Novecento

  • Materia: Novecento
  • Visto: 10109
  • Data: 2005
  • Di: Redazione StudentVille.it

Identità - Doppio

Il soggetto tra ruoli sociali, modelli d'azione e perdita di identità nell'ambito letterario.

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La letteratura è un filtro molto particolare per approfondire la personalità umana. A differenza della filosofia che vuole approdare a forme di conoscenza astratta ed universale sulla natura dell'animo umano  e della psicologia che analizza - isolandoli - i fenomeni e le dinamiche della vita affettiva e mentale, la letteratura dà vita a interpretazioni attraverso forme espressive e rappresentative, che, pur essendo in relazione con la vita vissuta, sfruttano l'immaginario, per toccare i problemi della vita. Essa crea ad esempio un tempo ed uno spazio fittizi, per meglio destreggiarsi nelle prospettive ipotetiche ed utopiche dei sogni, delle aspirazioni, della ricerca di significati, per poter produrre congetture e presupposizioni, per vivere fino in fondo emozioni celate alla sensibilità comune.

La letteratura in generale consente una sorta di proiezione dell'io dell'autore nella sua opera, attraverso i vari personaggi e le loro focalizzazioni (punti di vista), le loro funzioni narrative - intese come intrecci e ruoli - ma anche attraverso le soluzioni espressive adottate - forme dell'immaginario retorico e stilistico, rete di significanti.....

In tal senso la scelta del genere letterario  è già indicativa della particolare trasposizione che l'io artistico propone della propria personalità di soggetto in continua evoluzione.

Forse il genere letterario che più si presta alla scoperta dell'interiorità è la confessione  Come ci ricorda la pensatrice spagnola Maria Zambrano nel suo bel testo La confessione come genere letterario, " la confessione è un genere di scrittura a metà strada tra la letteratura e la filosofia che nasce quando Verità e Vita non vanno più d'accordo. Alla sua origine c'è una lotta con se stessi... e la coscienza di dover dare la massima azione alla parola per far posto ad una realtà che rischia di asfissiare. Di fronte alla dispersività della vita, alla sua contraddittoria frammentarietà il soggetto sente di dover trovare una qualche forma di unità. Alla base della confessione c'è un duplice movimento, di fuga da se stessi (data dalla disperazione  e di recupero di se stessi nella speranza di una più autentica rivelazione del sè. Gli esempi storici di questo genere di scrittura, che il testo della Zambrano propone, sono quelli di Sant'Agostino, Rousseau, Kierkegaard ma anche di Nietzsche, Baudelaire, Rimbaud, Dostoevskij , Breton ed i surrealisti.

Anche in altre varianti della nostra tradizione culturale si esprime la volontà argomentante del soggetto che cerca il suo spazio di riflessione senza rinunciare alla specificità del filtro letterario. In tale categoria di scritture possiamo includere il trattato dialogato (Petrarca, Secretum), la lettera a contenuto esistenziale e filosofico (da Petrarca a Leopardi ), l' autobiografia artistica (Goldoni, Alfieri), il romanzo epistolare (Foscolo, Le ultime lettere di Jacopo Ortis), il diario a sfondo introspettivo (Leopardi, Zibaldone), la prosa fantastica argomentante (Leopardi, Operette morali), certe parti della poesia crepuscolare e montaliana, alcuni passi dei manifesti delle avanguardie novecentesche........

La poesia lirica  concepisce - per lo più - l'io all'interno della sfera emozionale, consentendogli l'effusione dei sentimenti, che si generano da una continua tensione tra un'interiorità ricca e viva ed una realtà spesso priva di stimoli adeguati. E' la natura che, molte volte, diventa il referente silenzioso ma significativo e suggestivo di tale tensione. Ed è al suo interno che sembra potersi rileggere l'identità del soggetto: tenebrosa, enigmatica, ansiosa di infinite sensazioni.
La poesia simbolista ed ancor più le avanguardie novecentesche risolvono nell'originale espressività linguistica il dramma di personalità / identità che si ricercano ormai esclusivamente nelle forme dell'arte. L'autonomia dei linguaggi artistici, che tende via via ad assolutizzarsi, fa dimenticare gradualmente il valore dei modelli culturali e dei modelli di vita che la tradizione aveva riproposto tenacemente, pur attraverso numerose variazioni ed attualizzazioni.

Il romanzo realista definisce in modo più argomentato le psicologie dei personaggi (articolazioni plausibili del punto di vista dell'autor). Negli intrecci narrativi si esplicita la panoramica di casi che la realtà storica ostenta, si intuisce la dinamica di significati che essa movimenta, il nucleo ideale che dovrebbe ispirarla.
E' nella narrazione che prende forma l'atto interpretativo del reale, attraverso cui l'autore definisce la sua identità storica ed esistenziale in forme sufficientemente decodificabili. L'esempio più pertinente in questo senso è l'identità cristiana di Manzoni che si articola nel complesso sistema dei personaggi dei Promessi Sposi.

Più modernamente il romanzo decadente e novecentesco sposta l'attenzione sull'interpretazione del tutto soggettiva del reale da parte del soggetto, isolato all'interno di una società anonima ed ostile. L'arte sente ormai la fine delle idealità romantiche (come rassicuranti sistemi di valori in cui proiettars ) e si distanzia allo stesso tempo dalle facili certezze date dal sapere scientifico, sociale ed economico (crisi del positivismo). Si impongono nuove categorie di interpretazione e di analisi delle contraddizioni della personalità  umana all'interno della società industriale. In particolare in Italia si afferma con Pirandello il concetto di umorismo, inteso come sentimento del contrario e come demistificazione della realtà borghese. Emerge così - per dare consistenza ad un io analitico e critico - la provocatoria originalità degli atteggiamenti dei personaggi, l'ostentazione di paradossali contraddizioni, e perfino la difesa della pazzia volontaria come amaro rifugio in una solitudine non alienata.
Anche l'inettitudine  è originale categoria dell'io (Svevo). Essa si configura sia come incapacità di affrontare i rapporti sociali e di vivere l'intensità dei sentimenti, sia come eccesso di riflessione che paralizza la volontà di azione. Ma anche come positiva, ironica autosufficienza di fronte ai mali psicologici della moderna società.

Il percorso analizza i modi in cui la letteratura rivive e riproduce - attraverso l'immaginario artistico - il problema dell'identità personale, inteso come riconoscimento della propria unicità nella relazione che ogni individuo intrattiene con se stesso, come padroneggiamento delle scelte di vita, dei propri atteggiamenti verso la realtà esterna, dei rapporti con gli altri. Nel grafo si indicano alcuni significati legati al concetto di identità quale si rintraccia nelle opere letterarie. Lo schema isola quattro grandi aree concettuali.

- Un primo concetto di identità forte si identifica nell'adesione a grandi modelli di vita e di azione del passato. E' l'età classica che solitamente offre tali modelli.

- Altre volte il soggetto accetta di vedere condizionata la sua identità  e la sua personalità da forze superiori, quali la volontà provvidenziale di Dio, che orienta per il meglio le azioni e le intenzioni umane.

- Una nuova identità forte del soggetto si rintraccia nella creazione artistica, vista come esperienza privilegiata. E' valorizzata la genialità del superuomo - esteta, capace di scavalcare la volgarità del reale.

- Tuttavia la moderna società industriale isola sempre più il singolo e l'esclusione da ideali ampiamente condivisi, finisce per mettere in forse la stessa identità della persona. Essa finisce per sentirsi alienata, estranea alla sua stessa vita, che è percepita come manovrata dagli altri.

- Quando la perdita di senso del proprio vivere si fa più forte e drammatica, subentra un più profondo scollamento dalla realtà. Il sogno, l'utopia di un mondo migliore, le immagini visionarie dell'arte possono aiutare temporaneamente ad evadere in una dimensione più libera. Ma quando la crisi si fa più forte può anche subentrare la psicosi e la follia, come esperienza estrema di sdoppiamento del proprio io.

- Infine nel Novecento si intuisce che il concetto di identità - come consapevole padroneggiamento di sé - è illusorio. La mente dell'uomo, con la sua capacità anche involontaria di ricordare e di pensare, di accordare sensazioni legate al presente con riferimenti al passato e proiezioni del desiderio verso il futuro ( flusso di coscienza e monologo interiore ) fanno svanire l'unità della coscienza. Si apre contemporaneamente la dimensione dell'inconscio.

 

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