Filosofia del 1900

  • Materia: Filosofia del 1900
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

La storia

Concezione storica.

Il terreno su cui si svolgono le azioni degli individui ò la storia: gli eventi storici dipendono dalle volizioni e dalle azioni dei singoli, ma risultano sempre dall'incontro delle azioni di più individui e, in tal senso, sono opera dello spirito. Nell'ultimo volume della Filosofia dello spirito, Teoria e storia della storiografia, Croce afferma che tutto il sistema da lui elaborato puntava verso ' il problema della comprensione storica '. Ma il termine storia può rivestire due significati; in primis, gli eventi storici (in latino, res gestae ) e, in secundis, la ricostruzione razionale di essi, ossia la storiografia (in latino, historia rerum gestarum ). Per il primo aspetto Croce ribadisce che il soggetto della storia ò ' l'umanita' comune a tutti ', non l'individuo empirico o la somma degli individui: essa ò, quindi, ' opera di quell'individuo veramente reale, che ò lo spirito esternamente individuantesi '. Il che non vuol dire che gli eventi storici siano il risultato dell'azione di una reazione o di una provvidenza trascendente rispetto agli individui, ma soltanto che alla trama della storia collaborano tutti gli individui, non alcuni in particolare, in un processo infinito. Nel momento in cui agisce, il fatto a cui dà  capo l'azione non ò di per sò storico: ' un fatto ò storico in quanto e' pensato ' asserisce Croce, ossia quando diventa oggetto di storiografia. La storiografia ò la conoscenza dell'universale concreto, ossia della vita dello spirito universale, che si individualizza e concretizza nelle opere della fantasia e del pensiero, nell'attività  economica e nell'agire morale. Essa presuppone, dunque, le distinzioni delle forme dello spirito, la cui delucidazione appartiene alla filosofia; in questo senso, Croce definisce, la filosofia come metodologia della storiografia, ossia come chiarificazione delle categorie costitutive dell'interpretazione e del giudizio storico. In tal modo, egli ribadisce la tesi dell'identità  di filosofia e storia e il rifiuto di concepire la filosofia come metafisica, in quanto tale preoccupata del problema unico o generale della realtà . Egli ò, anzi, convinto che la filosofia non si trovi soltanto nei libri dei filosofi, cosicchò il suo ideale ò che tutti gli studiosi delle cose umane, ossia storiche, ' diventino consapevoli disciplinati filosofi ', capaci di affrontare i problemi che via via la storia pone. Ma che cosa induce a studiare il passato, ossia a compiere indagini storiografiche? Non l'esigenza meramente pratica di conservare il ricordo di quel che ò ormai trascorso; in tal caso, secondo Croce, si ha soltanto la cronaca, che ò storia morta, passata, non storia viva. Secondo Croce, ' solo un interesse presente ci può muovere a indagare un fatto passato ': i documenti e i libri del passato diventano storia per noi soltanto quando li rielaboriamo secondo i nostri bisogni spirituali, in questo consiste la tesi crociana, vicina a considerazioni svolte dell'attualismo di Gentile, secondo cui ogni storia ò sempre storia contemporanea. In quanto tale, la storia ha una genesi pratica negli interessi della vita presente, ma questo fa nascere il problema dei rapporti tra la storiografia, che ò una forma dell'attività  teoretica, e l'azione etica e politica. La conoscenza storica, sottolineava in Teoria e storia della storiografia, non appartiene all'attività  pratica dello spirito, ma assume tale attività  a proprio oggetto. In questo senso, alla storiografia non appartengono le categorie del bene e del male, cosicchò ' per essa non ci sono fatti buoni e fatti cattivi, ma fatti sempre buoni ', una volta che sia compreso il loro significato all'interno del processo storico. In questa prospettiva, secondo Croce, la storia ' non ò mai giustiziera, ma sempre giustificatrice ' di quel che ò avvenuto: il suo oggetto ò sempre il positivo, perchò del negativo in quanto tale non può esserci propriamente storia. Dopo l'avvento del fascismo, l'esaltazione della forza tende ad attenuarsi nel pensiero di Croce e viene in primo piano l'affermazione della libertà , come costitutiva dello spirito. A questo si collega la tesi, già  formulata da Hegel, che la storia e lo sviluppo dello spirito consistono nella progressiva realizzazione della libertà : anche nei periodi storici in cui la libertà  appare minacciata e negata, essa tuttavia continua ad essere formatrice di storia. Questa tesi si poteva anche prestare alla giustificazione dei momenti storici giudicati moralmente negativi, come il fascismo; ma considerando i momenti come puramente accidentali e come condizioni per un ulteriore avanzamento, essa poteva generare negli antifascisti la fiducia nella transitorieta' di essi e' servire come criterio per valutare le diverse epoche storiche secondo il grado di liberta' da esse realizzato. Nei saggi raccolti in La storia come pensiero e come azione, Croce approfondiva il problema del rapporto tra la storiografia e l'azione etica e politica nella storia. Egli sottolineava che la conoscenza storica, ossia la storia come pensiero, ha il compito di ' superare la vita vissuta per rappresentarla in forma di conoscenza '. In questo senso, la storiografia assume un ' ufficio catartico ' libera dalla servitù nei confronti del passato e dei fatti, proprio in quanto li assume a oggetto di conoscenza. Ma proprio in quanto non deve assolvere o condannare il passato, bensì comprenderlo, la conoscenza storica compie opera di chiarificazione e, mediando tra passato e presente, diventa condizione indispensabile per un' azione efficace nella storia. Su questa base si costituisce la storia come azione, il cui principio ò la libertà  e che si esprime nella lotta, nell'accettazione o nella ripulsa di situazioni o di programmi in nome di ideali morali. In questo senso, Croce può affermare che la moralità  ò la lotta contro il male ossia contro le continue insidie tese alla vita e alla libertà . La storia appare, allora, non un idillio nè una tragedia, ma un dramma, nel quale male e dolore continuano a ripresentarsi, ma sempre e soltanto come stimoli e ostacoli da superare: il principio direttivo ò pur sempre il bene, ossia lo spirito che ò la libertà . Croce ritiene che la definizione più appropriata della sua filosofia sia storicismo, ossia ' l'affermazione che la vita e la realtà  ò storia e nient'altro che storia ', nel suo perenne svolgimento e lotta. Nell'ultima fase del suo pensiero, Croce pone alla base di ogni attività  spirituale il vitale, che prende il posto prima occupato dalla categorie dell'utile. La vita non si arresta mai in nessuna delle forme che via via assume e nel suo ritmo ò, indissolubilmente, amore e dolore. Il vitale non ò, per Croce, un fondo pre-categoriale, su cui si eleverebbero le altre forme dello spirito: anch'esso ò una forma dello spirito e, quindi, espressione di razionalità . Al vitale sono riconducibili i periodi di appartenente barbarie o decadenza. Il male e la malattia, infatti, non sono per Croce realtà  propriamente positive: ò nello sforzo di attuare altre forme che i momenti inferiori vengono giudicati irrazionali e negativi. Il vitale ò, anzi, l'elemento dialettico che fa uscire le altre forme dello spirito dalla loro immobilità , le spinge a lottare ed affermarsi; in questo senso appare a Croce come una forza terribile, un' ' irrequietezza che non si soddisfa mai '. In un saggio del 1946, intitolato La fine della civiltà , egli avanza il dubbio che le civiltà , insidiate da questa negatività , possono perire, anche se lo spirito non muore. Solo un'etica del lavoro, intesa a risolvere i problemi via via posti dalla vita, non il ritorno mistico all'unità  dell'atto pensante, come voleva il suo vecchio amico e ora rivale Gentile, o la ricerca di una saggezza fuori dal mondo può costituire ai suoi occhi la via per superare il negativo che si cela persistentemente nel cuore della vita.