Letteratura Latina

  • Materia: Letteratura Latina
  • Visto: 167
  • Data: 08/04/2016
  • Di: Angela Ardizzone

I poetae novi

Poetica e caratteri stilistici dei poetae novi del I secolo a.C.

I POETAE NOVI. Nel I secolo a.C. un gruppo di poeti provenienti dalla Gallia Cisalpina introdussero nel circolo di Lutazio Catulo la lirica della passione d'amore. Furono denominati da Cicerone poetae novi (o neoteroi). Per l'oratore paladino della tradizione, questi poeti moderni che utilizzavano il loro gusto alessandrino insieme ad atteggiamenti innovatori e spregiudicati sia nell'arte che nella vita erano da disprezzare. In realtà però, quest nuovi poeti rappresentano un nuovo capitolo della letteratura latina, fatto di individualismo e crisi interiore a causa del periodo storico, la fine della Repubblica. Con essi il distacco dal mos maiorum appare netto, soprattutto nel disimpegno civile. Si tratta di anime stanche della letteratura al servizio dello Stato, e si collegano direttamente alla lezione degli alessandrini, scegliendo però solamente alcuni aspetti. I poetae novi si richiamano all'esperienza di Callimaco. Il loro ideale è la brevitas, il breve carme pieno di dottrina e d cura formale. Oggetto del loro canto è il mito, nei suoi aspetti più umani e meno conosciuti. Vengono cantati i miti d'amore e di dolore, dietro ai quali si celano le personali esperienze. Conoscono la brevissima struttura dell'epigramma, in cui racchiudono un piccolo respiro dell'anima o una "bagattella" (le nugae), ma anche l'epillio, ricco di erudizione mitica e finezza espressiva. Nell'eloquenza i poetae novi si rivelarono atticisti, in filosofia affini all'epicureismo, per la propensione all'edonismo (ma non dimentichiamo che Epicuro aveva condannato il sentimento amoroso) e il vivo senso dell'amicizia. Il loro merito fu quello di aver portato a Roma i tratti più genuini dell'alessandrinismo e averlo reso in chiave introspettiva.

 

POETAE NOVI: GLI ESPONENTI PRINCIPALI. Dei poetae novi possediamo solo alcuni titoli e frammenti:

  • Valerio Catone può essere considerato il caposcuola, nato forse nel 94 nella Gallia Cisalpina. A Roma fu maestro di grammatica e di poesia. Il suo allievo Furio Bibaculo descrive la sua vendita per debiti della casa di Tusculo e la misera casetta degli ultimi anni. Compose un'edizione emendata di Lucilio e due epilli di gusto ellenistico, Dictynna e la Lydia.
  • Furio Bibaculo fu di Cremona. Oltre ai due epigrammi su Valerio Catone compose un'opera, i Lucubrationum libri. 
  • Varrone Atacino mostra propensione per le forme letterarie tradizionali (Bellum Sequanicum) e la satira, ma anche per il componimento erotico caro ai neòteroi. Abbiamo una raccolta di elegie dedcate alla donna amata, Leucadia. Scrisse anche opere erudite alla maniera alessandrina: un poema geografico-astronomico, la Chorografica, e la Ephemeris sui segni del tempo. Fece anche una rielaborazione delle Argonautiche di Apollonio Rodio.
  • Elvio Cinna accompagnò Pompeo in Bitinia e condusse a Roma Partenio di Nicea. Compose la Zmyrna, che cantava la passione incestuosa di Mirra per il padre Cinira, di cui possediamo solo 3 versi. Il poema fu molto apprezzato da Catullo. 
  • Licinio Calvo di famiglia romana, amato da Catullo più dei suoi occhi, fu un grande oratore di indirizzo atticista e compose epigrammi. Ricordiamo il poemetto Io e un'elegia per la morte prematura della moglie Quintilia.