Ottocento

  • Materia: Ottocento
  • Visto: 38487
  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

L'Infinito di Leopardi

Commento alla poesia di Leopardi "L'infinito".

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Questa lirica fa parte dei Piccoli Idilli. Svolge il tema che era moto diffuso in quei tempi, della tensione fortemente sentita dagli scrittori romantici sia italiani che europei. La meditazione nasce nella lirica da una situazione concreta in cui la possibilità visiva di spaziare fino all’orizzonte è impedita da un ostacolo (la siepe). Ma questo attiva l’immaginazione del poeta che in un primo momento si raffigura mentalmente l’infinito (versi 5,6,7). Poi viene riportato dalla voce del vento alla dimensione limitata del presente. Infine si immerge e si annulla con un brivido di piacere nel mare dell’infinito.

A livello tematico la lirica si divide in quattro sezioni:

• Versi 1-3: nella prima viene descritta la situazione iniziale: il poeta si trova in un luogo determinato e famigliare (il colle) chiuso da una frontiera, questa siepe che limita alla sua vista.

• Versi 4-8: nella 2a sezione la mente del poeta supera il limite contingente e immagina l’infinito le cui caratteristiche sono l’assenza di limiti, il silenzio, la quiete, la pace (“profondissima quiete”) di fronte a tanta vastità il cuore del poeta trova un moto di sgomento, di turbamento.

• Versi 8-13: nella 3a sezione il poeta viene ricondotto alla realtà dalla voce del vento (“il vento odo stormir…”) e incominciare ad istituire mentalmente un paragone tra il finito e l’infinito spostandosi dalla dimensione spaziale a quella temporale.

• Versi 13-19: nell’ultima sezione il poeta approda nuovamente all’infinito che torna ad essere connotato con indicazioni spaziali (“questo mare”).

Il poeta si immerge in questa sensazione dell’infinito provando in questo totale annullamento del suo essere una sensazione di sconfinata dolcezza.
Come si vede a livello tematico la poesia è caratterizzata da una continua tensione fra finito e infinito che si può cogliere anche a livello lessicale. Infatti, mentre nei primi due versi in cui viene descritto il luogo chiuso e limitato che rappresenta il finito, il poeta adopera esclusivamente parole monosillabiche e bisillabiche.
Nel momento in cui si passa dalla posizione del finito all’infinito si nota la predominanza di parole polisillabiche intenzionalmente dilatate dall’enjabements. L’alternanza di parole bisillabiche e polisillabiche si può rilevare anche nelle sezioni del testo secondo che il poeta parli del finito o dell’infinito. Sul piano sintattico, l’attenzione va rivolta all’uso di «questo» e «quello» e alla struttura dei periodi. Leopardi attraverso l’uso alternato di «questo» e di «quello» guida il lettore nel suo cammino oscillante fra finito e infinito.
Questo con la funzione di aggettivo o di pronome viene adoperato per esprimere vicinanza ora al finito ora all’infinito. Quello in funzione di aggettivo o di nome viene adoperato per esprimere la lontananza ora al finito ora all’infinito.
La siepe è indicata col pronome «quella» per dire che il poeta è ormai lontano dal finito (verso cinque).
Nei versi 4, 5, 6 abbiamo un’inversione del periodo. Infatti Leopardi mette prima i complementi oggetto e in fondo il soggetto e il verbo.

Il soggetto che chiudeva l’enunciato precedente si trova all’inizio del periodo. L’Io fisico riacquista la padronanza di sé e si prepara alla totale immersione nell’infinito.

Nel penultimo verso torna l’inversione sintattica mentre nell’ultimo il pronome personale è collocato al centro delle due parole chiave, «naufragar» e «dolce», quasi ad esprimere anche sintatticamente l’idea dell’immersione dell’Io nell’infinito.
I due concetti di finito e infinito sono espressi non solo attraverso il significato delle parole ma anche mediante l’intreccio delle strutture lessicali, sintattiche, metriche e fonetiche.

Livello metrico

Quindici versi in endecasillabi sciolti (ha adottato un numero di versi vicino a quella del sonetto che è la forma più adatta all’espressione della soggettività).
Leopardi però rifiuta la suddivisione in terzine e in quartine utilizza l’endecasillabo sciolto usando una struttura continua che riproduce il fluire ininterrotto dell’immaginazione e che ripresenta come uno dei procedimenti attraverso i quali il poeta suscita in chi legge la sensazione dell’infinito e determinano delle sfumature fra struttura metrica e struttura sintattica e in particolare assolvono alla funzione di mettere alla fine e agli inizi del verso congiunzioni avversative che sul piano semantico evocano l’idea dell’infinito.
L’abilità poetica di Leopardi consiste nell’aver saputo cogliere con rara intensità di sentimenti in un istante, un rincorrersi di pensieri che vengono fermati nelle parole e che quindi non devono essere spiegati ma piuttosto ascoltati.

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