Ottocento

  • Materia: Ottocento
  • Visto: 30825
  • Data: 2004
  • Di: Redazione StudentVille.it

Teoria del vago e dell'indefinito in Leopardi

La teoria del vago e dell'indefinito in Leopardi attraverso le opere.

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La "teoria del piacere" da una parte costituisce il nucleo della filosofia pessimistica e dall'altro il punto d'arrivo della poetica. Se nella realtà il piacere infinito è irraggiungibile, l'uomo può figurarsi infiniti piaceri attraverso l'immaginazione. L'immaginazione è la compensazione di una realtà di infelicità e di noia.

Lo stimolo all'immaginazione a costruire una realtà parallela dove l'uomo ha un illusorio appagamento al suo piacere infinito arriva soprattutto da ciò che è vago indefinito, ignoto. Le due teorie che illustrano questa ricerca sono la teoria della visione e la teoria del suono. Nella prima si esprime come piacevole la vista quando è impedita da un ostacolo perché "l'anima si finge ciò che non vede" e dal limite nascono idee vaghe ed indefinite. Nella teoria del suono Leopardi elenca una seri di suoni suggestivi perché vaghi.

Anche nella poetica le immagini sono tanto più belle quanto più riescono a suscitare sensazioni vaghe. Alcune immagini sono belle perché evocano sensazioni che ci hanno affascinati da fanciulli. La poesia non è che il recupero di immagini della fanciullezza effettuato dalla memoria. Gli antichi erano maestri della poesia vaga, perché più vicini alla natura potevano immaginare più facilmente. Ai tempi moderni la possibilità di una poesia d'immaginazione è ormai preclusa e non resta che una poesia sentimentale, nutrita di idee e filosofica. Leopardi, pur conscio di appartenere a questo periodo non abbandona la poesia d'immaginazione.

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