Ottocento

  • Materia: Ottocento
  • Visto: 52672
  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

La Pentecoste di Manzoni

La Pentecoste: analisi della poesia e commento alla celebre lirica contenuta nella raccolta Inni Sacri di Alessandro Manzoni, per uno studio approfondito.

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COMMENTO ALLA PENTECOSTE DI MANZONI.  L’ultimo degli Inni Sacri di Alessandro Manzoni è la Pentecoste. Viene descritta la vita della Chiesa antecedente alla discesa dello Spirito Santo, nel momento in cui gli apostoli, attendendo la discesa del redentore, vivevano nascosti nel cenacolo con il timore di essere uccisi. Nella prima parte, costituita dalle prime 5 strofe, Manzoni parla della condizione della Chiesa prima che scendesse lo spirito santo. L'autore si chiede dov'era la Chesa quando Cristo fu portato sul Golgota e dov'era quando, resuscitato, sedeva alla destra del Padre. La Chiesa era solo preoccupata della sua paura e rimase rinchiusa nel cenacolo fino a quando discese lo Spirito santo, che accese la fiaccola della fede e aprì la sorgente della parola.

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PENTECOSTE DI MANZONI: LA SECONDA PARTE. Comincia poi la seconda parte dell’Inno in cui sono descritti i primi effetti della predicazione dello Spirito. Lo Spirito Santo è un'unica luce che produce vari colori: essendo uno, risuona molteplice e tutti lo possono ascoltare. Manzoni poi si rivolge ai pagani e li invita a guardare verso Gerusalemme. Alle donne che stanno per partorire dice poi di non invocare Giunone, ma Dio, e pregare che il loro figlio nasca consacrato a Dio. Manzoni si domanda poi perché la schiava continua ancora a sospirare guardando i piccoli: non sa che Gesù sulla Croce pensò a tutti i figli? Lo Spirito Santo è inoltre rinnovatore: si annunciano nuove conquiste e una pace nuova, che il mondo non può assolutamente turbare.
 

ALESSANDRO MANZONI, PENTECOSTE: LA TERZA PARTE. Comincia così la terza ed ultima parte dell’Inno in cui non più il poeta, ma l’intera umanità si rivolge allo Spirito santo, invocando per tutti gli umani credenti e non la sua presenza continua. I popoli, anche se sparpagliati, hanno la paternità comune. Manzoni prega quindi lo Spirito Santo di aiutare non solo i credenti, ma soprattutto i non credenti e qui usa una similitudine: come il sole fa sbocciare il fiore che se non è colto muore, né crescerà con gli splendidi colori della corolla aperta se non gli arriverà la luce del sole, così lo Spirito Santo deve darci pensieri e inclinazioni che non possiamo rifiutare. Lo Spirito è un vento ristoratore nell’animo dell’infelice, ma appare come bufera nell’animo del violento per insegnargli la pietà. Manzoni chiede poi che il povero alzi lo sguardo al cielo e trasformi le sue sofferenze in gioia e che il ricco dia una parte delle sue ricchezze. Elenca infine i doni dello spirito santo in tutte le fasi della vita: trattenere l’animo confidente dei giovani, guidare i propositi degli uomini maturi e aiutare gli anziani a rivolgere il pensiero a cose sante e liete.

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