Novecento

  • Materia: Novecento
  • Visto: 11301
  • Data: 2005
  • Di: Redazione StudentVille.it

Il divino cristiano e pagano

Il divino cristiano e pagano con collegamenti a Foscolo e Manzoni.

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Il percorso si snoda sulla contrapposizione tra divino cristiano e divino pagano che segna due diverse concezioni culturali, ideologiche e religiose del pensiero dell’’800.

La contrapposizione più netta si ha tra la poetica foscoliana (neoclassicista e rivolta al recupero del mito) e  quella manzoniana (romantica e tesa al recupero delle verità cristiane).

Per Foscolo il mito ha un valore emblematico (esempio, segno di verità profonda che incarna valori universali).  Pensiamo al mito di Ulisse (A Zacinto) che ritorna alla sua Itaca, al mito di Ettore (Dei Sepolcri) che difende la sua patria troiana fino all’ultimo, sacrificando la sua vita contro il volere del fato o ancora al mito di Elettra la ninfa amata da Giove che dopo la sua morte inaugura il culto delle tombe nella città di Troia. Al mito delle Grazie (Le Grazie) che portano tra gli uomini la civiltà e le arti belle sottraendoli dallo stato di barbarie.

Il mito non viene solo rievocato da Foscolo nelle  forme originarie in cui era custodito dal mondo classico (greco e romano) ma viene ricreato e attualizzato, sovrapponendosi alla vicenda storica (i morti di Maratona) ed essendo recuperato dalla celebrazione artistica che ne fa il poeta (poesia). In questo senso anche Omero diviene mito, in quanto rievocatore di vicende eroiche ed esemplari per tutta l’umanità (A Zacinto, Dei sepolcri).

Diversa è la posizione di Manzoni che crede il mito una falsa verità, una forma di idolatria poiché si basa sul desiderio delle cose terrene (Lettera sul Romanticismo).

“………l'uso della favola è idolatria. ...Questa non consisteva soltanto nella credenza di alcuni fatti naturali e soprannaturali; questi non erano che la parte storica; ma la parte morale era fondata nell'amore, nel rispetto, nel desiderio delle cose terrene, delle passioni, de' piaceri portato fino all'adorazione, nella fede in quelle cose come se fossero il fine, come se potessero dare la felicità, salvare."

Manzoni rivaluta tutte le verità cristiane in quanto capaci di ricordare agli uomini il significato ultimo della storia e soprattutto il significato profondo delle sofferenze delle masse umane (cristianesimo democratico). Tutta la sua poetica si regge sulla centralità della religione intrecciata alla riflessione sulla storia e sulla lingua. Tra i numerosissimi riferimenti testuali al cristianesimo ed alla religiosità cristiana che si trovano nelle pagine manzoniane ricordiamo:

    * - L’attenzione che Dio ha per i deboli, i miseri, i sofferenti che saranno da Lui premiati nella vita dell’aldilà (La Pentecoste)
    * - Il valore storico della predicazione di Cristo. Con la nascita della Chiesa la schiavitù è negata come logica di sopraffazione di un uomo sull’altro ed una nuova speranza si apre all’umanità. (La Pentecoste)
    * - La morte è una prova per il cristiano. Napoleone, Adelchi, Ermengarda sono aiutati dalla fede in Dio a superare questa prova e danno alta testimonianza delle loro virtù umane.
    * - La provvida sventura fa sì che Ermengarda con il suo sacrificio sconti in parte i mali che il suo popolo, i Longobardi, hanno fatto patire al popolo italiano ed alla Chiesa con la loro dominazione. (Coro atto IV dell’Adelchi)
    * - Adelchi testimonia con il suo sacrificio, la dura legge della storia che ricorda “non resta che fare il torto o patirlo”. La virtù cristiana di Adelchi ne fa un martire del potere sia di Carlo Magno che del padre Desiderio.
    * - Nei Promessi Sposi  la religione è intesa soprattutto come forma provvidenziale (legge storica voluta da Dio) che premia chi ha fede nella sua parola e non accetta i compromessi del potere. L’unione di Renzo e Lucia è il coronamento positivo del loro attaccamento ai valori cristiani.

Manca una fede positiva in Leopardi, che, anzi, nella fase giovanile della sua produzione si avvicina a classicismo e crede nel valore della poesia di immaginazione degli antichi, tutta centrata sulla costruzione di favole e miti. La vicenda tragica di Saffo, la poetessa greca suicida per amore di Faone, segna forse la fine di questa fiducia ingenua in un mondo classico più felice perché contrassegnato dal colloquio con il divino che ha sede nella natura.

Anche la dimensione dell’infinito può forse prefigurare un’idea di divino, che tuttavia non è chiaramente configurata….se non nella dolcezza dell’abbandono ad una dimensione diversa dalle percezioni abituali dello spazio e del tempo.

Questa stessa sensazione di abbandono e di ricerca di senso nel divino si trova in Pascoli (La vertigine). Ma tale ricerca è contrassegnata dall’angoscioso sradicamento dalla Terra e da tutto quanto può essere sicurezza nella condizione umana. La ricerca inesausta di Dio e della sua verità si conclude con un  fallimento:

.....non trovar fondo, non trovar mai posa,          

da spazio immenso ad altro spazio immenso;

forse, giù giù, via via, sperar... che cosa?

La sosta! Il fine! Il termine ultimo! Io,

io te, di nebulosa in nebulosa,

di cielo in cielo, in vano e sempre, Dio!

In D’Annunzio siamo di fronte talvolta ad una falsa religiosità che confonde elementi del divino pagano con quelli divino cristiano, sempre mutuati dalla presenza della natura.

La natura è spesso personificata, come accade nei numerosi miti panici che la sua poesia presenta. Ad esempio l’immagine di Ermione (La pioggia nel pineto) intrisa di pioggia ed identificata negli elementi vegetali è simile a quella di una ninfa classica, capace di personificare l’intensità delle forze di natura.

Del resto nella "Sera fiesolana"  il totale coinvolgimento con la tenerezza di una sera primaverile si traduce in immagini quasi religiose, che richiamano la lode francescana alla natura come creatura divina.

In Verga non c’è la positiva fede nelle verità cristiane in quanto la sua ideologia e la sua opera sono condizionate da un pesante determinismo che non consente di intravedere speranze al di là dei condizionamenti socio-economici all’interno dei quali agiscono i suoi personaggi.

Nelle poesie del fronte di  Ungaretti il divino è appena intravisto nella natura, costantemente violata dalla violenza della guerra e nell’umanità sopraffatta dalla morte.

L’istintivo senso di solidarietà con gli altri uomini, le parole piene d’amore  che il poeta pronuncia accanto ad un compagno appena ucciso in combattimento testimoniano di un attaccamento alla vita che intravede un senso più alto nella vicenda umana, che crede in valori spirituali più solidi. La successiva evoluzione della sua poesia nella raccolta Sentimento del tempo testimonierà l’evoluzione in senso religioso della sua opera.

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