Filosofia del 1900

  • Materia: Filosofia del 1900
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Il marxismo e la storia.

Analisi della posizione di Croce.

Il primo scritto teorico di Croce, La storia ridotta sotto il concetto generale dell'arte, ha come obbiettivo polemico la tesi d'impronta positivistica, sostenuta dallo storico Pasquale Villari, secondo cui la storia ò scienza e deve quindi assumere a modello le procedure delle scienze. Per Croce, la storia non può essere scienza; questa, infatti, ha per oggetto l'universale, ossia l'astratto, mentre la storia, come l'arte, riguarda il concreto, l'individuale ed assume, quindi, la forma di narrazione di quel che ò accaduto, senza presupporre l'esistenza di un disegno prestabilito o provvidenziale del corso storico. Con questa affermazione Croce si contrapponeva a Hegel e interpretava la storia come il risultato dell'agire degli uomini, sulle base delle condizioni oggettive, ma anche degli ideali, che ne orientano l'azione. Per questo aspetto egli si ispirava a Herbert, a lui noto anche attraverso l'insegnamento di Labriola, che però negli ultimi anni del secolo andava abbracciando decisamente il marxismo e sollecitava anche Croce ad occuparsene. Da Labriola, a cui dedica il volume Materialismo storico ed economia marxista, Croce si discosta nel sostenere che il la materialismo storico ò un canone di interpretazione storica, più che una valida filosofia generale della storia; esso, cioò, richiama l'attenzione sul sostrato economico della società  e invita lo storico a prenderlo in considerazione per comprendere meglio le configurazioni e gli eventi della storia. In questo senso, il materialismo storico rappresentava una liberazione dagli schemi aprioristici impiegati nello studio della storia. Il Capitale di Marx, invece, non può essere considerato nò una descrizione storica, nò un trattato di economia. Dal punto di vista della scienza economica, infatti, esso contiene, secondo Croce, degli errori, come la dottrina del plusvalore, che non tiene conto della parte rivestita dal capitale nella formazione del valore di una merce e delinea un modello ideale di società  in cui tale valore sarebbe equivalente al lavoro. Si deve ricordare che, proprio negli ultimi decenni del secolo, gli economisti marginalisti contrapponevano alla dottrina del valore- lavoro la concezione secondo cui il valore di una merce dipenderebbe dalla sua capacità  di soddisfare qualche bisogno e, al tempo stesso, dalla sua scarsità . Ma il Capitale, secondo Croce, non era neppure una ricerca storica, bensì una costruzione ipotetica e astratta di carattere sociologico e comparativo, volta a chiarire le condizioni del lavoro nella società  e la formazione del profitto del capitale. Da un sistema di proposizioni così generali era, dunque, impossibile dedurre il programma sociale del marxismo, anzi un qualsiasi programma politico: il materialismo storico, asseriva Croce, " spogliato di ogni sopravvivenza di finalità  e di bisogni provvidenziali, non può dare appoggio nò al socialismo nò a qualsiasi altro indirizzo pratico della vita ". Lungi dall'essere lo sbocco inevitabile di un processo, prevedibile in base alla conoscenza scientifica delle leggi della storia, il socialismo appariva a Croce fondato su un presupposto morale: in tale prospettiva, il socialismo si trasformava in un imperativo morale, che doveva accompagnarsi alla persuasione e alla forza del sentimento. In questo modo, Croce si avvicinava alle interpretazioni del marxismo di stampo neokantiano che circolavano nella cultura e nella social- democrazia tedesca dell'epoca. Nella preparazione del suo volume, Croce rimandava all' "ottimo lavoro" di Gentile sulla filosofia di Marx: comune ad entrambi era, infatti, una considerazione del materialismo storico caratterizzata da obiettivi puramente teorici e culturali, più che politici. Nel 1917, Croce considererà  benefiche le discussioni sul marxismo avvenute in Italia tra il 1890 e il 1900, il cui merito consisteva nell'aver ridato nuova vita alla storiografia e all'indagine filosofica, anche se ormai esse rappresentavano, a suo avviso, un'esperienza conclusa. A lui, in particolare, esse erano servite per ritornare a Hegel e alla tradizione del pensiero politico italiano, rappresentata da Machiavelli. Grazie al marxismo, infatti, egli aveva riscoperto un Hegel attento alla concretezza storica, anzichò teologo e metafisico, com'era nelle interpretazioni tradizionali, e aveva riconosciuto l'importanza della forza e della lotta nelle vicende storiche e politiche, in opposizione alle vuote astrazioni del diritto naturale e degli ideali democratici: al marxismo, egli esprimeva gratitudine per averlo reso insensibile alle seduzioni della " Dea Giustizia e della Dea Umanità  ". Il risultato teorico più significativo dei suoi studi sul marxismo era ravvisato da Croce nella scoperta dell'autonomia del momento economico e della categoria dell'utile ad esso collegata, ossia di uno dei cardini del suo futuro sistema.