Prima Prova 2001

  • Materia: Prima Prova 2001
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  • Data: 11/01/2012
  • Di: Redazione StudentVille.it

Tema di argomento storico: I diritti delle donne

Tema storico svolto della prima prova maturitĂ  2001.

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Maturità 2001
TIPOLOGIA C
TEMA DI ARGOMENTO STORICO

Uno dei fenomeni più significativi del Novecento è la presa di coscienza dei propri diritti da parte delle donne, prima nei paesi più avanzati come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna e poi negli altri paesi occidentali.
Dalle rivendicazioni del diritto di voto agli appelli sempre più chiari e vigorosi per l'uguaglianza con gli uomini in tutti i settori della vita economica e civile. Il principio delle "pari opportunità" è stato il vessillo delle lotte femminili.
Illustra le fasi e i fatti salienti che hanno segnato il processo di emancipazione femminile nel nostro paese facendo possibilmente anche riferimento a canzoni, film, pubblicazioni e a qualunque altro documento ritenuto significativo.
La presa di coscienza delle donne di poter avere un ruolo nella società avvenne intorno al XVIII secolo, ma ebbe risultati significativi solo nel XX secolo, con mutamenti nelle coscienze femminili, nei loro comportamenti, nella famiglia e nel lavoro. Ciò rivoluzionò i valori tradizionali e definì meglio il ruolo femminile in tutti gli ambiti, non solo pubblici, come nella politica, il lavoro e la scuola, ma anche nella sfera privata, nel rapporto col coniuge e i figli.
Tra il 1790 e il 1920, le donne riuscirono a conquistare spazi in politica e nella società fino a quel momento vietati: il voto, accesso a tipi di istruzione e lavori maschili, libertà nei costumi e quindi nell’abbigliamento, diversa gestione del tempo libero. In seguito, dal secondo dopoguerra agli anni Ottanta, vennero elaborate teorie femministe, e in questo modo si rafforzò l’identità femminile e si misero in discussione diverse istituzioni sociali e valori dominanti.
Fu durante l’Illuminismo che sorse la questione femminile in Europa, nel momento in cui circolavano le idee di uguaglianza e libertà. Nella Rivoluzione Francese una scrittrice, Olympe de Gouge, propose all’Assemblea costituente una dichiarazione dei diritti della donna, in cui rivendicava i suoi diritti naturali e il desiderio di sfuggire alla potestà maschile, e dunque chiedeva una legge che regolasse i rapporti. Anche le donne, dotate di cervello, avevano il diritto di esprimere i propri pensieri, di essere inserite nella politica e di poter svolgere qualsiasi lavoro. Ma la scrittrice, qualche anno dopo, venne processata e condotta alla ghigliottina, poiché aveva affermato che anche il re aveva diritto ad avere una difesa, e aveva dimenticato i doveri e le virtù femminili. Perciò l’Assemblea respinse le richieste di uguaglianza tra i due sessi, e più tardi, il Codice Civile Napoleonico del 1804 ribadiva l’inferiorità della donna.
In Gran Bretagna emergeva un’altra figura di rivoluzionaria, Mary Wollstonecraft, che nel 1792 pubblicò un’opera in cui evidenziava la profonda disparità tra i due sessi, e pretendeva il diritto all’istruzione, al lavoro e alla vita pubblica. Mary era una donna anticonformista, con atteggiamenti liberi anche nella vita privata, e la sua opera è enumerata tra i testi più alti non solo riguardo la questione femminile, ma soprattutto viene inserita nella letteratura che riguarda il rispetto e la tolleranza tra gli esseri umani. Proprio in Inghilterra il movimento femminista si affermò in modo più solido, nel periodo della rivoluzione industriale, in cui le differenze sociali, anche nell’organizzazione familiare, divennero sempre più marcate. Le donne furono inserite nel lavoro in fabbrica, però come succedeva nel caso dei bambini, venivano sfruttate e sottopagate. Ma il fatto di percepire un salario, sebbene minimo, e il fatto di svolgere compiti prima assegnati solo a uomini, portò alla presa di coscienza di poter acquisire diritti, poiché non erano adatte ad essere solo mogli e madri. Nacquero movimenti organizzati atti a rivendicare diritti sociali e politici: il suffragio, la possibilità di frequentare tutte le scuole e tutte le università, rispetto nel lavoro. La presa di coscienza dell’identità femminile cominciò tra donne borghesi, istruite e appartenenti a movimenti politici democratici, e in seguito penetrò nelle classi operaie e in generale tra le lavoratrici, con la
richiesta soprattutto della parità salariale. Ci furono scontri violenti in Gran Bretagna; possiamo ricordare per esempio la leader del movimento femminista, Emmeline Goulden Pankhurst, che fondò la Women’s Social and Political Union, e che ricorse a dimostrazioni in pubblico, cortei in Parlamento, scioperi della fame e tentativi criminosi ad edifici pubblici. Le svolte si ebbero durante la Prima Guerra Mondiale, in cui le donne prendevano il posto degli uomini impegnati nel conflitto; quando la guerra terminò, le donne inglesi ottennero il diritto di voto, seguite dalle tedesche che poterono votare nel 1919, e dalle americane nel 1920. Non dobbiamo dimenticare che nel 1908, negli Stati Uniti, alcune operaie di un industria tessile, in seguito a uno sciopero, furono rinchiuse nella fabbrica dal proprietario, ma in seguito allo scoppio di un incendio le operaie morirono. L’episodio avvenne l’8 marzo, e quel giorno fu celebrato come “Festa della donna” prima solo negli USA, poi divenne simbolo dei maltrattamenti nei confronti delle donne a livello mondiale.
In Italia il movimento femminista si manifestò in ritardo, sia a causa della situazione politica arretrata, sia a causa del ruolo predominante della Chiesa Cattolica, che sosteneva l’inferiorità della donna nei confronti dell’uomo. Nonostante ciò, nel 1881 nacque per opera di Anna Maria Mozzoni un primo movimento a difesa dei diritti femminili. Ambigua era la posizione dei socialisti, che da un lato aveva accolto donne nel partito e appoggiava le loro battaglie, dall’altro le relegava ancora all’ideale di moglie e madre. Fu Anna Kuliscioff che ottenne più attenzioni nel partito e lottò tenacemente per il diritto di elezione, ma le Italiane dovettero aspettare il 1946 per poter votare. Il regime fascista infatti ostacolava il lavoro femminile e si oppose alla loro emancipazione. Tuttavia anche le donne avevano le loro organizzazioni: i Fasci Femminili, le Piccole Italiane e le Giovani Italiane, le Massaie Rurali. Ma le funzioni di questi gruppi erano la valorizzazione della vita domestica, e focalizzava l’attenzione sul ruolo di madre e moglie fedele. Questa ottica maschilista dovette ridimensionarsi durante il secondo conflitto mondiale, quando le donne ricoprirono ruoli maschili nella vita pubblica, e di conseguenza ci fu la svolta del 1946 nel referendum tra monarchia e repubblica. Furono elette ventuno donne nell’Assemblea costituente e quattro ebbero l’incarico di redigere la Costituzione, la quale ribadiva l’uguaglianza tra i sessi nella famiglia e nella società. Bisognava modificare però il Codice civile, che affermava il potere supremo del capo famiglia, ma questo avvenne nel 1975. Tra le altre riforme possiamo annoverare la tutela delle madri lavoratrici del 1971, la legge sul divorzio del 1974, la parità sul lavoro del 1977 e la legge sull’aborto del 1978.
Ci volle molto tempo perché i cambiamenti nella mentalità generale avvenissero. Negli anni Cinquanta molte donne erano relegate in casa, gravate da faticose mansioni non riconosciute. Le giovani donne però si inserirono nelle varie scuole e università, potevano avere contatti con coetanei dell’altro sesso senza essere controllate, potevano realizzare i loro progetti di vita.
Negli anni Sessanta partirono dagli USA le nuove proteste femminili, tese a modificare la condizione femminile e alla critica del modello femminile tramandato dai mass media. Si rivendicava la libertà sessuale in seguito alla diffusione della pillola contraccettiva.
Attualmente l’emancipazione della donna non è completa. Sicuramente è stata raggiunta la libertà sessuale con l’introduzione della pillola anticoncezionale, in modo da poter scegliere i tempi e i modi per diventare madre. Si è potuta raggiungere una certa carriera nel lavoro, grazie alla diminuzione del numero di figli e all’apertura degli asili nido, e il peso dei lavori domestici si è ridotto notevolmente con l’utilizzo degli elettrodomestici. Ma ci sono molte difficoltà riguardo il raggiungimento di ruoli dirigenziali e di prestigio nel campo lavorativo, il numero delle donne in politica è molto ridotto, e persino nella sfera privata alla donna tocca il doppio del lavoro familiare.
La lotta è dunque ancora lunga e difficile da raggiungere. La protesta per la situazione femminile non è stata espressa solamente con manifestazioni o pubblicazioni di testi, ma ritroviamo questo soggetto in molte canzoni, film, e romanzi. Tra i film famoso è Thelma e Louise, in cui è rappresentata una società con il potere in mano a uomini possessivi, maschilisti, violenti e talvolta stupidi, i quali schiavizzano e sottomettono le donne. Tra i cartoni animati possiamo inserire in questa categoria Mulan, in cui vi è un riferimento continuo alle tradizioni cinesi, in cui la donna veniva unicamente educata a diventare docile e mansueta per poi trovare un marito. Ma la giovane protagonista ha il coraggio di uscire fuori dagli schemi e si arruola nell’esercito per combattere al
posto del padre malato. Mulan diventa il prototipo dell’emancipazione femminile in una società in cui unico dovere di una ragazza era portare onore alla famiglia con un buon matrimonio.
Per quanto riguarda le canzoni, l’argomento predominante è la posizione della donna nell’amore. Spesso capita che una donna si annulli per l’altra persona, che rinunci alla realizzazione di sé stessa, e questo concetto è espresso nella canzone Blunotte di Carmen Consoli.
Di romanzi potremmo citarne migliaia, e tra quelli che hanno destato scalpore possiamo ricordare Paura di volare di Erica Jong, in cui la protagonista ha il coraggio emergere dai tabù e dai pregiudizi della società.

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