Filosofia del 1900

  • Materia: Filosofia del 1900
  • Visto: 2737
  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Bonhoeffer

Pensiero e vita.

Con l'avvento del nazismo al potere, la Chiesa protestante si adattava a convivere con esso, seguendo l'insegnamento impartito da Lutero stesso, secondo cui il vero cristiano deve essere fedele al potere temporale. Tuttavia, la vita e la personalità  eroica di Dietrich Bonhoeffer (1906-1945) testimoniarono l'assoluta incompatibilità  fra il dettato evangelico e il torbido e fosco paganesimo del regime hitleriano. Bonhoeffer fu infatti tra i principali promotori della cosiddetta " Chiesa confessante che rappresentò in Germania la resistenza cristiana al nazismo e, coinvolto nel fallito attentato a Hitler compiuto dal gruppo di Von Stauffenberg e Canaris, venne impiccato nel campo di concentramento di Flossenburg. La meditazione teologica di Bonhoeffer appare intimamente coerente con la sua vita in quanto, mentre s'innesta in modo conseguente sul filone barthiano e sulla nozione dell'assoluta alterità  di Dio, svolge un tema lasciato da Barth in posizione secondaria: quello dell' impegno concreto dell'uomo nella storia. In una situazione in cui tutto, nel mondo moderno, porta l'uomo a non riconoscersi più nel messaggio cristiano, la riflessione di Bonhoeffer muove dalla domanda su come sia ancora possibile professare il Vangelo. Di qui il suo sforzo, da un lato, di accettare sino in fondo l'autonomia dell'umana, la sua "maggiore età ", cioò il retaggio della cultura moderna dall'illuminismo in poi e, dall'altro, di prospettare la possibilità  di un cristianesimo "non religioso", che richieda di vivere il Vangelo in un mondo totalmente secolarizzato e lontano da Dio. " Vivere in nome di Dio e di fronte a Dio senza Dio " ò la formula in cui si condensa questo tentativo di accogliere senza mezzi termini le istanze dell'umanesimo ateo e di scorgere la presenza di Dio non nella debolezza, ma nella pienezza e nella forza dell'umano. Nelle sue opere (fra le quali le più note sono certamente l' "Etica", il capolavoro incompiuto, e la densa raccolta di lettere degli ultimi anni, pubblicata postuma nel 1951 dal titolo "Resistenza e resa") tutto ruota intorno alla domanda di fondo: chi ò Cristo oggi per noi, abitatori di un mondo che ha imparato a fare a meno dell'ipotesi Dio poichè ò finalmente diventato "adulto? Oppure, detto in altri termini, come e perchè volgerci ancora a Dio, quando la nostra attuale condizione ò di poterne fare a benissimo a meno? Non vi ò infatti alcun dubbio, per Bonhoeffer, che non vi sia più alcun bisogno di un Dio "tappabuchi" cui l'uomo ricorra per darsi sicurezza nelle sue crisi e nelle sue debolezze. " Io vorrei parlare di Dio non ai confini ma nel centro, non nella debolezza ma nella forza, non nella morte e nella colpa ma nella vita e nella bontà  dell'uomo. Giunto ai limiti, mi pare meglio tacere e lasciare irrisolto l'irrisolubile. La fede nella risurrezione non ò la soluzione del problema della morte. L'aldilà  di Dio non ò l'aldilà  delle nostre possibilità  di conoscenza. La trascendenza della gnoseologia non ha nulla a che fare con la trascendenza di Dio. Egli ò al di là  in mezzo alla nostra vita. La chiesa non risiede là  dove la capacità  dell'uomo non ce la fa più, ai confini, ma in mezzo al villaggio " ("Resistenza e resa", lettera 16. 7 del 1944). Ora, questa operazione che rassicura l'uomo nelle sue incertezze era propria della religione, la quale, su questo piano, non ha più nulla da dire. E' dunque necessario abbandonare la religione come via d'accesso a Dio; ma ciò non vuol dire abbandonare la fede, che può essere davvero ritrovata solo sganciandola dal suo rapporto religioso. Bonhoeffer procede così ad una radicale distinzione tra religione e fede. Se la religione aveva fatto leva sulla debolezza dell'uomo per convincerlo della necessità  dell'ipotesi Dio, la fede ricorderà  invece che Gesù Cristo ci ha chiamati alla vita e non ha inteso fondare una religione (ipotesi radicalmente opposta a quella di Nietzsche, per cui la fede cristiana ammazza la vita). Si tratta, insomma, di scoprire il nuovo (o il vero) volto di Dio in un quadro di riferimento dove la rinuncia cosciente del "Deus ex machina", che ò un residuo pagano, conduce a vedere nella vicenda cristica la presenza concreta e storica di un Dio che si ò abbandonato al potere degli uomini, salvandoli con la sua morte e con la sua sofferenza. E' dunque per seguire l'esempio di Cristo che gli uomini hanno non solo il diritto ma il dovere di assumere sino in fondo la loro umanità , di realizzare in pieno quella vita che Cristo ha riscattato per loro con la morte: ò per questo che un' etica cristiana non deve respingere la vita, ma affermarla ed esserle fedele. E' questo il tema che percorre l' "Etica" di Bonhoeffer il quale, nel rifiutare ogni forma di morale astratta e di legalismo etico, muove (anche sulla scorta di un'operazione d'innesto del pensiero di Nietzsche sul tronco del Vangelo) a richiamare l'uomo all'amore per la vita e alla responsabilità  che esso comporta. Nel suo amore per il mondo, Cristo lo riconduce al Padre, ma proprio così ne fonda la libertà  e la responsabilità , chiamando l'uomo a un impegno che in ogni scelta concreta riaffermi e rinforzi l'amore per tutta la realtà . L'uomo, dunque, non può e non deve rifiutare le realtà  "penultime" (o umane e naturali) in nome di quelle "ultime" (o sovrannaturali) ma, pur con l'occhio rivolte alle seconde, deve agire completamente all'interno delle prime. L'atteggiamento contrario non ò che un autoinganno o menzogna, poichè ò falso promettere il regno di Dio laddove non siano stati soddisfatti i bisogni primari dell'uomo, sia fisici sia morali sia sociali, e non ci si sia impegnati fino in fondo per correggere le storture del mondo. Compito dell'etica cristiana sarà  allora non di distogliere l'uomo da questo impegno, ma di ricordargli che soltanto esercitandolo egli potrà  aprirsi la strada verso la comprensione e la conquista delle realtà  "ultime"; ma, al tempo stesso, di rammentargli che il rischio dell'agire nella storia sta nella permanente tentazione di farsi fine a se stesso, escludendo le realtà  ultime e affermando semplicemente l'ideologia dell'umanesimo ateo. Insomma, per trovare Dio non ò necessario espungere l'uomo, ma per trovar l'uomo non bisogna espungere Dio: lo sforzo dell'etica di Bonhoeffer sta tutto nel tentativo di affermare insieme Dio e l'uomo, e proprio per questo essa può dirsi un' etica cristologica, il che ne rende illegittime le ricorrenti letture in chiave unilateralmente mondana e immanentistica.