Illuminismo

  • Materia: Illuminismo
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Hume: La scienza dell'uomo

La scienza in Hume.

In una lettera del 1734 Hume scrive che all'età  di diciotto anni gli si era aperta una nuova scena del pensiero. Sin dal Trattato sulla natura umana il nuovo indirizzo che egli intende imprimere alla ricerca filosofica si concreta nel progetto di costruire una scienza sistematica della natura dell' uomo. Nel corso della tradizione filosofica, egli osserva nelle Ricerche, si sono imposti due generi di filosofia che per vie diverse, non hanno condotto a risultati soddisfacenti. Da un lato, un tipo di filosofia pratica "facile e ovvia" si ò limitato a cercare gli argomenti retorici più persuasivi per convincere l' uomo ad essere virtuoso, senza tuttavia mostrare in che modo la virtù e gli altri valori siano fondati sulla natura umana. Dall' altro lato, un genere di filosofia "rigorosa e profonda" ha avuto il merito di indagare teoreticamente la natura dell' uomo, sia nei suoi aspetti conoscitivi sia in quelli pratici. Ma purtroppo questo secondo tipo di pensiero ha spesso identificato la natura umana con una ragione intesa in maniera astratta e intellettualistica: di qui lo scaturire di quelle complicazioni, di quegli errori grossolani, di quei falsi problemi e quelle false soluzioni che costituiscono il tessuto della metafisica. Il modo di filosofare "rigoroso e profondo" deve quindi essere corretto con un' analisi empirica che anzichò costruire razionalmente un' immagine astratta della natura umana, studi sperimentalmente i fenomeni in cui essa si manifesta, in analogia con le procedure delle scienze fisiche. Questa scienza della natura umana deve avere carattere sistematico. Infatti, essa investe sia l' ambito gnoseologico, attraverso l' analisi dei poteri e dei limiti dell' intelletto; sia quello etico, politico e religioso, esaminando gli istinti e le passioni che effettivamente muovono l' azione dell' uomo, lo spingono alla convivenza sociale e determinano la sua credenza nel divino. Questo nuovo modo di fare filosofia si appella al metodo illustrato da Newton nella seconda metà  del Seicento: risolvere i fenomeni in princìpi comuni e ricondurre questi ultimi a pochi princìpi semplici dai quali derivare tutto il resto. Nella sua indagine filosofica anche Hume tenta di ritrovare empiricamente o, come egli dice con chiaro riferimento a Newton, "sperimentalmente", alcuni princìpi fondamentali, cioò alcuni caratteri essenziali della natura umana, in base ai quali spiegare i meccanismi della conoscenza e dell' agire dell' uomo. Ma dalla lezione newtoniana, congiunta a quella dei grandi empiristi inglesi, Hume apprende soprattutto che la condizione essenziale di ogni corretta indagine sperimentale ò quella di non trascendere i limiti dell' esperienza e di non accettare mai ipotesi non confermate empiricamente. Se ciò non aveva impedito a Newton di condividere una concezione metafisica della realtà  ( basti pensare alla nozione del tempo e dello spazio come sensori di Dio ), in Hume l' empirismo sperimentalistico conduce a una rigorosa critica della metafisica che completa e radicalizza l' opera iniziata da Locke. Nella conclusione, divenuta famosa, delle ricerche sull' intelletto umano, Hume, certo in modo volutamente ( ed esageratamente ) provocatorio afferma: Se ci capita per le mani qualche volume, per esempio, di teologia o metafisica scolastica, domandiamoci: Contiene qualche ragionamento sperimentale su questioni di fatto e di esperienza? No. E allora gettiamolo nel fuoco, perchò non contiene che sofisticherie e inganni.