Letteratura Straniera

  • Materia: Letteratura Straniera
  • Visto: 6237
  • Data: 2005
  • Di: Redazione StudentVille.it

Jack Keorouac

Analisi di alcune opere di Kerouac: Sulla Strada e I vagabondi del Dharma.

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Sulla strada (1957)

Questo è stato il più famoso, discusso e contestato lavoro di Kerouac, scrittore americano della corrente artistico-filosofica denominata Beat Generation. Non a caso il romanzo in questione è stato indicato come vero e proprio "testo sacro" di tale movimento generazionale. Il termine beat ha un significato che oscilla tra «essere battuto» e «essere beato», ossia tra la passività di fronte alle leggi della società e l'attività impersonale della coscienza identificata con il flusso di coscienza.

La storia, narrata in prima persona da Sal, il protagonista, presenta la vita, le aspettative e la psicologia di un gruppo di giovani nel contesto dell’America degli anni ’50. Si evidenzia  il rifiuto totale dei comuni valori borghesi della società di massa, per una completa adesione alla vita  "sulla strada", per il vagabondaggio ed il nomadismo, in continuo trasferimento, rinnegando ogni forma di stabilità.

Sal e l’amico Dean con la loro macchina, il loro girovagare attraverso gli Usa in autostop ed il loro vivere "alla giornata", rompono prepotentemente tutti gli ideali di vita tranquilla e programmata. Tema principale del libro e suo filo conduttore risulta essere proprio il viaggio, inteso come elemento che rompe la monotonia della vita e porta l’individuo a confrontarsi con sempre nuove realtà, alla continua ricerca di inedite forme di esistenza che possano allontanare il pericolo della "noia". Il viaggio assume la funzione portante di vero e proprio maestro di vita per tutti i personaggi: non è inteso solo nella sua forma materiale di spostamento fisico ma anche come viaggio "virtuale" tramite l’uso di sostanze stupefacenti e l’abbandono ai piaceri.

Tutto questo comunque è presentato non come un processo di degrado, bensì come riconquista  dell’istinto primitivo dell’innocenza e della creatività umana oramai perdute e soffocate nel conformismo dell’uomo "moderno". La meta finale di Città del Messico, raggiunta da Dean e Sal con una scalcinata Ford, sembra costituire il traguardo di un lungo percorso a tappe di un cammino esistenziale verso la vita piena ed in qualche modo perfetta. Questo traguardo ideale non viene però mai raggiunto realmente, poiché di fatto esso oggettivamente non si configura in una condizione di libertà veramente fruita: la disillusione finale riporta i protagonisti alla dura realtà, ad una vita improntata alla continua fuga dal conformismo.

Il romanzo può essere inteso come un vero e proprio diario autobiografico in cui Dean incarna Neal Cassady, l’amico fraterno di Kerouac nei suoi viaggi "coast to coast" attraverso gli Usa. Proprio questo elemento conferisce al racconto una totale veridicità che viene percepita dal lettore sin dalle prime righe. Per i suoi contenuti e per il linguaggio  espliciti e scomodi l’opera incontra una dura opposizione della critica ed ottiene il  consenso soltanto dieci anni dopo la sua pubblicazione.

La tecnica dello stile di Kerouac è molto singolare: infatti la base del suo stile è il jazz. «Kerouac individua nella struttura dell'improvvisazione jazzista, con le sue deviazioni e i suoi ritorni rispetto al tema centrale, l'impostazione di quella che egli ha chiamato la sua prosa spontanea... riferendosi proprio alle possibilità di improvvisazione del jazz... Se appena si fa un piccolo sforzo per addestrare l'orecchio a questa struttura compositiva ... si percepiscono le pause, proprio intese in senso musicale; quelle che Kerouac nel suo decalogo ha chiamato gli spacchi e, per i jazzisti, le prese di fiato tra le varie frasi; l'intensità del tema centrale sarà solo sottolineata  dalle distrazioni, dalle sospensioni, dagli indugi creati dai temi laterali» (F.  Pivano).

Jack Kerouac nacque nel 1922 da una famiglia franco-canadese nella  cittadina agricola di Lowell nello stato del Massachusetts, e morì nel 1969 in Florida , dove si era ritirato a vivere l'anno precedente con la terza moglie e  la madre invalida.  I genitori erano cattolici di strettissima osservanza e Kerouac fu cresciuto seguendo rigidamente principi religiosi.   A 18 anni scrisse : "Letto Jack London, e deciso a diventare avventuriero, un viaggiatore solitario".  Trascorse l'infanzia a Lowell ed i primi anni della maturità sulla East Coast , dove frequentò la Columbia University di New York dove peraltro non arrivò mai a conseguire la laurea.  Abbandonò tutto per inseguire la vita degli "hipsters" , giovani ragazzi che vivevano al di fuori delle regole della società contemporanea.  In seguito , si imbarcò come marinaio nella Marina Mercantile e visitò vari porti atlantici e mediterranei.  Dopo un anno passato in marina tornò al Greenwich Village di New York , divenuto quartiere generale di hipsters e beatniks.  Il suo primo libro "La città e la metropoli" (The town and the city) , fu pubblicato nel 1950. Nei sei anni successivi svolse i lavori più svariati e  vagabondò per tutti gli Stati Uniti ed il Messico.

Nel 1957 fu pubblicato "Sulla strada" (On the road) , frutto di tali esperienze. L'opera divenne in breve tempo l'emblema della beat generation e gli procurò immediata fama e successo.  Kerouac al proposito raccontò: "scrissi on the road in tre settimane......su un lunghissimo rotolo di carta e per la prima volta usai l'espressione beat generation...l'editore cui lo inviai me lo respinse. Si giustificò dicendo che il direttore commerciale avrebbe rifiutato un libro simile. Invece il direttore-capo si congratulò con me : "jack" disse "c'è qua dentro anche Dostoevskij , ma che cosa posso fare per te adesso ?".


Intorno a Kerouac si forma un gruppo di autori uniti fra loro sin dai tempi della Columbia University , Ginsberg, Ferlinghetti, Burroughs.  Ginsberg si trasferì poi sulla West Coast a San Francisco che divenne il fulcro del movimento beat.  Kerouac scosso dall'improvviso successo, in preda ad una crisi spirituale e di identità, dopo avere fatto per diversi mesi la guardia forestale a nord di Seattle, giunse in Europa.  Stette per sei mesi a Parigi in Francia.  Kerouac torna rapidamente negli Stati Uniti dove nel frattempo esce "I sotterranei" (the Subterraneans) nel 1958.  Poco dopo pubblica "I vagabondi del Dharma" (Dharma Bums) nel 1958.  Questo è sicuramente il momento più "religioso" di Kerouac , scaturito dalle forti influenze dello Zen buddista.  "Doctor Sax" esce nel 1959 ed è dello stesso anno anche la raccolta di poesie "Mexico City Blues".  "Big Sur" verrà pubblicato nel 1962 a New York.  Negli anni successivi fino alla morte avvenuta nel 1969 Kerouac visse combattendo contro il suo fisico minato dall'alcol e da una vita di eccessi.

J. Kerouac, da  I vagabondi del Dharma

Alle sette e mezzo arrivò il mio espresso e mentre gli scambisti lo andavano ricomponendo io mi acquattai tra le erbe per prenderlo, nascondendomi in parte dietro a un palo del telefono.  Uscí di corsa, a velocità sorprendente pensai, e col mio zaino pesante venticinque chili corsi allo scoperto e gli trottai accanto finché non vidi un gancio adatto e mi ci aggrappai e mi  tirai su e m'arrampicai dritto fin sul tetto del vagone per dare una buona guardata a tutto il treno e vedere dove poteva essere il mio pianale.  Corpo di mille bombe maledizione e per tutte le stelle del firmamento, ma mentre il treno aumentava spaventosamente di velocità avventandosi fuori da quella stazione m'accorsi che era un maledetto treno buono a nulla con diciotto vagoni sigillati figlio di cagna e a piú di trenta chilometri l'ora si trattava di farcela o morire, saltar giú o rimanere lí appeso per tutta la vita a centotrenta all'ora ( impossibile in cima a un carro chiuso) cosí dovetti ridiscendere a tentoni giú per la scaletta ma prima fui costretto a sbrogliare la fibbia della cinghia ch'era rimasta agganciata alla passerella sul tetto cosicché al momento in cui mi trovai sospeso al piolo piú basso e fui pronto a lasciarmi andare stavamo andando troppo presto ormai.  Sfilatomi lo zaino e tenendolo stretto in una mano calmo e furioso scesi giú sperando per il meglio e lasciai perdere ogni cosa e solo barcollai per qualche passo e approdai a terra sano e salvo.

Ora però mi trovavo a cinque chilometri addentro nella giungla industriale di Los Angeles in una pazzesca nauseante lacrimogena nebbia notturna e mi toccò dormire tutta quella notte accanto a una rete metallica in un fosso presso le rotaie senza poter chiudere occhio tutta la notte per il baccano degli scambisti della Southern Pacifie e della Santa Fe che trafficavano là intorno, finché la nebbia schiarí a mezzanotte e allora respirai meglio (pensando e pregando nel mio sacco) ma poi ancora altra nebbia e fumo e orribili umide nubi bianche dell'alba e il mio sacco troppo caldo per dormirci dentro e fuori troppo rigido per uscirne, nient'altro che orrore tutta la durata di quella notte, salvo all'alba quando un uccellino mi benedí.

L'unica cosa da fare era uscire da Los Angeles.  Secondo le istruzioni del mio amico mi misi ritto sulla testa, usando la rete metallica per evitare di cader giú.  Mi diede un certo sollievo alla testa.  Poi andai a piedi fino alla stazione degli autobus ( attraverso rotaie e viuzze traverse) e salii su un'economica corriera per un viaggio di quaranta chilometri fino a Riverside. I poliziotti continuarono a guardarmi sospettosi con quel grosso fardello sulla schiena.  Tutto era lontanissimo dalla facile purezza di trovarsi con Japhy Ryder in quel bivacco di rocce ad alta quota sotto serene stelle canore.

Ci volle esattamente l'intero percorso di quaranta chilometri per uscire dalla caligine di Los Angeles; il sole era puro a Riverside.  Mentre attraversavamo il ponte che portava a Riverside, esultai vedendo un bellissimo letto di fiume ben asciutto con la sabbia bianca e in mezzo solo un filo d'acqua.  Stavo cercando la prima occasione per accamparmi all'aperto per la notte e mettere alla prova le mie nuove idee.  Ma all'infuocata stazione degli autobus un negro mi vide col mio zaino e venne da me e mi disse che era un mezzo Mohawk e quando gli spiegai che mi accingevo a risalire la strada per dormire nel letto del fiume lui m'ammoní: «No signore, non puoi farlo, i poliziotti di questo paese sono i piú duri di tutto lo stato.  Se ti vedono laggiú ti sbattono dentro.  Amico » mi disse « anche a me piacerebbe dormire all'aperto stanotte ma è contro la legge». «Mica siamo in India, siamo» risposi, urtato, e me ne andai lo stesso deciso a tentare.  Era proprio come il poliziotto alla stazione di San Jose, anche se era contro la legge e cercavano di prenderti l'unica cosa da fare era farlo comunque e tenersi nascosti.  Risi pensando a cosa sarebbe successo se fossi stato Fuke il saggio cinese del nono secolo che vagabondava per la Cina suonando incessantemente la sua campanella.  In una specie di visione vidi che l'unica alternativa al dormire all'aperto, saltare sui merci, e fare quel che mi pareva era semplicemente mettersi seduto insieme ad altri cento pazienti davanti a un bell'apparecchio televisivo in un manicomio, dove poter essere «sorvegliato».  Andai a un supermercato e mi comprai del succo d'arancio concentrato e crema di formaggio alle noccioline e un filone di pane integrale, tutta roba che mi avrebbe fornito ottimi pasti fino all'indomani, quando mi sarei messo in cammino attraverso la città per raggiungere l'estremità opposta.  Vidi molte macchine della polizia in perlustrazione e tutti mi guardarono sospettosi: poliziotti ben pagati e tirati a lucido in macchine, nuove di zecca con tutte quelle costose apparecchiatura radio per vedere che nessun bhikku dormisse nel suo boschetto quella notte.

Alla foresta sull'autostrada diedi una buona occhiata in giro per assicurarmi che nessuna pattuglia stesse salendo o scendendo la strada e mi tuffai a pesce nei boschi.  Mi toccò addentrarmi in una quantità di cespugli secchi, non volevo stare a cercare la pista Boy Scout.  Puntai dritto verso le sabbie dorate del letto del fiume che vedevo piú avanti.  Oltre i cespugli correva il ponte dell'autostrada, nessuno poteva vedermi a meno che non si fermassero e scendessero per guardare in basso.  Come un criminale m'addentrai in chiari cespugli spinosi e ne uscii sudando e sprofondai fino alle caviglie nei corsi d'acqua e poi quand'ebbi trovato un grazioso varco in una specie di boschetto di bambú mi trattenni dall'accendere un fuoco fino al crepuscolo, quando nessuno avrebbe potuto vedere la mia piccola fumata, e feci attenzione a tener basse le braci.  Distesi il poncho e il sacco a pelo su poche foglie secche scricchiolanti e schegge di bambú.  Pioppi ingialliti colmavano l'aria del pomeriggio di una nube dorata e mi facevano ballare gli occhi.  Era un bel posticino se non fosse stato per il fragore degli autocarri sul ponte del fiume.  Il mio raffreddore di testa e la sinusite mi davano fastidio e cosí mi misi ritto sulla testa per cinque minuti.  Risi. «Che penserebbe la gente se mi vedesse?» Però non c'era niente da ridere, mi sentivo piuttosto triste, anzi veramente triste, come la sera prima in quell'orribile caliginosa regione di reti metalliche nella Los Angeles industriale, quando a dire la verità avevo pianto un poco.  Dopo tutto un uomo senza tetto ha tutte le ragioni di piangere, tutto al mondo lo accusa.                 

J. Kerouac, da Sulla strada

Stava per arrivare il più lungo passaggio della mia vita, un autotreno con una piattaforma sul dietro e circa sei o sette ragazzi sdraiati sopra, perché gli autisti, due giovani agricoltori del Minnesota, prendevano su ogni singola anima che trovassero per quella strada: la più sorridente, allegra coppia di prestanti buontemponi che si potesse mai desiderare di vedere, tutti e due con indosso camicie di cotone e tute, nient'altro; entrambi persone per bene, dai polsi massicci, con larghi sorrisi di benvenuto per chiunque e qualsiasi cosa incontrassero sul loro cammino. lo corsi, chiesi: - C'è posto? -. Loro dissero: - Certo, salti su, c'è posto per tutti.

Non ero ancora sulla piattaforma che l'autotreno partì rombando; barcollai, uno dei viaggiatori mi afferrò, e mi sedetti.  Qualcuno fece passare una bottiglia di whisky d'infima qualità, che era alla fine.  Ne buttai giù un lungo sorso nella esaltante, poetica, piovigginosa aria del Nebraska. - Urrà: ecco che andiamo - urlò un ragazzo con un berretto da baseball, e quelli lanciarono la macchina a più di cento all'ora e superarono tutti lungo la strada. - Stiamo viaggiando su questo schifoso arnese fino da Des Moines.  Questi tipi non si fermano mai.  Di quando in quando bisogna urlare per fare una pisciata, altrimenti ti tocca di farla a mezz'aria, e aggrappati, fratello, aggrappati.

Guardai la compagnia.  C'erano due giovani agricoltori del Nord Dakota con berretti rossi da baseball, ch'è il copricapo tipico dei giovani agricoltori del Nord Dakota, i quali erano diretti verso i raccolti; avevano avuto dai loro vecchi il permesso di andare via da casa per un'estate.  C'erano due ragazzi di città che venivano da Columbus, nell'Ohio, giocatori nella squadra di calcio del loro liceo, che masticavano gomma, ammiccavano, cantavano nella brezza, e dissero che facevano l'autostop per tutti gli Stati Uniti durante l'estate. - Andiamo a Los Angeles! - urlarono.
Che ci andate a fare?
Diavolo non lo sappiamo.  Che importa?

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