Ottocento

  • Materia: Ottocento
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  • Data: 2005
  • Di: Redazione StudentVille.it

La Pentecoste

La Pentecoste di Manzoni: il cristianesimo democratico ed il valore della sofferenza.

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La discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, il cinquantesimo giorno dopo la salita al cielo di Cristo, nel giorno ricordato come quello della Pentecoste,  è uno dei momenti essenziali del calendario liturgico cristiano. Manzoni celebra poeticamente questa ricorrenza in modo del tutto particolare, facendola coincidere con l'inizio della predicazione della Chiesa militante e con una sostanziale trasformazione della storia dell'umanità. Il Cristianesimo è religione di popoli (cristianesimo democratico) che diffonde nuovi rivoluzionari valori tra gli uomini.

La Terra, rinnovata dall'avvento del Cristianesimo, può vedere cadere finalmente le barriere che dividono gli uomini liberi dagli schiavi. Si è liberi nello spirito, anche se il corpo è schiavo, e si può attendere in cielo una liberazione più completa,  con la salvezza eterna.
Già nella vita terrena i singoli possono conquistare una pace interiore prima sconosciuta - nella lotta impari contro il male e l'oppressione degli altri uomini. Essi possono ambire ad una gloria più alta di quella guadagnata con le vittorie terrene, aspirando ad una serenità dell'animo, che non può essere turbata da minacce o lusinghe di nessun tipo.

A tutti gli uomini nel momento della sua Passione Cristo ha pensato ribaltando valori storicamente consolidati: il potere delle armi, la differenza tra etnie, quella tra libertà e schiavitù, quella tra ricchezza e povertà. Egli stesso ha voluto farsi umile e povero ed ora tutti i poveri e gli infelici, gli oppressi ed i diseredati guardano al Cristianesimo come fonte di nuova speranza.

Cristo con la sua predicazione ha insegnato l'uguaglianza, il rispetto dell'altro ed ha dato motivo di consolazione a chiunque viva la vita nel dolore. Solo il cristianesimo ha dato un significato al dolore umano.

Perché baciando i pargoli,
la schiava ancor sospira?
E il sen che nutre i liberi
invidiando mira?
Non sa che al regno i miseri
seco il Signor solleva?
Che a tutti i figli d'Eva
nel suo dolor pensò?

Perché baciando i suoi figli;
la schiava ancora sospira di dolore?
E osserva invidiosa
Le madri che allattano futuri uomini liberi?
Non sa che al Suo regno gli infelici
Cristo porta con sè?
Non sa che Egli a tutta l'umanità
pensò nel suo dolore?

Nova franchigia annunziano
i cieli, e genti nove ;
nove conquiste , e gloria
vinta in più belle prove ;
nova , ai terrori immobile
e alle lusinghe infide ,
pace , che il mondo irride ,
ma che rapir non può

Una nuova libertà e uomini nuovi
i cieli annunziano;
nuove conquiste ed una gloria
ottenuta in prove più alte;
una nuova pace, incrollabile di fronte ai terrori
ed alle ingannevoli lusinghe,
che il mondo può deridere,
ma che non può sottrarre

Noi T'imploriam! Ne' languidi
pensier dell'infelice
scendi piacevol alito
aura consolatrice :
scendi bufera ai tumidi
pensier del violento ;
vi spira uno sgomento
che insegni la pietà.

Noi uomini ti imploriamo! Negli abbattuti
pensieri dell'infelice
scendi come uno spirito
ristoratore, capace di consolare:
scendi invece come bufera sconvolgente
nei i pensieri gonfi d'ira e di superbia del violento;
ispiragli nell'animo un turbamento
capace di insegnare la pietà.


Per Te sollevi il povero
al ciel , ch'è suo , le ciglia ,
volga i lamenti in giubilo ,
pensando a cui somiglia :
cui fu donato in copia ,
doni con volto amico
con quel tacer pudico ,
che accetto il don ti fa.

Grazie a Te il povero levi lo sguardo
al cielo, che è a lui dedicato,
muti i lamenti in gioia,
pensando a Cristo che volle essere come lui povero:
chi ebbe ricchezze in gran quantità,
doni con generosità
con quel riserbo silenzioso
che rende accetto il dono

 

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