Ottocento

  • Materia: Ottocento
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  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

Romanticismo

Il Romanticismo nei suoi molteplici aspetti.

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1) Per intenderlo, bisogna indagare lo spirito: ogni scuola nasce su di un “humus” di determinate tendenze del gusto, di orientamenti generali così dello spirito come della cultura e su un terreno di determinate condizioni sociali e politiche.

2) Nascita del Romanticismo in Germania, in Inghilterra, in Italia (date, nomi).

3) Questa è la nascita del Romanticismo storico.

4) Distinguiamo, infatti, un Romanticismo perenne (come fatto spirituale, condizione dello spirito, aspetto pratico): vita sentita come divenire, contrasto irrisolto fra sentimento e pensiero, per cui la vita non corrisponde al pensiero. In tal senso possiamo parlare di spiritualità romantica ante litteram (Croce).

5) Da un Romanticismo storico che nacque quando tale sentire acquistò critica consapevolezza di sé. Investì della propria problematica i vari campi dello spirito, si pose come coscienza riflessa, elaborò una sua poetica, una sua filosofia, ebbe maggiore compiutezza psicologica.

6) Romanticismo storico: anzitutto nasce in contrapposizione all’illuminismo, ne rifiuta l’ottimismo, il culto esclusivo della ragione, il livellamento dell’uomo, l’astrattismo, l’interpretazione della storia, l’areligiosità, l cosmopolitismo. E con l’Illuminismo si contrappone al classicismo (del quale l’illuminismo, in quanto esaltante equilibrio, chiarezza, razionalismo, era stato un’espressione), al classicismo consistente in: canone di imitazione, ossequio alla tradizione, esigenza di razionalità nell’arte. Il Romanticismo sarà, invece: fantasia, invenzione, libertà (amore letterario).

7) Ragione dell’epoca in cui la crisi si attua: fallimento del mito illuministico della ragione, fallimento del cosmopolitismo; antifrancese lo scoppio romantico in Germania, misogallismo dell’Alfieri.

Romanticismo storico in particolare:

8) Anzitutto, bisogna distinguere nel Romanticismo tre aspetti:

1°) Pratico: romanticismo come spiritualità.

2°) Teoretico: aspetto filosofico del Romanticismo.

3°) Letterario: Romanticismo come realizzazione artistica.

9) Aspetto pratico:

1°) Prevalenza del sentimento sulle altre facoltà umane.

2°) Esaltazione spesso esasperante, dell’individualità del singolo (conseguenza del 1°)

3°) Ansia di infinito, ma senso e coscienza della limitatezza della realtà, quindi dissidio, intimo, non superato; contrasto, questo, fra ideale e reale, proprio del Romanticismo (perenne, irrisolto, interiore).

4°) Tale contrasto può portare (non necessariamente) o all’affermazione prometeica dell’io che supera la realtà o alla malinconia, al ripiegamento su se stesso (Sensucht).

5°) Ansia d’infinito che è anche profonda esigenza religiosa; conseguente esaltazione dei valori religiosi, contro, quindi, ogni ateismo.

6°) L’individualismo spesso porta all’urto con la società, ci si sente “eslege”, non in armonia con gli altri; anche qui titanismo e vittismo.

7°) Tendenza all’introspezione, al ripiegarsi su sé stessi o con la natura.

Questi aspetti furono propri di tutta un’età, la romantica; tuttavia possiamo trovarli, o l’uno o l’altro, o più di uno, anche in età precedenti: si tratta di atteggiamenti eterni dell’animo umano; per questo si parla di Romanticismo perenne. Essi, però, furono nell’epoca romantica (romanticismo storico) caratteristici di tutta un’età, fatto, atteggiamento generale e non individuale. Inoltre il Romanticismo storico presenta anche un aspetto letterario ed uno filosofico.

10) Aspetto teoretico:

L’aspetto teoretico o filosofico è rappresentato dall’idealismo tedesco. Esso, riallacciandosi alle conclusioni del criticismo di Kant, rappresenta la maggiore espressione teoretica cui giunse la spiritualità romantica. Ricordiamo: Fiche, Schelling, Hegel, Schopenhauer, Herbart.
Secondo la posizione kantiana, l’uomo rimaneva chiuso in un mondo fenomenico, incapace eternamente di conoscere una verità assoluta; il pensiero posteriore cercò di superare tale posizione, mirando a ricostruire una visione del mondo in cui l’uomo fosse restituito il suo valore universale e che appagasse, perciò, la sua ansia d’infinito. Tendenza della filosofia idealistica, che troverà la sua massima realizzazione in Hegel, è appunto quella di dare al singolo una perennità: il finito riassorbito nell’infinito, l’uomo momento del divenire dello spirito universale; la perduta trascendenza riassorbita in una visione immanentistica della realtà, che riconduce il divino sulla terra. Di Hegel ancora importante la dialettica degli opposti, così intimamente rispondente alla dialettica interiore della spiritualità romantica. Accanto alle voci positive, anche le negative: il pessimismo di Schopenhauer.

11) Aspetto letterario:

1°) Massimi teorici: F. Schlegel (attività per attività – concetto di ironia – soggettività della poesia romantica – arte chiaroscurale); A.G. Schlegel (arte = prodotto della fantasia e non della ragione; assoluta libertà del poeta; originalità; arte = espressione immediata del sentimento; contenuto attuale).

2°) Poetica: Arte: espressione del sentimento prodotta dalla fantasia e non già dalla ragione (si tratta, inoltre, del sentimento individuale – differenza dai classici – il poeta classico esprime, in modo personale sentimenti universali, che sono di tutti e l’arte è espressione razionale).

1° antitesi: Ragione – Fantasia.

3°) L’arte è creazione, assoluta originalità. Ciò corrisponde anche alla visione che il Romanticismo ha del reale, come perenne divenire, del quale coglie i contrasti. (Il classico non conosce il concetto di creazione, originalità, come per lui la realtà è statica, la natura eternamente la stessa, così egli ha il canone dell’imitazione, imita sempre il modello, sia esso la natura, sia un poeta precedente, sa di non scoprire nulla di nuovo).

2° antitesi: Tradizione – Invenzione.

4°) L’arte è libera creazione individuale, il poeta assoluta libertà, quindi rifiuto di tutte le regole che sono un’assurdità, così come rifiuto dell’imitazione. £° antitesi: Regole – Libertà.

5°) Rifiuto della mitologia; il poeta esprimerà sentimenti attuali, del suo tempo. Non mitologia.

6°) Si vuole un’arte moderna, conforme ai tempi; ispirata a temi che interessino un pubblico vasto di lettori; esigenza di far cessare ogni diaframma tra letteratura e vita.
L’esigenza di un carattere popolare, nonché realistico (se è vero che l’arte deve inspirarsi al reale e non all’astratto) è un aspetto del Romanticismo, ma in contrasto con l’altro, per cui il poeta è assoluta libertà, che esprime individualissimamente il suo sentire. Comprendiamo, quindi, perché si parli di un Romanticismo bifronte e perché da uno stesso moto abbiano origine correnti realistiche e antirealistiche fantastiche. Inoltre, altra implicita antinomia: il poeta è libertà – il poeta deve interpretare il sentire del suo popolo e guidarlo (valore educativo all’arte, ma così se ne vincola l’assoluta libertà) = esigenza morale e politica.

7°) Dall’affermazione della poesia come aurorale (cioè non prodotto di pensiero riflesso, ma dalla fantasia che è altra della ragione), nasce il mito della poesia popolare e dei poeti primitivi, che avrebbero appunto raggiunto il massimo della poesia.

8°) I romantici distinguono letteratura, e poesia riflessa, di imitazione, da poesia spontanea.

9°) L’ineffabile è già in “nuce” nella poetica romantica. Se noi vogliamo eliminare ogni diaframma tra sentimento ed espressione, eliminare il tramite letterario, ne deriva, con estrema conseguenza, che la poesia vera sarà proprio (poesia pura) quella non detta, inespressa (a ciò si arriverà nel decadentismo: simbolismo, dadaismo, scrittura medianica).

10°) Importa, prima di concludere, ribadire ancora un concetto; dall’affermazione: arte – fantasia – espressione immediata del sentimento individuale, muoveranno tutte le tendenze di lirica antirealistica; per cui la parola tenderà sempre più a caricarsi di musicalità, a farsi in concreta, allusiva, sfumata (dato il connesso concetto di ineffabilità). Dall’affermazione: arte = volta a ritrarre il reale, (esigenza di concretezza) muoveranno tutte le tendenze realistiche, che mireranno a rappresentare il reale, il concreto, quindi: naturalismo, romanzo sperimentale, verismo.

 

Caratteri del Romanticismo italiano

Va anzitutto segnalato che oggi nella critica la tendenza dominate è cogliere nella sua genesi e nella sua evoluzione un Romanticismo italiano come sviluppo di atteggiamenti nostrani; per cui si rintracciano già atteggiamenti che confluiranno e si svilupperanno dando origine al Romanticismo, nel tardo seicento e quindi lungo tutto il corso del settecento.Questo studio può avere un’importanza e un significato, ove però non cada in un nazionalismo malinteso; in realtà infatti il Romanticismo italiano fiorì in un determinato periodo storico, fu determinato da influenze europee, in particolare tedesche, se pure sorse sin dall’inizio e si sviluppò con caratteri peculiari.
Le origini del Romanticismo si possono rinvenire nell’epoca in cui la compatta civiltà rinascimentale comincia ad incrinarsi. Esaminiamo rapidamente questi elementi sparsi:

1) Già è cerniera tra le due età.

2) Il ‘600 è tutto nuovo, aperto, ansioso. L’esigenza di novità è rivelatrice di un mutamento profondo: i più seri cercano il nuovo come “vero”, i più frivoli il nuovo come nuovo. Tuttavia l’esigenza di novità è intellettualistica; ricordiamo la ribellione alle regole, alla tradizione; la “querelle” fra antichi e moderni.

3) L’Arcadia rappresenta un ritorno al classicismo, ma non in nome dell’autorità, bensì della ragione, questo è un elemento nuovo, che, ove la ragione non riterrà di dover più accettare quei principi, li rifiuterà.

4) Nella seconda metà del ‘700 infittiscono i segni premonitori: interesse per le letterature straniere, Cesarotti che pone al centro della sua opera non un concetto, ma un sentimento, gusto per il popolare, per l’esotico. Neoclassicismo.

5) Protoromantico l’Alfieri (solitudine, malinconia, furore libertario, titanismo, individualismo, poesia = “del forte sentir più forte figlia”).

Quindi molti segni precorritori di un mutarsi del clima spirituale, tuttavia il Romanticismo sorge nella pienezza dei tempi, sia pur sotto l’urgenza di influenze straniere.

 

Nascita del Romanticismo storico italiano

Premessa: la diffusione delle idee romantiche in Italia trovava un mondo letterario che aveva già una sua salda e antica tradizione, che non poteva essere annullata, il nuovo doveva quindi innestarsi all’antico, non affermarsi come reazione ad esso, da noi quindi il moto romantico ebbe, in genere, un equilibrio ed una compostezza che mancarono al mondo germanico. Tuttavia le nostre manifestazioni letterarie nacquero da comune clima europeo, dalla comune spiritualità romantica, che era poi la sostanza stessa dell’epoca storica. In questo senso, se si guarda al mondo dei sentimenti, tutti gli scrittori dell’epoca possono essere detti romantici, così come è possibile rinvenire, né era possibile che fosse diversamente, nei nostri, e soprattutto nei maggiori, atteggiamenti di chiara derivazione classica: non bisogna però isolare questi ultimi, che tutte le  creazioni letterarie e poetiche dell’Ottocento vivono entro l’alone della comune spiritualità romantica. Certo,se noi guardiamo ai capolavori (Promessi Sposi, Sepolcri, Canti)  e li esaminiamo sotto l’aspetto estetico, non diremo né classici né romantici, che l’arte non accetta definizioni storiche.

Diversa cosa quando si studia la diffusione e lo svolgimento delle dottrine romantiche nel periodo preso in esame. Esse rappresentano una sistemazione teorica della nuova spiritualità in atto, che non creano, ma che le crea. Bisogna però badare che poté anche avvenire che scrittori e poeti difendessero, in teoria, le tradizioni classiche, pur vivendo nella comune spiritualità romantica.
Le dottrine romantiche penetrarono da noi nel secondo e nel terzo decennio del sec. XIX, si divulgarono allora gli scritti di Stael, del Sismondi, del Chateaubriand, Byron, Scott, Goethe, Schiller, ecc. In questi anni si accende anche violenta la polemica tra classicisti e romantici.

Nel 1816 la Stael pubblica sulla Biblioteca italiana un articolo “Sulla maniera e l’utilità delle traduzioni)”, in cui invita gli italiani ad abbandonare i modelli classici, a “smettere di razzolare nelle antiche ceneri”, a volgere invece ,le loro attenzioni alle poesie inglesi e tedesche e impararne la “naturale schiettezza” (articolo tradotto dal Giordani). Insorgono i classicisti; risponde, a confutazione delle accuse, il Giordani.
Risponde Leopardi con una lettera che fu cestinata.
Insorge il periodico Lo Spettatore.
La Stael risponde alle accuse con un nuovo articolo, il cui “sugo” è il seguente: “conoscere non è imitare, restate pure italiani, ma studiate”.
In difesa della Stael muove invece il Berchet con “Sul cacciatore feroce e su l’Eleonora di G.A. Burger, lettera semiseria di Grisostomo (’16).

Concetti esenziali di questa sono: il Grisostomo esorta il figlio a leggere i nuovi poeti, a liberarsi dalla “poesia dei morti”, cioè degli imitatori delle letterature classiche, e , soprattutto, a interrogare la natura.

La parte negativa è contro l’eredità di cui una cultura tutta grammaticale e formale, antiquata e pedantesca; la parte positiva consiste: nell’esigenza di una poesia popolare (popolo come “terzo stato”, si badi); tra il volgo degli “ottentotti” (analfabeti) e i raffinatissimi (parigini) sta di mezzo il popolo, ad esso, alle sue esigenze morali e  fantastiche, devono andare incontro a letterati con le loro opere, che devono perciò essere vive e moderne. Come i classici furono moderni ai loro tempi, ma non lo sono oggi i loro stanchi imitatori, così devono esserlo oggi i romantici. La poesia classicheggiante è oggi “poesia dei morti”, quella romantica “dei vivi”: “Fate di piacere al popolo vostro; investigate l’animo di lui, pascetelo di pensiero e non di vento”. Quindi, diciamo noi, riassumendo: poesia popolare, esigenza educativa, rinnovamento della lingua e dei mezzi espressivi. Da notare: il Burger, avvertiva che assegnare all’arte un intento educativo e morale, fissare dei contenuti, voleva dire limitare la libertà creativa, che era la gran conquista romantica, ma accettava volutamente questa limitazione (carattere del romanticismo italiano = educativo, urgenza del problema nazionale, che era anzitutto problema di formazione). Da un alto battagliavano dunque i difensori della tradizione classica (da notare che l’Austria in un primo moneto favorì il Romanticismo, tanto è vero che il primo articolo apparve sull’austriacante Biblioteca italiana, perché quel movimento esaltava la superiorità letterarie germanica di fronte alla tradizione classica, vanto dell’Italia; ma poi lo avversò , ben comprendendo che esso, per il suo tono popolare, per la sua esaltazione del genio nazionale, l’anelito libertario, avrebbe favorito il risveglio politico degli Italiani).

Fra i classicisti: Londonio, Ghererdini; altri racconti attorno al Giordani; altri al Monti (Sermone
Sulla mitologia 1825), aventi i loro organi di battaglia seguenti: la Biblioteca i8taliana (diretta dall’Acerbi), la Gazzetta di Milano, l’Attaccabrighe, ecc.

Dall’altro i  romantici, che per l’opposizione austriaca al movimento, contarono ben presto tra le loro file tutti gli spiriti liberali. Nacque allora a Milano un giornale “il Conciliatore” (foglio azzurro) che fu l’organo dei romantici, ma che ebbe breve vita per l’opposizione austriaca (sett. 1818  - ott. 1819, 118 numeri) (motto: Rerum concordia discors).
Collaboratori: Di Breme, Borsieri, Berchet, Visconti, Maroncelli, Porro, Confalonieri, Romagnoli; Finanziatore: Gonfalonieri; redattore: Pellico. Scritti di divulgazione romantica: Ludovico di Breme: Saggio sul Giaurro; Berchert: Lettera semiseria; Pietro Borsieri : Avventura di un giorno; Ermes Viscontio: Le idee elementari sulla poesia romantica; scritti del Manzoni.

Caratteri del Romanticismo italiano:

1) Abbiamo già accennato al fatto che la critica scorge in taluni atteggiamenti spirituali, e in particolare letterari, del secolo XVIII (seconda metà) il delinearsi di elementi che saranno propri del Romanticismo, orbene questo sta già ad attestare che da noi il Romanticismo non nasce (né lo poteva) come ripudio del passato, che esso conserva caratteri già affermati, tendenze proprie.
Se tenga presente che il moto romantico fiorì particolarmente attivo e vivace in Lombardia, quella regione che aveva già visto particolarmente attivo il moto illuministico, in cui avevano operato il Parini, il Verri, il Beccarla, che aveva conosciuto l’apporto fecondo degli esuli napoletani. La tendenza era stata allora a dar vita ad una letteratura nutrita di pensiero, democratica, umanitaria. Bene: l’esigenza democratica, cioè di una letteratura popolare, è fondamentale nota caratteristica del nostro Romanticismo; inoltre è contro ogni letteratura che non sia viva, attuale, quindi è antiumanisitico e antiaccademico. L’affermazione, che si legge nell’introduzione del Conciliatore, dell’unità dell’attività letteraria e dell’attività morale, non solo non è nuova, ma è derivazione dello spirito della scuola lombarda, solo che, ora, per la prima volta, diviene problema centrale, il programma e la bandiera dei romantici.

2) Caratteristica del gruppo lombardo è poi, come già accennato, la moderazione; non si accentuano esasperatamente, da noi, i motivi di opposizione alle poetiche illuministiche; la battaglia alla letteratura tradizionale viene mossa dalla stessa trincea della ragione, con armi razionali ne si dimostra la non attualità e validità; allo stesso tempo non si condanna la nostra grande tradizione letteraria, anzi si esaltano i nostri grandi, perché anch’essi, a loro modo, furono romantici, cioè attuali, si condanna l’imitazione, invece, tanto è vero che si distinguono classici e classicisti. Non si vuole ripudiare la tradizione, ma porre lo studio delle letterature moderne accanto a quelle dei classici.

3) Abbiamo parlato di un Romanticismo, bifronte, cioè dell’esigenza di un’arte veristica nel duplice aspetto di verismo interiore, soggettivo, il vero patetico cioè scavato nell’intimo della coscienza individuale, a cui scaturisce la grande lirica moderna (Leopardi), e del vero trovato, anzi ritrovato in un’adesione alla realtà della storia e delle passioni umane, cioè della tendenza oggettiva, al dramma, al romanza; allora: la tendenza dominante (ma non esclusiva) del nostro Romanticismo, e di quello lombardo in particolare, che ne fu l’espressione più viva, attiva, di maggiore portata e risonanza, fu la seconda.

Carattere quindi del nostro Romanticismo è il realismo. Poiché però opera anche la tendenza fantastica, si tenderà a conciliare realismo e fantasia, sempre nell’ambito del racconto, del dramma, il che spiega il fiorire di tanti romanzi e drammi storici.

Questa tendenza urta con la tradizione classica, per la sua natura non realistica, almeno nel senso moderno; trova la sua remora nello strumento linguistico, che è letterario e per nulla realistico, ciò spiega da un alto le tante soluzioni approssimative dei nostri romantici (non si parla qui dei maggiori) e, dall’altro, le incertezze lessicali, linguistiche, il riaffacciarsi del problema della lingua, vivamente sentito da un Leopardi come da un Manzoni.

4)  Il nostro Romanticismo opera in un clima storico particolare (Risorgimento), che costringe il principio vitale della poetica romantica, gravido di tanto avvenire, a prendere come “materia” la “verità del cuore umano”, in uno schema storico e morale, che fa sì che molta della nostra produzione sia arma di propaganda morale e patriottica, educatrice, e che naturalmente, impedisce il  libero attuarsi e svilupparsi di questo principio.

Differenza: il Romanticismo tedesco è più speculativo, più astratto, anche più libero, non legato a problemi di contenuto, tenta e attua soluzioni ardite, sviluppa l’una e l’altra tendenza, ma in particolare la prima, lirica, soggettiva, fantastica, afferma già la razionalità della poesia, il Romanticismo francese è più legato ad un particolare momento storico, è più impegnato in particolari questioni di contenuto, di tecnica, di lingua.

Conclusioni: i nostri non approfondirono, in sede teorica il Romanticismo. Prevalse la tendenza realistica. Fu antiletterario (nel senso di antiaccademico) e antiumanista (nel senso che volle una letteratura che uscisse dalle sue torri d’avorio e si facesse popolare, attuale, viva). Sentì vivamente l’esigenza della popolarità, volle un’arte che educasse; fu patriottico.

Mancano da noi alcuni miti propri del Romanticismo tedesco: popolo, poeta, esasperata esaltazione dell’io, concetto dell’arazionalità dell’arte. Problema nostro fu poi quello di creare una lingua adeguata ai nuovi contenuti: un linguaggio vivo, moderno. Difficile, per le resistenze umanistiche, la soluzione, il che spiega l’affermarsi della produzione in vernacolo.

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