Illuminismo

  • Materia: Illuminismo
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Hume: Morale ed estetica

La morale in Hume.

Anche per quel che riguarda la morale Hume ha intenzione di applicare lo stesso metodo descrittivo e sperimentale già  utilizzato nella discussione del problema della conoscenza. La sua indagine sull' etica inizia pertanto non con una enunciazione di princìpi, ma con una rigorosa analisi delle passioni che di fatto determinano le azioni degli uomini. Le passioni sono per Hume impressioni, e quindi esperienze, dati di fatto la cui realtà  non può essere nè approvata nè condannata, ma soltanto constatata. La sola differenza che intercorre tra una passione e la percezione di un oggetto esterno ò che quest' ultima ò un' impressione di sensazione ( cioò deriva direttamente dall' esperienza esterna ), mentre la passione ò un' impressione di riflessione ( cioò ò un' esperienza interna che deriva da una precedente impressione di sensazione ). Su questa assimilazione delle passioni alle impressioni si fonda l' antirazionalismo etico di Hume. La ragione ha una funzione conoscitiva, non pratica. La ragione opera sulle idee, e decide della loro verità  o falsità  mediante il confronto delle une con le altre. Ma le passioni non sono idee, ma impressioni; non ha quindi senso cercare di confrontarle per giudicare del loro valore, come erroneamente hanno creduto anche empiristi come Locke e Berkeley. In quanto impressioni, cioò dati di esperienza le passioni non sono nè vere nè false, nè giuste nè ingiuste, ma semplicemente sono. La ragione, così come non può modificare il fatto che oggi piova o splenda il sole, non può agire sulle passioni nè per suscitarle nè per frenarle. La ragione ò, e deve solo essere, schiava delle passioni, e non può rivendicare in nessun caso una funzione diversa da quella di obbedire e di servire ad esse. L' unico modo in cui la ragione può condizionare la nascita della passione ò attraverso il giudizio sulla realtà  delle cose e sulla congruenza tra i fini che ci proponiamo e i mezzi di cui intendiamo servirci per raggiungerli. Se, ad esempio, conosciamo razionalmente che l' oggetto del nostro desiderio non esiste o che i mezzi di cui disponiamo sono assolutamente insufficienti per conseguirlo, viene meno il nostro stesso desiderare. Ma, eccettuato il caso in cui l' informazione teorica può modificare i nostri desideri, la ragione non può mai convincerci che una passione ò giusta o sbagliata o che dobbiamo fare una cosa che non vogliamo anzichè una che desideriamo. A ciò si deve aggiungere che la stessa volontà , che tradizionalmente si ritiene possa essere determinata dalla ragione, per Hume non ò altro che quella impressione interna che noi avvertiamo e di cui diveniamo consapevoli, quando coscientemente diamo origine a qualche nuovo movimento del nostro corpo o a qualche nuova percezione della nostra mente. Pur non essendo una passione, la volontà  ò anch' essa un' impressione, un dato di fatto, un' esperienza interna che ò determinata causalmente, come le passioni, da altri eventi esterni o interni all' uomo. Non esiste quindi alcun libero arbitrio; al contrario la volontà  sottosta a quella stessa necessità  che ( come avviene in tutte le connessioni di causa ed effetto ), pur non essendo dimostrabile razionalmente, si fonda sulla costanza dell' esperienza e sulla conseguente possibilità  di inferire un certo effetto da una certa causa. In altre parole, ogni nostra volizione ò causata necessariamente da un determinato stato emotivo, e la sola libertà  di cui l' uomo gode ò quella della costrizione esterna. Da quanto precede si può concludere che non esiste alcun principio morale che possa guidare il comportamento dell' uomo, in modo da rendergli possibile la distinzione tra virtù e vizio? Certamente no. Ma questo princìpio non può essere derivato dalla ragione nè può diventare operante in virtù di un atto di libero arbitrio. Alla base di ogni moralità  vi ò per Hume un sentimento morale che ogni uomo ritrova spontaneamente in sè. In virtù della sua stessa natura, l' uomo prova infatti un senso di piacere e di soddisfazione quando assiste a un' azione virtuosa, così come prova dispiacere e disagio in presenza di un misfatto. Il piacere morale ha tuttavia un particolare carattere, che gli consente di distinguersi da altre forme di piacere ( per esempio, da quello fisico ). Esso ò infatti un piacere disinteressato, che l' individuo prova non in vista del proprio bene personale, ma semplicemente perchò percepisce la conformità  dell' azione compiuta con l' utilità  generale. Alla base del sentimento morale vi ò per Hume il principio della simpatia ( dal greco sun + pascw = provare un sentimento insieme ), intesa letteralmente come facoltà  di condividere le passioni e i sentimenti degli altri. E' la simpatia, attraverso la quale l' uomo partecipa alle esigenze altrui, a consentire di esprimere valutazioni morali disinteressate e fondate sull' esigenza generale di promuovere l' utilità  di tutti o, almeno, del maggior numero possibile di individui. Essa svolge dunque sul piano pratico la stessa funzione che la credenza esercita sul piano conoscitivo: garantire quell' universalità  del giudizio che ( a parte l' ambito della matematica ) non poteva più essere fondata sulla ragione, ormai ricondotta all' empirismo scettico di Hume entro ristretti margini di operatività . Strettamente connessa con l' analisi delle passioni ò anche la riflessione humiana sull' estetica. Al pari del giudizio morale, anche quello estetico non ò fondato sulla ragione, ma sul sentimento. Più esattamente la bellezza non ò altro che una forma che suscita piacere, mentre la bruttezza ò una configurazione di parti che suscita dolore. Ancora una volta la generalizzabilità  del giudizio estetico ( tutti siamo d' accordo nel riconoscere che la Monna Lisa di Leonardo ò un capolavoro ) non dipende da un' astratta razionalità , ma da una particolare struttura della natura umana la quale, in stato di salute, fa sì che a tutti piacciano o dispiacciano le stesse cose. Ciò non esclude tuttavia che per una piena utilità  del gusto estetico occorrano condizioni particolari, sia naturali ( come la delicatezza dell' immaginazione )sia acquisite ( come il raffinamento ottenuto attraverso la consuetudine al bello ). Ma anche queste particolari condizioni possono essere oggettivamente accertate mediante un' analisi sperimentale della natura umana, la quale permane quindi, anche in ambito estetico, l' unico fondamento di ogni ricerca filosofica.