Illuminismo

  • Materia: Illuminismo
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Vita e filosofia di Christian Wolff

Pensiero e vita del filosofo Christian Wolff.

Christian Wolff ( 1679-1754 ) è solitamente considerato il più autorevole esponente dell' illuminismo filosofico tedesco. Il suo pensiero in realtà  può essere inteso come una vasta opera di sistemazione della filosofia leibniziana, seppur con alcune importanti correzioni, all' interno di una struttura sistematica di derivazione soprattutto scolastica. Questo implica che il razionalismo di Wolff, lungi dal presentare caratteri altamente rivoluzionari, si inserisca in gran parte nella tradizione filosofica precedente. Ciononostante, esso risulta eversivo rispetto alla cultura del tempo, soprattutto agli ambienti pietistici, che lo ritengono una minaccia per l' autorità  delle Scritture e per la specificità  dell' esperienza religiosa rispetto all' attività  razionale. Per questo la fortuna accademica di Wolff ò spesso inversamente proporzionale all' influenza politica esercitata dal pietismo nell' università  di Halle: allontanatone nel 1723 a causa dell' opposizione del pietista Francke, egli vi fu richiamato nel 1740 per volontà  dell' antipietista Federico II, appena salito sul trono di Prussia. Le opere di Wolff si possono dividere in due gruppi. Seguendo un percorso linguistico inverso a quello di Thomasius, egli ne redige un primo gruppo in tedesco, con titoli che iniziano tutti con Pensieri razionali ( differenziati poi dall' oggetto cui tali "pensieri" sono rivolti ). Un secondo gruppo ò invece scritto in latino e i titoli esprimono le diverse scienze di cui si compone il sistema wolffiano: Logica, Ontologia, Cosmologia generalis, Psychologia empirica, Psychologia rationalis, Theologia naturalis, Philosophia practica universalis, Ethica, Oeconomica, Jus naturae, Jus gentium. Il pensiero di Wolff ha carattere rigorosamente sistematico ed ò esposto nel quadro di una precisa classificazione delle scienze. A quest' ultima ò tuttavia permessa una disciplina che ha un valore propedeutico rispetto a qualsiasi attività  filosofica scientifica: la logica. Wolff intende incentrare la sua metodologia logica attorno al solo principio di non contraddizione: ad esso viene infatti ricondotto anche l' altro principio, anch' esso di ascendenza leibniziana, a cui egli fa ricorso, il principio di ragion sufficiente ( in realtà  seguendo in ciò una tendenza già  presente in Leibniz ). Il principio di non contraddizione ò lo strumento per passare con assoluta certezza dalle conoscenze note a quelle ignote, in modo da poter ampliare progressivamente l' ambito del conoscere fino al completamento dell' intero edificio del sapere. Se in un primo tempo Wolff lascia ancora all' esperienza una funzione di controllo sui risultati della ricerca razionale, nella seconda fase del suo pensiero, corrispondente all' elaborazione delle opere in latino, egli affida la costruzione costruzione del sistema esclusivamente al metodo sillogistico ( fondato appunto sul principio di non contraddizione ) che ritiene altrettanto certo del metodo matematico: all' esperienza rimane soltanto il compito di contribuire alla definizione delle realtà  empiriche. Per Wolff c' è quindi una completa corrispondenza tra filosofia e matematica, cosicchò i suoi interessi filosofici appaiono come la continuazione dell' attività  di matematico con cui esordì sulla scena scientifica. Da questi presupposti discende la definizione della metafisica ( da Wolff intesa come insieme delle discipline a carattere teoretico ) in quanto "scienza del possibile", nel senso che tutto ciò di cui si dimostra la possibilità  logica ( ovvero la pensabilità  sulla base della sua non contradditorietà  con quanto già  conosciuto ) ò assolutamente certo e quindi anche reale. La classificazione delle scienze prevista da Wolff comporta la distinzione della filosofia in teoretica ( o metafisica ) e pratica sulla base della divisione dell' attività  umana in conoscere e volere. La filosofia teoretica si apre con l' ontologia, che è la scienza dell' essere in generale: essa si prefigge la determinazione dei predicati universali e dei modi fondamentali dell' ente. In questo elenco di proprietà  generali dell' essere, Wolff riprende la metafisica aristotelico- scolastica. La seconda scienza teorica ò la cosmologia razionale, che studia le proprietà  del mondo in generale. Quest' ultimo appare a Wolff, riprendendo una metafora di Leibnizcome una grande macchina o un orologio in cui tutto ciò che precede determina ciò che segue secondo un ordine necessario voluto da Dio; tale carattere necessario, inoltre esclude ogni forma di miracolo, come già  aveva detto Spinoza. Wolff cerca tuttavia di coniugare il determinismo con il finalismo, sostenendo che lo scopo finale della macchina-mondo ò l' uomo, per il quale son fatte tutte le cose: Bacone stesso aveva detto che non ò l' uomo fatto per il mondio, ma il mondo per l' uomo. La psicologia razionale ( la terza scienza teorica ) ha per oggetto l' anima, che ò una sostanza semplice, quindi incorruttibile e immortale. L' anima, che ò separata dal corpo ed ò congiunta con esso esteriormente da Dio, detiene la facoltà  percettiva, che si divide leibnizianamente nei due livelli della percezione confusa e della percezione distinta. Nella teologia naturale o razionale, infine, sono dimostrati l' esistenza e gli attributi di Dio. Riguardo alla prima, Wolff riconosce la priorità  della prova ontologica anselmiana nella sua versione cartesiana, accettando tuttavia anche l' argomento cosmologico, che dalla contingenza del mondo deduce l' esistenza di un essere necessario, e quello fisico-teologico che inferisce l' esistenza di un ordinatore divino a partire dalla considerazione dell' ordine del mondo. Dalla teologia naturale dev' essere distinta la teologia rivelata, che pur essendo in parte sovrarazionale e quindi indimostrabile, ò comunque accettabile perchò non contrasta con la ragione. La filosofia pratica si divide per Wolff in etica, economica, politica, oltre al diritto naturale, che costituisce una sorta di fondamento di tutte le altre scienze pratiche. Alla base di ogni comportamento stà  infatti la legge naturale che l' uomo trova iscritta in se stesso e che può in ogni momento consultare con il semplice ausilio della ragione. I rapporti prescritti dalla legge naturale non sono arbitrari, nè dipendono dalla volontà  di Dio: in quanto razionali, essi sono assolutamente oggettivi e, come le verità  matematiche, varrebbero anche se Dio non fosse. L' etica wolffiana consiste nella semplice esecuzione della legge naturale e conduce alla realizzazione della felicità  dell' uomo. La sua regola suprema ò espressa nel princìpio della perfezione: fa ciò che contribuisce alla perfezione tua, del tuo stato e del tuo prossimo, e non fare il contrario. L' economica studia le società  naturali che precedono lo Stato ( la famiglia e le associazioni private ). La politica si occupa dello Stato: Wolff riprende la dottrina contrattualistica dell' origine della società  civile, confermando nello stesso tempo l' esistenza di diritti naturali dell' uomo ( eguaglianza, libertà , sicurezza ) che devono essere tutelati dallo Stato. I compiti di quest' ultimo, tuttavia non sono solo negativi, ma anche positivi: in primo luogo, infatti, esso deve promuovere il benessere ( e quindi ancora una volta, la felicità  ) dei cittadini. L' eudemonismo politico si sposa in Wolff con il paternalismo, perchò tale scopo dello Stato ò conseguito nel modo migliore, secondo lui, sotto la guida di un monarca illuminato che, pur detenendo il potere e concentrandolo nelle sue mani ( il modello ò Federico II di Prussia ), operi in vista del bene pubblico. Si ò detto che Wolff si ispira ampiamente al pensiero di Leibniz. Bisogna tuttavia osservare che numerosi sono i punti di divergenza tra il sistema wolffiano e la filosofia leibniziana. 1 ) Innanzitutto in Wolff ò trascurata la nozione di monade, almeno nell' accezione leibniziana, per cui essa costituiva un principio attivo della realtà , comune sia allo spirito sia alla materia ( del dinamismo leibniziano rimangono in Wolff solo alcuni residui nelle psicologia ). 2 ) Le singole realtà  non hanno più una finalità  interna determinata dall' evoluzione dei loro stati percettivi: la finalità  ò puramente esterna, conseguenza dell' ordine necessario voluto da Dio. 3 ) L' ordine del mondo ò appunto, necessario e non libero. 4 ) I rapporti tra le cose non sono più, come in Leibniz, esclusivamente di tipo logico-percettivo ( secondo il principio "la monade non ha finestre" ), ma prevedono la possibilità  di un nesso causale tra le cose. 5 ) L' armonia prestabilita non ò più estesa al rapporto reciproco di tutte le monadi, ma ò ristretta alla relazione tra anima e corpo. Il sistema di Wolff appare dunque come una filosofia in cui l' eredità  leibniziana viene inserita all' interno di un impianto filosofico eclettico ( in cui prevale tuttavia la tradizione aristotelico-scolastica ), in modo tale da conservare di essa soltanto alcune formule, ma da perderne irrimediabilmente l' originalità  e la profondità .