Illuminismo

  • Materia: Illuminismo
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Hume: La politica

La politica in Hume.

Le caratteristiche antirazionalistiche di Hume presenti nella sua filosofia morale caratterizzano anche il suo pensiero in ambito politico. Se il giusnaturalismo si proponeva di fornire spiegazioni sulla società  umana sulla base di princìpi razionali insiti atemporalmente nella natura dell' uomo, Hume ò invece del parere che la società  possa essere spiegata solamente analizzando quegli impulsi e sentimenti che hanno storicamente condotto alla formazione del consorzio civile. Secondo Hume nella natura umana esiste intrinsecamente un' originaria tendenza alla socievolezza, che si manifesta in primo luogo come impulso sessuale e porta dunque alla costituzione della famiglia. Questa prima forma di società  naturale porta gli uomini ad apprezzare i vantaggi della convivenza sociale, per esempio quelli derivanti dalla divisione del lavoro, e a bramare di estenderla al di là  del troppo ristretto ambito familiare. D'altronde la tendenza dell'uomo alla socievolezza non ò illimitata, dal momento che per inclinazione naturale egli tende ad apprezzare e ad amare solo le persone più vicine; nei confronti di quelle più lontane egli tende spesso ad assumere un atteggiamento ostile e sospettoso, venendo a conflitto e in competizione con esse per il possesso dei beni che una natura non prodiga ha distribuito in scarsa misura, con una certa parsimonia. Questa doppia esigenza, ossia di entrare in società  con gli altri i insieme tutelare se stessi contro il pericolo costituito dalla vicinanza di essi, porta inevitabilmente ad una convenzione tra gli uomini avente come fine ultimo la stabilità  della proprietà  individuale e il godimento pacifico di tutto ciò che ciascuno acquisisce mediante il suo faticoso lavoro. La vita sociale si espande a raggiera intorno al concetto centrale di giustizia, la quale permette di contemperare gli interessi individuali con quelli dell'intera società . Al pari della società  civile, nella quale solo esse possono essere esercitate, la proprietà  e la giustizia non hanno quindi carattere naturale, ma sono una condizione e una virtù artificiali, che trovano il loro fondamento nelle convenzioni e nell' educazione degli uomini. Dunque Hume nella sua concezione dell'uomo come "animale sociale" si distacca dalla concezione di Hobbes, che vedeva la condizione dell'uomo come una condizione di guerra di ciascuno contro ogni altro, per riallacciarsi alla definizione data a suo tempo da Aristotele nella Politica: l'uomo per sua natura ò un animale politico e socievole. Tuttavia la concezione dell'uomo di Hobbes sembra trapelare in Hume nel momento in cui egli ammette che nei confronti delle persone più remote l'uomo tende ad assumere un atteggiamento ostile e sospettoso.