Novecento

  • Materia: Novecento
  • Visto: 8729
  • Data: 2005
  • Di: Redazione StudentVille.it

Il superuomo

Il superuomo in D'Annunzio: l'esteta superuomo e creatore di forme artistiche.

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Affrontare il tema dell'identità a proposito della personalità e dell'opera di G.D'Annunzio non è facile. Per questo autore il filtro letterario è essenziale per proiettare, di momento in momento, dinamiche e problematiche dell'io (spesso irrisolte) in soluzioni artistiche, in intrecci narrativi, in forme simboliche estremamente diversificate. La ricchezza della sua produzione, l'eterogeneità dei generi, la pluralità dei modelli culturali, artistici, filosofici e letterari che lo hanno ispirato, impediscono di trovare facili parallelismi esplicativi. Il processo di costruzione del suo corpus narrativo, poetico e teatrale, non permette di evidenziare un percorso evolutivo sul piano della sua personalità, una sorta di stabilizzazione o di definitivo approfondimento di alcune dimensioni esistenziali, colte come risolutive dei conflitti interiori e delle contraddizioni del suo io. Esaminando viceversa la cronologia delle sue opere si nota una sostanziale circolarità di soluzioni e scelte. Si ha un'oscillazione, una polarizzazione tra stati d'animo, pulsioni e atteggiamenti vitalistici, tutti mossi da una profonda tensione dei sensi e sostenuti da una forma artistica alta e preziosa ed un'altrettanto forte tendenza al ripiegamento, alla memoria, al rinnegamento della impossibile pienezza di vita, ad una sostanziale, ricorrente pulsione di morte.

La vita di G.D’Annunzio si ricollega intimamente alla sua opera. Egli tentò sempre di unire l’arte alla vita realizzando il suo ideale di esteta-superuomo, capace di proporre attorno alla sua persona un modello di sensibilità alta ed inimitabile. Le componenti fondamentali della sua personalità artistica sono senza dubbio la raffinatezza estrema, l'acuta  sensibilità per la bellezza in tutte le sue forme, l'esclusività aristocratica, l'audacia come combattente nelle imprese di guerra, l'originalità sostanziale negli atteggiamenti sia come uomo che come intellettuale. Le tappe della sua vita si accompagnarono agli scandali suscitati dallo scarso rispetto per la morale corrente e dal protagonismo mostrato anche a livello politico. Avventure galanti, lusso, duelli contrassegnarono soprattutto il periodo romano; egli respinse la mediocrità borghese ed in molte forme cercò di proporsi come personalità d'eccezione, capace di interpretare con profonda sensibilità ed intensità valori etici ed estetici che la società industriale nascente sembrava ormai disconoscere. Questa l'aspetto forse più noto della personalità dannunziana, che offre le migliori prove letterarie nella produzione poetica, ove la sua intensa sensibilità per la natura sa esprimere artisticamente forme di magico coinvolgimento (panismo).

Sul piano psicologico tuttavia non avviene mai una sovrapposizione completa ed agevole tra i personaggi dei romanzi dannunziani ed i loro modelli esistenziali, ideali e culturali.
L'estetismo di Andrea Sperelli, che affianca e nutre la passione sempre risorgente per Elena Muti, evolve in una crisi esistenziale fatta di isolamento e vuoto interiore (Il piacere). Il proposito di Giorgio Aurispa di incarnare il superuomo di Nietzsche si scontra con la presenza oscuramente distruttiva di Ippolita la donna nemica, che trova con il protagonista la morte in un duplice suicidio (Trionfo della morte). Anche i progetti teatrali dell'imaginifico Stelio Effrena, nuova controfigura dell'autore, trovano modo di esprimersi solo attraverso la percezione della decadenza femminile di Foscarina e di Venezia. Il Notturno esprime forse, a livello artistico, più coerentemente di ogni altra opera la capacità di D'Annunzio - in condizione di semicecità - di immergersi in una dimensione percettiva e sensitiva  totalmente opposta a quella panica e vitalistica. Rimane viva soprattutto la capacità di ascoltare, di intravedere sagome ed ombre.....ed una corrispondente umbratile evocazione di frammenti di sensazioni. La nuova espressività intima e raccolta sembra anticipare l'ultima evoluzione della personalità dannunziana. Si organizzano nel collezionismo eclettico e monumentale del Vittoriale i segni e le permanenze fredde di un lungo percorso di stimoli culturali, ormai divenuti cimelio e memoria di puri oggetti. Questa è forse la più forte valenza di morte che l'ultima dimora di D'Annunzio ci trasmette.

Sintesi grafica delle valenze polarizzate della personalità dannunziana.

Così si possono sintetizzare le fasi della produzione dannunziana che riflettono anche l'alternarsi ricco e contraddittorio del suo profilo psicologico.
La terra natale d’Abruzzo  ispira le “Novelle della Pescara”, sarà l’ambientazione di opere narrative quali "Il trionfo della morte” e teatrali quali “La figlia di Jorio” e “La fiaccola sotto il moggio”. Essa è vista come sede di vita primigenia, caratterizzata da forte istintualità, ferinità e quasi barbarie. E' percorsa da intensissime passioni, da religiosità magica e superstiziosa e soprattutto dalla violenza di istinti irrefrenabili. D’Annunzio si compiacerà di rappresentare i caratteri di questa società primordiale in contrapposizione spesso al suo raffinato estetismo di superuomo. Il forte vitalismo di questo mondo è costantemente contrassegnato dallo scacco tragico della morte violenta, del dolore, del sacrificio cruento e volontario ( valenze di morte ).

- Durante il periodo romano si ha la fase dell’estetismo in cui la vita è intesa come un’opera d’arte. D'Annunzio è’ dilettante di sensazioni; la sua vita è intessuta di avventure amorose  e caratterizzata da piaceri raffinati. La sensualità si manifesta spregiudicatamente e si unisce al disprezzo per la morale. A livello artistico Il piacere è il romanzo che testimonia il sostanziale fallimento di questo modello di esistenza.

Stanco  della fase della sensualità e dell’insicerità del periodo romano (“Il piacere “ segna un momento di crisi nella psicologia di D’Annunzio ) egli abbandona gli artifici dell’estetismo e si volge ad altri modelli: Dostoevskij e anche Tolstoj. Scrive due romanzi Giovanni Episcopo e  L’Innocente in cui si sente l’influsso del romanzo russo. Protagonisti sono due “umiliati ed offesi” dalla vita che per ribellarsi a situazioni avvilenti e per operare una rigenerazione della purezza contaminata ricorrono all’omicidio, scontando poi nel loro animo il rimorso della colpa commessa. E questa una fase di esplicito ripiegamento su personaggi decisamente introversi e sostanzialmente soccombenti alla realtà esterna. perdura l'interesse per psicologie patologiche.

La lettura del filosofo Nietzsche lo avvicina al mito del superuomo, capace di incarnare energia eroica, attivismo, spregiudicatezza morale e forza creativa. I romanzi che si rifanno a questa fase del suo pensiero sono Il trionfo della morte e Le vergini delle rocce. Partecipa alla vita politica nelle file della Destra (disprezza le masse ed il socialismo , difende  la missione imperiale dell’Italia e sogna la ripresa dell’antica grandezza di Roma. Voterà l’intervento nella guerra di Libia e soprattutto sarà interventista convinto nel Primo conflitto mondiale. nel 1919 guiderà l'impresa di Fiume)

Poema paradisiaco. D’Annunzio vuole recuperare l’innocenza dell’infanzia, ritornando alle cose semplici del passato ed agli affetti famigliari. C’è l’incontro con la vecchia casa e la madre in “Consolazione” che ispirerà la poesia crepuscolare.

Ne Il fuoco abbiamo il poeta-superuomo Stelio Effrena, l'imaginifico, che insieme alla Foscarina (la Duse) sogna di far rinascere l'antico teatro tragico greco, spettacolo totale, insieme di poesia, musica e danza, ispirato all’opera di Wagner. Anche in questo caso la donna abbandona il poeta mentre Venezia è immersa in un’atmosfera decadente. Scrive anche  le  prime opere teartrali ( La nave, La città morta ) .  Anch’esse ripropongono il messaggio del superuomo-eroe della nazione eletta, in quanto viene esaltata la funzione del nuovo spettacolo, capace di rinsaldare la coscienza della stirpe latina.

Inizia la composizione delle Laudi con i primi due libri Maia ed Elettra, anch’esse contrassegnate dal mito superomistico come l'ultimo libro Merope. In Alcyone si ha invece la celebrazione  della bellezza panica della natura. E’ la produzione più autentica del poeta, in cui, abbandonati almeno in parte i toni del superuomo crea  altissime espressioni poetiche. Alcyone è il poema dell’estate  nelle sue tre fasi della nascita, del pieno fervore estivo e del trascolorare nell’autunno.

A seguito di un incidente di volo, in condizione di semicecità ad un occhio scrive il Notturno, interessante prosa lirica, di memoria, evocativa, frammentaria e sperimentalistica per la forma espressiva originale. Questa è una nuova fase di ripiegamento sull’interiorità e di inquietudine legata al pensiero della morte.

Il Notturno

"Egli era giunto a compiere in sé stesso l'intimo connubio dell'arte con la vita e a ritrovare così nel fondo della sua sostanza una sorgente perenne di armonie. Egli era giunto a perpetuare nel suo spirito, senza intervalli, la condizione misteriosa da cui nasce l'opera di bellezza e a trasformare così ad un tratto in specie ideali tutte le figure passeggere della sua esistenza volubile. Egli aveva indicato appunto questa sua conquista quando aveva messo in bocca ad una delle sue persone le parole: "Io assisteva in me medesimo alla continua genesi di una vita superiore in cui tutte le apparenze si trasfiguravano come nella virtù di un magico specchio"

dal Piacere

La canzone d'oltremare

I miei lauri gettai sotto i tuoi piedi,
o Vittoria senz'ali. È giunta l'ora.
Tu sorridi alla terra che tu predi.
Italia! Dall'ardor che mi divora
sorge un canto più fresco del mattino,
mentre di te l'esilio si colora.
Oggi più alta sei che il tuo destino,
più bella sei che la tua veste d'aria;
e di lungi il tuo volto è più divino. .....

da Merope

Non pianger più. Torna il diletto figlio
a la tua casa. È stanco di mentire.
Vieni, usciamo. Tempo è di rifiorire.
Troppo sei bianca: il volto è quasi un giglio.
Vieni; usciamo. Il giardino abbandonato
serba ancóra per noi qualche sentiero.
Ti dirò come sia dolce il mistero
che vela certe cose del passato.
Ancóra qualche rosa è ne' rosai,
ancóra qualche timida erba odora.
Ne l'abbandono il caro luogo ancóra
sorriderà, se tu sorriderai......

da Consolazione


Sento il sole dietro le imposte. Sento che c'è un'afa di marzo chiara e languida sul canale: Sento che è bassa marea.
La primavera entra in me come un nuovo tossico. Ho le reni dolenti, in una sonnolenza rotta di sussulti e di tremori.
Ascolto.
Lo sciaquio alla riva lasciato dal battello che passa.
I colpi sordi dell'onda contro la pietra grommosa.
Le grida rauche dei gabbiani, i loro scrosci chiocci, le loro risse stridenti, le loro pause galleggianti.
Il battito di un motore marino.
Il chioccolìo sciocco del merlo.
Il ronzìo lùgubre d'una mosca che si leva e si posa.
Il ticchettio del pendolo che lega tutti gli intervalli.
La gocciola che cade nella vasca del bagno.
Il gemito del remo nello scalmo.....

dal  Notturno

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