Ma così non è. Oltre ad essere un soggetto conoscente, l'uomo ò anche soggetto corporeo. Ora, il corpo ha una duplice valenza: da un lato, esso ò soltanto un oggetto tra gli oggetti, sebbene più immediato degli altri: in questo senso esso non sfugge alle leggi della rappresentazione e ricade pienamente nel mondo fenomenico. D'altra parte, però, il corpo ò anche la sede in cui si manifesta una forza assolutamente irriducibile alla rappresentazione, una forza primigenia che non ò un oggetto tra gli oggetti e che sfugge ad ogni determinazione causale da parte delle altre cose: sotto questo aspetto il corpo ò espressione di volontà . Tramite l'esperienza corporea l'uomo può così giungere alla cosa in sè, al fondamento noumenico che sta alla base di ogni manifestazione fenomenica della realtà , precedentemente e indipendentemente da ogni rappresentazione secondo le forme a priori della conoscenza. La cosa in sè, che Kant aveva dichiarato inconoscibile e che gli idealisti avevano eliminato come contradditoria, ò dunque volontà . I caratteri fondamentali di questa volontà  noumenica sono l'unità  e l'irrazionalità . La volontà  ò una, dato che, non essendo determinata dalle forme a priori della conoscenza, sfugge alle condizioni dello spazio e del tempo e, quindi, al principio di individuazione: solo il fenomeno si rifrange in una pluralità  di individui, mentre la cosa in sè ò unica. Se un solo uomo riuscisse per assurdo ad annientare completamente la volontà  che ò in lui, verrebbe soppressa la volontà  in generale, e il mondo intero sparirebbe. Per le stesse ragioni la volontà  ò irrazionale: infatti la ragione esiste solamente nel mondo della rappresentazione, del quale ò l'espressione più elevata, essendo la facoltà  dei concetti, cioò delle rappresentazioni più complesse, sintesi delle rappresentazioni immediate della sensibilità  o dell'intelletto. La volontà  ò quindi un'aspirazione senza fine e senza scopo, un tendere che non conduce a nessun ordine e a nessuna acquisizione definitiva. Essa ò una forza cieca e inconscia, puro istinto, pura volontà  di vivere. Se da una parte il mondo ò la rappresentazione che scaturisce dal rapporto tra soggetto e oggetto, dall'altra esso ò l' oggettivazione della volontà . La volontà  infinita che costituisce la cosa in sè, infatti, si oggettiva (ovvero si realizza) in una serie progressiva di gradi. Al livello più basso vi sono le forze stesse della natura: la gravità , l'impenetrabilità , la solidità , la fluidità , l'elettricità , il magnetismo, le proprietà  chimiche e tutte le altre proprietà  delle cose. Queste forze non possono però essere considerate come entità  fisiche connesse da rapporti causali, come fa generalmente la scienza: al contrario, esse sono forze metafisiche che agiscono in completa indipendenza da quella legge della causalità  che vale solo nel mondo dei fenomeni. Nei successivi gradi della vita animale e vegetale, la volontà  si oggettiva nelle diverse specie, con tutte le caratteristiche e tutte le forme di impulso vitale che sono ad esse proprie. L'ultimo grado di oggettivazione ò costituito dall'uomo, in cui la volontà  si realizza nei singoli individui umani, forniti ciascuno di uno specifico volere che, sul piano fenomenico, si esprime come volontà  razionale. Le oggettivazioni della volontà  che precedono l'ultimo grado (il mondo fenomenico in cui la volontà  si frantuma nella pluralità  degli individui) si sottraggono ai rapporti di spazio, tempo e causalità , e quindi anche al principio di individuazione. Esse sono perciò paragonabili alle idee di Platone in quanto al pari di esse costituiscono le entità  universali in cui si sostanzia la vera realtà , rispetto alla quale il mondo fenomenico non ò che una pallida immagine e una illusoria moltiplicazione: per Schopenhauer però le idee non sono ancora la realtà  vera, cioò la cosa in sè, ma soltanto il termine intermedio tra quest'ultima (che ò la volontà  infinita) e la parvenza del mondo fenomenico. La dottrina platonica delle idee e quella kantiana della distinzione tra fenomeno e cose in sè convergono quindi, a parere di Schopenhauer, verso un'unica verità  fondamentale: il mondo che noi conosciamo tramite l'esperienza sensibile e la conoscenza intellettuale-razionale ò pura illusione e ci rimanda necessariamente a qualche cosa che sta al di là  di esso.