Neoplatonismo

  • Materia: Neoplatonismo
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Vita e filosofia di Giamblico

Pensiero e vita del filosofo Giamblico.

Giamblico nacque a Calcide, in Siria, verso la metà  del terzo secolo, e, dopo essere stato allievo di Porfirio a Roma, tornò in Siria, dove fondò una scuola, nella quale insegnò fino alla morte avvenuta verso il 326. Giamblico dedicò una serie di scritti all' esposizione del pitagorismo e dei rapporti intercorrenti fra descipline matematiche e speculazione teologica. Di questi sono stati conservati: la Vita pitagorica, il Protrettico, ossia un' esortazione alla filosofia fatta con estratti da opere di vari autori, in particolare da Platone e Aristotele, Sulla scienza matematica comune, Sull' introduzione aritmetica di Nicomaco, Teologia aritmetica. Scrisse anche una Teologia caldaica, che non ci è pervenuta, mentre sono conservati e quasi sicuramente sono opera sua i Misteri di Egitto, nei quali egli espone e difende la teurgia. Egli compose anche vari commenti a scritti di Aristotele e dialoghi di Platone, enunciando, in questa impresa, principi esegetici che saranno accolti anche nella successiva tradizione neoplatonica. Ogni dialogo platonico ha, secondo Giamblico, un solo tema, sicchò per intenderlo pienamente occorre in via preliminare determinare quale parte della filosofia riguardi: così, per esempio, Il Timeo riguarda la fisica e quindi anche il prologo di esso è attinente alla fisica. Con Giamblico il primato assegnato al sapere sacerdotale, iniziatico, ermetico e teurgico fa dell' Egitto la terra della salvezza, e dal sapere dell' antico Egitto dipendono anche Pitagora e Platone. Il pitagorismo appare a Giamblico una filosofia di origine divina, ispirata direttamente dagli dei; gli elleni, invece, sono in preda a una smania di innovazioni e incapaci di rimanere fedeli alle credenze e al sapere tradizionali. In Giamblico la tradizione diventa esplicitamente un patrimonio immodificabile: il vero compito è quello di conservarlo fedelmente. Si tratta ormai di competere con messaggi religiosi, in particolare il cristianesimo, che si appellano a rivelazioni e a tradizioni divine. Contro l' Oriente degli ebrei e soprattutto dei cristiani occorre mobilitare un altro oriente, l' Egitto carico di messaggi divini. In Giamblico, poi, la dicotomia tra i più e i filosofi si estende anche al piano culturale: ai culti e alle pratiche religiose popolari si oppongono le pratiche teurgiche, destinate a pochi uomini capaci di staccarsi dalla natura, che spinge in basso e alla quale è apparentato il grande gregge degli uomini. Il pensiero da solo non può condurre all' unione con gli dei, ci vuole la teurgia, ossia un complesso di azioni rituali che non hanno efficacia soltanto nei limiti del mondo sensibile, anche se ciò non significa che gli dei possano subire costrizioni da parte degli uomini. Il successo o l' insuccesso delle operazioni teurgiche non è infatti in potere ddegli uomini. A differenza di Plotino, Giamblico postula un principio supremo, che trascende anche l' Uno e che egli chiama l' Ineffabile, letteralmente " ciò che non può essere detto ". La ragione di questa diversità  è che per lui anche il termine unità  deriva il suo significato dalla distinzione e contrapposizione rispetto alla molteplicità . In tal senso, il termine uno introdurrebbe quindi una forma di relazione, anche se solo negativa, con i molti e in questo modo annullerebbe la trascendenza assoluta del principio divino. Ma per impedire che tra l' assolutamente trascendente, Dio, e l' uomo si apra un abisso incolmabile, Giamblico fa valere il principio della continuità . Tra il principio ineffabile e le ipostasi successive esiste una continuità  gerarchica, senza salti, che va dall' assolutamente semplice a ciò che è sempre più composto e meno universale. In base al principio che ciò che è causa è superiore ai suoi prodotti, le vere cause dovranno essere ritrovate nell' attività  dell' ordine intellegibile, superiore al mondo sensibile. Ciò conduce, già  a partire da Giamblico, ad una moltiplicazione delle ipostasi intermedie, che possono essere identificate con le numerose divinità  della religione pagana. In questo modo, il neoplatonismo può integrare nel suo quadro teorico la religione tradizionale; ma essere platonici senza essere cristiani diventa sempre più il rifugio di una esigua minoranza.