Letteratura Straniera

  • Materia: Letteratura Straniera
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  • Data: 2005
  • Di: Redazione StudentVille.it

André Gide

Vita e opere dello scrittore francese André Gide.

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André Gide nacque a Parigi nel 1869 (vi morirà nel 1951) da una facoltosa famiglia di tradizioni ugonotte. Orfano di padre fu allevato dalla madre secondo una rigida educazione puritana. Nel 1893 compì il primo dei suoi viaggi in Nord Africa. Nel 1895, alla morte della madre, sposò la cugina Madeleine Rondeaux, cui era legato fin dall'infanzia da un intenso rapporto spirituale. Nel 1908 fondò la Nouvelle Revue Française, che nel periodo tra le due guerre fu la più prestigiosa rivista letteraria europea.

Nel 1924 nel racconto Corydon confessò pubblicamente la sua omosessualità. Con il viaggio in Congo (1925-26) iniziò la sua presa di coscienza politica che lo portò nel 1932 ad aderire al comunismo, anche se non si iscriverà mai al PCF e il suo sarà un comunismo cristianeggiante più che marxista. Nel 1935 presiedette con Malraux al primo Congresso internazionale degli scrittori per la difesa della cultura, cui parteciparono le più note personalità della cultura antifascista. Nel 1936 dopo un viaggio in URSS ruppe con il comunismo. Nel 1947 ricevette il premio Nobel.

Le prime opere di Gide sono influenzate dal simbolismo (Mallarmé, Valéry). I nutrimenti terrestri (Les nourritures terrestres, 1897) è una via di mezzo tra un poema in prosa e un trattato, un inno allo stato esistenziale di "disponibilità" in cui le gioie dei sensi e il fervore spirituale diventano la stessa cosa. L'immoralista (L'immoraliste, 1902) e La porta stretta (La porte étroite, 1909) sono due romanzi di ammirevole fattura stilistica che affrontano da punti di vista differenti lo stesso problema: l'impossibilità di vivere equilibratamente e razionalmente il rapporto tra il prorompere degli istinti e la tensione verso la spiritualità.

L’immoralista - L'esigenza di autorealizzazione del protagonista della vicenda Michel, il suo nietzschismo, finiscono per uccidere la giovane moglie. Lo scienziato Michel, di famiglia rigorosamente puritana, è cresciuto in un clima soffocante di regole e divieti. Sposa Marceline per accontentare il padre morente; durante il viaggio di nozze in Africa del nord si ammala di tubercolosi. Marceline lo assiste con devozione e a Biskra guarisce. L'Africa, stimolando la sua sensualità, gli fa scoprire un violento gusto della vita e dei piaceri. Michel coglie ogni occasione per liberarsi delle sue remore e del suo conformismo, convincendosi che la mancanza di senso morale è espressione di indipendenza e libertà. Tornati in Francia i due hanno un breve periodo di felicità in Normandia. A Parigi però Michel è disgustato dalla mancanza di "individualità" di ogni persona che incontra: unica eccezione l'amico Ménalque che gli fa un'apologia dell'individualismo ma gli consiglia anche, essendo sposato e quasi padre, di mantenere la sua "calma felicità". Marceline perde il bambino e tocca a Michel assisterla. Desiderando rivivere l'emozione africana, Michel, pur sapendo che il caldo può essere nocivo per la moglie, la convince a paritre. Raggiungono Tuggurt e Marceline muore della tubercolosi contratta nel curare il marito. Angosciato, Michel convoca i suoi amici per confessare che la ricerca del proprio valore individuale consisteva in realtà in un'ostinata ricerca del male.

Ne La porta stretta (1909)  Alissa percorre l'opposta strada della rinuncia e dell'ascesi spirituale fino ad annullarsi nella morte. La contraddizione tra le due opere rispecchia il conflitto interiore di Gide, e il loro senso finale sembra essere che tanto l'immoralismo quanto la virtù conducono alla dannazione dell'aridità.

Le sue opere più mature sono anche quelle più problematiche, e Gide saggiamente rinuncerà alla fine a risolvere le sue contraddizioni, optando per una scelta di ambiguità. Nel suo sforzo di autoanalisi, nella strenua esplorazione degli spazi segreti del l'io, nel suo sforzo di far coesistere etica e istinti, Gide è riuscito a illuminare ampie zone della natura umana. Gide è scrittore fedele a un ideale di scrittura limpida, raziocinante, cartesiana. Forte il suo contributo all'evoluzione-dissoluzione delle forme letterarie (soprattutto "I sotterranei del Vaticano" e "I falsari"), ma anche importanti le sue posizioni in materia morale e politica che hanno fortemente influenzato i contemporanei. Noto fino alla prima guerra mondiale nell'ambiente dei letterati, divenne maestro della generazione surrealista e esistenzialista. La sua rivolta contro l'ipocrisia cristiano-borghese (in particolare contro la famiglia) non è sboccata mai nel vitalismo o nell'irrazionalismo quanto piuttosto in un'esigenza eticamente forte, capace di rinnovare in lui l'impulso alla confessione e alla sincerità.

A. Gide  - Sinfonia pastorale (1919)

Puvis de Chavannes 

Un pastore protestante salva Gertrude, un' infelice orfana di quindici anni, dalla povertà, educandola in seno alla propria famiglia, e conferendole un'educazione pari a quella dei propri figli. La vita della giovane è difficile, perché è cieca, e fin dagli inizi il pastore si trova coinvolto in grosse problematiche, nei confronti della ragazza ma anche nei rapporti con la moglie ed i figli. Gli anni passano, e Gertrude si fa donna, mentre nasce un nuovo, contrastato amore fra lei e il figlio del pastore Jacques, che, abbandonata la fede paterna, si converte al cattolicesimo.
I nuovi rapporti, già così problematici, che si instaurano fra i componenti della famiglia, subiscono una profonda crisi quando anche il pastore si innamora della giovane. La notizia che un'operazione farà riacquistare  a Gertrude la vista aumenterà il turbamento ed il senso di colpa del religioso.
Guarita, la giovane torna al villaggio, ma prima di arrivare alla casa del suo antico benefattore, si butta nella gora del mulino con l'intento di togliersi la vita. Prima di morire rivela i motivi del suo gesto: la vista le ha mostrato un mondo troppo diverso da quello che le era stato descritto, ma le ha fatto scoprire soprattutto il suo amore impossibile per Jacques, il quale, abbracciata la fede cattolica, sta per prendere i voti.

L'opera di Gide, che sembra, all'inizio, così legata ad una morale ortodossa che affonda le sue basi nel rigore morale puritano, è invece carica di un'intensa energia innovativa, che segna una profonda rottura con il passato. Gli amori che vengono narrati nel romanzo scardinano nei protagonisti i valori delle realtà consuetudinarie della morale tradizionale, costringendoli ad affrontare sentimenti che mettono in crisi l'unità famigliare. L'epilogo del romanzo non porta alle estreme conseguenze questa frattura, perché  un tragico evento imprevedibile ( il suicidio della giovane ) riporta la situazione  ad una relativa normalità.

Il contrasto simbolico presente nell'opera è quello tra vedere e non vedere, coscienza e in-coscienza. Infatti la ragazza confessa più volte di essere felice della sua cecità, perché, tramite essa, non può vedere le brutture del mondo. D'altronde il pastore può vedere l'immoralità del suo amore, pur rimanendone soggiogato. Il figlio invece concentra nella protesta contro l'ambito famigliare la sua lotta tra bene e male.

La dicotomia tra peccato e assenza di peccato è rappresentata dalla capacità, tutta mentale, di 'comprendere' questo peccato; l'atto di coscienza è quindi l'unico in grado di discriminare tra moralità e immoralità, e questo concetto si contempera imprescindibilmente con l'educazione impartita in seno alla famiglia e alla società. Sulla base di questa educazione, qual è lo spazio della libertà individuale che ci separa tra indottrinamento ereditario e ripudio di una moralità precostituita? Nel testo è approfondito appunto il tema della colpa e del condizionamento che, necessariamente, è subito dal singolo all'interno del contesto educativo e sociale.

Il filosofo Kierkegaard nei suoi testi Aut aut e La malattia mortale approfondisce filosoficamente queste stesse tematiche, che si collegano alla crisi dei valori ottocenteschi legati ancora saldamente alla positività dei valori religiosi.

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