Filosofia del 1900

  • Materia: Filosofia del 1900
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Natura e diritto naturale

La natura in Strauss.

Nel suo tentativo di ripristinare la possibilità  del diritto naturale, Strauss cerca di delineare attraverso la politica l’ origine dell’idea di natura e di trovare in questa idea un fondamento per la giustizia. Il diritto naturale ò la maniera in cui la natura si esplica nella politica: ma che cos’ò questa natura? In Diritto naturale e storia, Strauss non ne dà  una singola definizione, ma procede dialetticamente a mostrare come, attraverso la vita politica prefilosofica, il concetto di natura sia per la prima volta venuto allo scoperto. Strauss attribuisce alla parola almeno due significati: natura intesa come caratteristica essenziale di una cosa o di un gruppo di cose e natura come insieme delle “realtà  originarie”. La vita prefilosofica risponde alle nostre domande riguardo le realtà  originarie tramite il potere dell’autorità , ma l’esperienza di questa vita può anche portare una persona a dubitare di ciò che gli viene rivelato. Gli uomini, da sempre, accordano più fiducia a ciò che vedono coi propri occhi rispetto a ciò che viene semplicemente riferito loro da altri. Se e quando gli uomini applicheranno questa loro preferenza per ciò che ò visto rispetto a ciò che ò sentito alle rivelazioni che hanno avuto, essi diventeranno coscienti “della possibilità  che le realtà  originarie abbiano originato tutte le altre in una maniera fondamentalmente diversa dalla creazione volontaria”. Stilando un resoconto circa il modo in cui per la prima volta questi dubbi fioriscono nella vita prefilosofica, Strauss analizza dialetticamente la scoperta della natura intesa come fondamento necessario e permanente per ogni possibile mutamento. Che ne ò del diritto e della giustizia? L’idea di giusto ò solitamente assimilata a quella di legale, conforme alla legge, ma in realtà  la legge ò il risultato di convenzioni ed accordi umani. Ciò che ò naturale, inteso come necessario e permanente, va distinto da ciò che ò semplicemente convenzionale: che i cani abbaino e scodinzolino ò un fatto naturale, mentre che gli ebrei non mangino carne di maiale ò convenzionale. La distinzione fondamentale tra i due concetti sembra consistere nel dubbio circa l’esistenza di un diritto naturale prima che esso sia effettivamente scoperto ed applicato. Come ò possibile scoprire uno standard di valutazione universale del giusto, se il giusto ò un concetto sempre mutevole e cangiante? Secondo Strauss, l’idea di un diritto naturale emerge quando si considerano le differenti opinioni circa ciò che ò ritenuto giusto come un’occasione per scoprire cosa, in verità , possa essere detto giusto: “Mentre le differenti opinioni riguardo a ciò che ò indubbiamente convenzionale non danno luogo a nessuna seria perplessità , le differenze riguardo ai princìpi del giusto e dell’ingiusto necessariamente hanno questo effetto. Il disaccordo circa i princìpi della giustizia sembra rivelare una perplessità  originaria dovuta ad un’insufficiente comprensione del diritto naturale, una perplessità  causata da un che di autosussistente e naturale che impedisce l’umana comprensione. ” La teoria classica del diritto naturale nasce in risposta a questa perplessità , in particolare in risposta alla convinzione che il diritto e la giustizia siano tout court meramente convenzionali: Strauss chiama questo pensiero “convenzionalismo”. Nel concetto convenzionalista della giustizia, al posto di ciò che ò giusto per natura abbiamo ciò che ò utile per natura, in quanto mentre per natura ognuno cerca il proprio utile e nient’altro che il proprio utile, la giustizia ci dice di cercare il bene e l’utile degli altri uomini. Il convenzionalismo, più specificatamente, identifica l’utile con il piacevole, affermando la preferenza umana per il piacere rispetto al dolore: il piacere ò indubbiamente un bene. Il diritto naturale classico - teorizzato soprattutto da Socrate, Platone ed Aristotele - sostiene, al contrario, l’essenziale differenza tra il bene e il piacere. Il bene ò un concetto primo e più fondamentale rispetto al piacere, in quanto i piaceri esistono in grande varietà  e corrispondono a desideri che hanno una naturale gerarchia. Come sottolinea Strauss: “Differenti tipi di esseri ricercano differenti tipi di piaceri: i piaceri di un asino differiscono dai piaceri di un essere umano. L’ordine dei desideri dipende dalla costituzione naturale, dall’essenza stessa dell’essere considerato: ò questa costituzione che determina l’ordine e la gerarchia dei differenti voleri ed inclinazioni dell’essere. ” Tutti riconoscono che gli esseri umani stanno al di sopra degli animali in virtù del possesso del linguaggio, della ragione e dell’intelletto. L’uomo può perfezionarsi proprio tramite lo sviluppo di queste qualità  che lo distinguono e lo elevano al di sopra degli altri esseri. “La vita buona ò il perfezionamento della natura umana. àˆ il vivere secondo natura”. La teoria classica del diritto naturale culmina allo stesso modo in una difesa del valore della vita filosofica vista come la vita migliore e l’unica veramente giusta. Questa conclusione implica che l’unica virtù valida per il comando sia la saggezza e che il governo migliore sia quello in cui il saggio ha il potere assoluto. Ciò risulta, tuttavia, impraticabile, in quanto, per natura, il saggio non desidera comandare e nè lo stolto essere comandato. Da questo segue che “il problema politico consiste nel conciliare la ricerca di saggezza con la ricerca di consenso”. La maniera migliore per sciogliere questo nodo ò una sola: consentire ad un saggio legislatore di redigere un codice di norme o una costituzione tale che i cittadini possano adottarla spontaneamente, senza esservi costretti. I filosofi classici, in questo modo, investono di nobiltà  e di dignità  la vita e la professione politica. Anche Strauss riconosce questa dignità  al pensiero politico-filosofico: il filosofo politico riesce infatti a considerare responsabilmente il collegamento che esiste tra il bene comune e la totalità  naturale che egli aspira a conoscere; inoltre, il filosofo può, meglio di chiunque altro, moderare i pericolosi impulsi che assalgono coloro i quali cercano la fonte della leadership politica in qualcosa che sta al di sopra della ragione e della natura. Nell’età  di Hitler e del nazismo, questo richiamo alla responsabilità  e alla moderazione non può che risultare lodevole.