Novecento

  • Materia: Novecento
  • Visto: 13334
  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

Per un organo di Barberia

Commento alla poesia "Per un organo di Barberia" di Corazzini.

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La presenza di un sentimento di malinconia, di desolazione e angoscia percorre tutta la lirica e viene condensata dall’immagine di un vecchio che suona per la strada un organo chiedendo invano l’elemosina.

Già nella prima strofa il poeta ci immerge in un’atmosfera triste, offuscata, trasognata, dove immagini della primavere di foglie, della via deserta e dell’arietta d’ospedale fanno affiorare il tema del morire e dell’abbandono delle cose. Anche i ritornelli prodotti dal suono dell’organo non riescono a rendere quest’atmosfera più armonica, anzi l’appesantiscono maggiormente e sono paragonati alla monotonia degli uccelli che passano e ripassano nel cielo.     

Nessuno ascolta il suonatore dell’organo posto davanti alla piccola casa provinciale che sembra anch’essa ignorarlo e allora il vecchio continua a suonare il suo strumento tra singhiozzi e pianti che lo riportano alla figura del piccolo fanciullo deluso che, se da una parte richiama il “fanciullino pascoliano”, dall’altra si differenzia da esso per il senso di tristezza e di estenuante stanchezza delle vita che incombono su di lui.

Corazzini adopera un linguaggio colloquiale, sottolineato dall’uso della seconda persona all’inizio della seconda strofa. Prevale la struttura paratattica, la presenza dei verbi è scarsa mentre sono numerose le figure retoriche, come la similitudine dei ritornelli, paragonati al volo degli uccelli, le innumerevoli metafore, tra cui quella delle ariette d’ospedale e l’ossimoro dei “singhiozzi-brindisi”.

Inoltre è posta una notevole attenzione sulla selezione delle parole che sono rispondenti ai sentimenti del poeta ed appartengono alla vita quotidiana. Corazzini fa uso del metro libero, in netta opposizione con qualsiasi fora di estetismo. Le caratteristiche del suo linguaggio sono proprie anche del “Crepuscolarismo”, una corrente letteraria nata nei primi anni del Novecento di cui fanno parte i poeti che si distaccarono dalla poesia eroica di D’Annunzio e dalla retorica di alcune poesie del Carducci  e del Pascoli assumendo un linguaggio più quotidiano e più intimo e un’espressione più malinconica che si sofferma con bonaria ironia sul mondo borghese.

I crepuscolari si rifugiano in una dimensione privata, di analisi spesso disincantata e autoironica perché si estraniano dal resto del mondo con il quale non condividono gli stessi ideali, quindi nella loro poesia vive un mondo malinconico e un po’ stinto. E Corazzini è uno dei principali esponenti di questo movimento. Infatti in questa lirica e nelle altre sue opere è presente l’incessante desolazione accompagnata da angoscia e tristezza, conseguenza della dura vita del poeta, troncata anzitempo dalla tisi. 

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