Pedagogia

  • Materia: Pedagogia
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  • Data: 04/03/2016
  • Di: Angela Ardizzone

Educazione dei fanciulli nel Medioevo: la scuola

Educazione dei fanciulli nel Medioevo. L'istruzione nel Medioevo e come venivano educati i ragazzi a scuola.

EDUCAZIONE DEI FANCIULLI NEL MEDIOEVO: LA SCUOLA. Le scuole monastiche, abbaziali e cattedrali. L’educazione nel Medioevo può ritenersi differenziata in base alla stratificazione sociale della popolazione: le classi alte sono in genere alfabetizzate mentre le classi più povere non lo sono. L’istruzione e l’educazione delle classi aristocratiche è affidata tendenzialmente al clero. L’unica forma di istruzione laica, sebbene improntata ai valori cristiani, è quella della classe sociale dei cavalieri. Proprio agli ecclesiastici è dovuta comunque la possibilità di una più ampia diffusione della cultura nel Medioevo:  nel 787, con il Capitularis de litteris colendis, l’ imperatore Carlo Magno esorta il clero a istituire scuole nelle cattedrali e nei monasteri, che possano essere destinate tanto ai religiosi quanto ai laici, e in cui sia possibile imparare a leggere e a scrivere. La Chiesa dunque ha il compito di organizzare e gestire le scuole e la trasmissione del sapere. L’insegnamento elementare era affidato ai monaci o ai parroci, quello superiore veniva invece impartito nelle sedi vescovili. Presso queste scuole si coltivarono lo studio del latino e delle arti del Trivio (grammatica, retorica e dialettica) e del Quadrivio (l’aritmetica, la geometria, l’astronomia e la musica) e si affermò un modello di didattica enciclopedica e conservatrice. Fu proprio l’evoluzione di queste scuole a dare vita, a partire dal XII secolo, alle prime Università.


ISTRUZIONE NEL MEDIOEVO: LE UNIVERSITATES. La nascita delle Università coincide con un rinnovamento culturale dovuto, tra gli altri fattori, anche ad una maggiore circolazione dei libri e alla traduzione di autori latini e greci fino ad allora sconosciuti.
In particolare, la scoperta degli scitti di Aristotele relativi alla logica, consentì di affiancare alla lectio dei Testi Sacri - ovvero la lettura, l’interpretazione e il commento dell’ opera - nuovi metodi didattici, come ad esempio la disputatio, che consisteva nella discussione argomentata sulle diverse e possibili tesi e quidi sui pro e contra. Le prime sedi universitarie nacquero intorno alle scuole episcopali, come ad esempio a Parigi, con il filosofo e teologo Abelardo (1079 - 1142).  Gli studenti erano prima istruiti allo studio delle arti liberali e in seguito potevano decidere di proseguire  il percorso di studi superiore con gli insegnamenti di Diritto, Medicina e di Teologia. Gli studenti, una volta passati dalle arti liberali alle facoltà superiori, erano reclutati come insegnanti per il ciclo di studi inferiore. 
In Italia la prima Università sorse a Bologna, attorno al 1100.
Le prime Università nacquero come associazioni spontanee tra docenti e allievi, allo scopo di tutelare i propri interessi. Universitates era il nome usato indicare in modo generico una comunità organizzata e venne ad assumere il significato di corporazione studentesca. Gli allievi pattuivano con i docenti una somma come retribuzione per gli insegnamenti ricevuti, stipulando un contratto. Potenzialmente pertanto le Università potevano essere frequentate da chiunque conoscesse il latino e potesse permettersi di pagare gli studi. In seguito le Università nacquero per fondazione, è il caso ad esempio dell’Università di Napoli fondata appunto da Federico II.
Scuole e Università consentirono, oltre a importanti innovazioni dal punto di vista didattico, altrettante riflessioni rispetto alla formazione dell’uomo e alla sua crescita umana e culturale. I modelli educativi sono affrontati, in questo periodo storico, dalla teorizzazione Scolastica e rimarranno ancorati ai valori del Cristianesimo, sebbene con una qualche apertura verso una laicizzazione degli insegnamenti.