Novecento

  • Materia: Novecento
  • Visto: 8864
  • Data: 2005
  • Di: Redazione StudentVille.it

Gabriele d'Annunzio

Vita e opere di Gabriele D'Annunzio.

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LA VITA

Gabriele d’Annunzio nasce a Pescara il 12 marzo 1863. Compiuti gli studi Iiceali a Prato, si trasferisce neI 1881 a Roma, dove diventa presto noto come giornalista letterario e cronista mondano. Dal 1891 aI ‘93 vive a Napoli: in questo periodo è suggestionato da Nietzsche e Wagner. Dal 1898 al 1910 vive a Settignano, nella villa detta “la Capponcina”. Nel 1910, a causa dei debiti contratti, va in “esilio volontario” in Francia, dove rimane fino al 1915. Scoppiata la guerra, torna in Italia schierandosi tra gli interventisti e partecipando ad ardite imprese belliche. Conclusasi la guerra, compie nel 1919-20 l’impresa di Fiume. Costretto nel 1921 ad abbandonare Fiume, si ritira a Gardone Riviera, in una villa detta “Il Vittoriale degli Italiani”, nella quale vive in disparte fino alla morte, avvenuta 1 marzo 1938. 

Le poesie

D’Annunzio esordisce con la raccolta di poesie Primo vere (1879). Dopo Primo vere si apre il cosiddetto “periodo romano”, che occupa circa un decennio (1881-91) e vede la pubblicazione di diverse raccolte poetiche: Canto novo (1882). Intermezzo di rime (1884), Isaotta Guttadauro ed altre poesie (1886, ma rifatta poi in due libri distinti: L’isotteo e La Chimera, 1890), Elegie romane (1892). NeI l893 vede Ia luce il Poema paradisiaco, che prelude a una nuova fase, caratterizzata dalla tematica della “bontà”. Dopo una pausa di qualche anno, nel 1899 d’Annunzio ritorna alla scrittura di versi con le Laudi. Secondo il progetto dell’autore, le Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi si sarebbero dovute articolare in sette parti. In realtà d’Annunzio realizzò compiutamente solo le prime quattro parti: Maia, Elettra e Alcyone, che escono nel 1903; Merope, che esce nel 1912.

Le prose

L’esordio di d’Annunzio in qualità di prosatore avvenne con i “bozzetti” di Terra vergine (1882). I racconti successivi a Terra vergine confluirono, rielaborati e selezionati, in Novelle della Pescara (1902). Tra il 1888 e il 1910 d’Annunzio si dedicò alla stesura di numerosi romanzi: Il piacere (1889), Giovanni Episcopo (1891), L’innocente (1892), Il trionfo della morte (1894), Le Vergini delle rocce (1895), lI fuoco (1900), Forse che sì forse che no (1910). Dopo il 1910 d’Annunzio utilizza la prosa per forme di scrittura concentrate, di tipo lirico, I risultati più convincenti di questa stagione creativa vengono con il Notturno (1921). Escono poi, nel 1924 e nel 1928, due volumi di Faville del maglio.

Il teatro

L’attività teatrale di d’Annunzio si stende quasi per intero tra il 1897 e il 1914. I lavori dannunziani per le scene risultano sempre appesantiti da una ricerca di raffinatezza e originalità espressiva, a tutto svantaggio della efficacia drammatica e della credibilità psicologica. Al centro dell’interesse dello scrittore sta ancora una volta la parola, e proprio per dare alla parola più risalto d’Annunzio compose una parte dei suoi testi teatrali in versi. La tragedia dannunziana più apprezzata dal pubblico, La figlia di Iorio, è del 1903.

 

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