Prima Prova 2003

  • Materia: Prima Prova 2003
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  • Data: 09/12/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Il potere dei regimi totalitari del Novecento

Maturità 2003. Tipologia B – ambito storico-politico: Il terrore e la repressione politica nei sistemi totalitari del Novecento. TITOLO: Il potere dei regimi totalitari del Novecento. DESTINAZIONE: rivista storica

Il Novecento è stato il secolo che ha visto lo svilupparsi dei regimi totalitari. Gli esempi più noti sono costituiti dal nazionalsocialismo della Germania di Hitler, dal periodo stalinista della Russia e, in forme meno articolate, dal fascismo italiano di Mussolini e dalle altri sistemi di governo che caratterizzarono l’Europa dell’Est, l’Asia e l’America Latina. Si tratta di forme di dittature, cioè di governi in cui un’unica persona riuniva nelle sue mani tutto il potere (legislativo, esecutivo e giudiziario) e aveva il pieno controllo sulle attività sociali, economiche, politiche, intellettuali, culturali e spirituali. In queste forme di governo era necessario che il singolo dovesse identificarsi con l’ideologia dell’unico partito al potere. Non aveva, quindi, la possibilità di condurre una vita autonoma. Il primo strumento per uniformare le masse al potere era la propaganda: televisioni, giornali, riviste esaltavano gli atti compiuti dal regime e diffondevano solo ciò che esso ordinava di divulgare. Infatti, tali mezzi fornivano al cittadino informazioni, orientamenti e direttive del partito. Il regime, quindi, aveva il pieno controllo sui mezzi di comunicazione di massa. Non c’era spazio per le idee diverse da quelle della dittatura. Le forme di pensiero che non si allineavano all’ideologia del partito venivano colpite da censura e, di conseguenza, non potevano esprimersi liberamente. C’era, dunque, una forte limitazione e soppressione della libertà di espressione tipica dei governi democratici.  Di conseguenza, nelle forme di governo dittatoriali, molti giornali vennero chiusi o continuavano ad esistere segretamente.

Il controllo dei regimi totalitari sulla società avveniva anche mettendo in pratica altri provvedimenti: i partiti politici contrari al dittatore venivano sciolti, addirittura venivano soppressi fisicamente gli avversari politici. Nella maggior parte dei casi, infatti, il regime istituiva una speciale polizia segreta che aveva il compito di rintracciare e eliminare tutti coloro che erano contrari al potere. Si parla, quindi, di genocidio. Come afferma la Convenzione delle Nazioni Unite del 9-12-1948, per genocidio si intendono le misure prese per eliminare un determinato gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. Esso può avvenire in cinque forme: assassinando quelli che fanno parte del gruppo; procurando a questi membri lesioni fisiche e morali; imponendo ai malcapitati condizioni di vita che li conducono ad una morte quasi certa; ostacolando le nascite all’interno del gruppo per far sì che si estingua da solo; infine, trasferendo forzatamente i figli da un gruppo all’altro. Il precursore di queste eliminazioni fisiche fu il tedesco Hitler. Egli, con la costruzione dei campi di concentramento, fu l’artefice della morte di centinaia di avversari politici e di milioni di Ebrei, considerati razza impura e, quindi, da cancellare definitivamente dalla faccia della terra. Sul suo esempio, molti altri dittatori costruirono campi di concentramento destinati soprattutto ad eliminare gli avversari politici. Nei regimi totalitari, quindi, non c’è spazio per l’avversario. Come afferma Courtois in Il libro nero del comunismo, i contrari al regime venivano considerati prima nemici, poi criminali e infine esclusi. In quanto tali, dovevano essere sterminati. I sistemi totalitari, infatti, volevano costruire «un’umanità riunificata o purificata, non antagonista». Escludendo un individuo, automaticamente si era spinti ad eliminarlo, in quanto considerato inutile e senza senso per il bene del regime. Molte persone, dunque, furono costrette ad abbandonare la loro patria per avere salva la vita.

Come sostiene Todorov in Memoria del male, tentazione del bene, i sistemi totalitari hanno manomesso completamente la memoria. Tutti gli atti compiuti dal regime, infatti, venivano considerati giusti e normali. Si pensi come, ad esempio, i capi del nazismo non si resero conto della terribile strage che avevano attuato nei campi di concentramento e affermavano nei tribunali che avevano compiuto semplicemente il loro lavoro e che per questo non potevano essere puniti. Naturalmente, il popolo non la pensava così. Questo era consapevole delle terribili stragi che attuavano i regimi totalitari. Come afferma Altamirano in Saluto di Capodanno: 1 gennaio 1975, ad esempio, gli abitanti del Cile erano consci delle violenze attuate dal regime e, di conseguenza, provavano dolore per la loro patria che era stata trasformata in un tremendo carcere in cui si moriva di fame e in cui determinate persone venivano uccise, torturate e rinchiuse in prigione.
Fortunatamente, oggi queste forme di potere totalitario esistono ancora in pochissimi paesi. La maggior parte degli stati, infatti, adotta un governo di tipo democratico, un governo, cioè, in cui tutti gli appartenenti a un popolo possono esprimere liberamente il loro pensiero. La lezione dei regimi totalitari, dunque, ha creato un mondo migliore basato sul rispetto dell’altro.

Stefania Annunziata