Letteratura Italiana

  • Materia: Letteratura Italiana
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  • Data: 05/03/2016
  • Di: Angela Ardizzone

La poesia religiosa del Duecento

La poesia religiosa del Duecento. Riassunto e caratteristiche principali della poesia religiosa del Duecento.

POESIA RELIGIOSA DEL DUECENTO: IL RISVEGLIO RELIGIOSO. La condizione di degrado morale in cui si trovava la Chiesa tra il XII e il XIII secolo, a causa della condotta lontana dal modello del vangelo e dell’ostentazione della ricchezza, provocò due reazioni. Da un lato nacquero movimenti popolari in aperto contrasto con la Chiesa, i quali poi furono bollati come eretici e perseguitati, accomunati dal rifiuto dell’autorità papale e dalla volontà di ritorno alla povertà evangelica. Dall’altro lato nacquero gli ordini mendicanti dei francescani e dei domenicani, animati dal preciso intento di riformare dall’interno la Chiesa, praticando concretamente le virtù evangeliche, tra cui la povertà. Tra tutti riscontrò un’eco vastissima la figura di Francesco d’Assisi, il quale inaugurò, con il suo Cantico delle creature, il filone della poesia religiosa volgare. Al rinnovamento spirituale contribuì anche il monaco cistercense Gioacchino da Fiore, che indicava nel 1260 l’inizio dell’ultima età dell’uomo. E in quella data l’eremita Ranieri Fasani incitò i cittadini di Perugia alla penitenza: con parole infiammate, vestito di sacco, con una sferza di strisce di cuoio in mano, spinse il popolo a flagellarsi pubblicamente, istituendo la compagnia dei Flagellanti.

POESIA RELIGIOSA DEL DUECENTO: LA LAUDA, POESIA E PREGHIERA. In questo contesto si sviluppò un nuovo genere letterario, a metà tra poesia lirica e devozionale: la lauda. I primordi dobbiamo ricercarli nel movimento antiereticale dell’Alleluja del 1233, di matrice umbra, aderendo al quale masse di fedeli percorrevano le vie intonando in volgare invocazioni al Signore di ispirazione biblica. Inoltre, nella liturgia n latino della Chiesa era in uso cantare inni o gianculatorie monorime, cioè brevi poesie ripetute più volte, rivolte a Dio o alla Madonna. Queste venivano indicate genericamente come laudes. Alcune confraternite si specializzarono nell’esecuzione di queste laudes: tra questi ricordiamo la compagnia dei Laudesi. Staccandosi dalla monodia del gregoriano e subendo l’influenza della musica dei trovatori, la lauda si configurò sulla falsariga della ballata o canzone a ballo profana, rivedendo le stanze e le riprese: le stanze divennero le parti cantate dal solista, mentre la ripresa spettò al coro. L’alternanza tra strofa solista e ripresa gettò le basi della Sacra Rappresentazione, in quanto si favorì l’evoluzione drammatica del genere. Le tematiche delle laudi furono: la gioia e l’esaltazione dell’unione mistica con Dio, Gesù e la Madonna, il timore del peccato, il disprezzo per il corpo e i beni materiali, l’elogio della povertà, la rievocazione di episodi della vita di Gesù.


POESIA RELIGIOSA: I LAUDATORI E GLI AUTORI. In un primo momento la lauda sI diffuse oralmente, in particolare in Umbria e in Toscana, in cui le confraternite e comunità poi iniziarono a raccogliere le laudi in repertori manoscritti chiamati laudarii, disponendo i testi suddivisi per temi o secondo la scansione dell’anno liturgico. Il più antico laudario è quello di Cortona, che risale agli ultimi decenni del XIII secolo e contiene 68 componimenti. In genere le laude sono anonime, ma tra gli autori più importanti ricordiamo: Jacopone da Todi, Bianco da Siena, Guittone d’Arezzo.