Prima Prova 2005

  • Materia: Prima Prova 2005
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  • Data: 06/12/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

La libertà: un bene collettivo e individuale

Maturità 2005: Tipologia B – ambito artistico-letterario: L’aspirazione alla libertà nella tradizione e nell’immaginario artistico-letterario. TITOLO: La libertà: un bene collettivo e individuale. DESTINAZIONE: rivista letteraria

Gli uomini dalle origini fino ad oggi si sono sempre sentiti attratti dalla parola libertà e si sono impegnati a combattere per raggiungere, godere e diffondere i beni di cui essa è portatrice. È il valore fondamentale dell’uomo che lo distingue dagli altri esseri viventi, ponendolo al di sopra di tutti. Il concetto di libertà appare già in Omero. Nel sesto libro dell’Iliade a parlare è Ettore. Egli si rivolge alla moglie Andromaca dicendole che si sentirebbe un guerriero codardo se non combattesse a fianco dei suoi compagni contro gli Achei. Egli è consapevole che la sua città, Troia, cadrà in mano ai nemici. Perciò si augura di morire: non tanto per non vedere il dolore dei Troiani o quello dei genitori Priamo ed Ecuba, quanto piuttosto per non sentire i lamenti di schiava della sua amata donna. La libertà, di conseguenza, assume un duplice valore: amor di patria (Ettore combatte per fare in modo che Troia non cada schiava nelle mani degli Achei) e libertà interiore (Ettore sceglie in piena autonomia il proprio destino pur sapendo che va incontro alla morte).
Anche Dante, nel primo canto del Purgatorio, esalta il concetto di libertà. Emblematica, in questo senso, è la figura di Catone Uticense posto da Dante a custodia del secondo regno dei morti. Catone viene considerato dal poeta fiorentino simbolo della libertà morale: egli, infatti, durante il primo triumvirato, si schierò dalla parte di Pompeo poiché sperava che quest’ultimo salvasse la repubblica; ma dopo il trionfo di Cesare si suicidò per non assistere alla fine della repubblica e, dunque, alla caduta della libertà. Ecco l’esempio di un altro insigne uomo che decide di perdere la vita in nome della libertà della propria patria.
Il tema della libertà della patria viene affrontato anche nel Cinquecento. Machiavelli, nel ventiseiesimo capitolo de Il principe, esorta i Medici a liberare l’Italia dalla presenza straniera. Egli afferma, infatti, che la penisola sta aspettando qualcuno che «sani le sue ferite […] e la guarisca di quelle sue piaghe già per lungo tempo infistolite» (cioè piaghe che la stanno infastidendo da lungo tempo). Perciò Machiavelli prega Dio affinché ciò avvenga. L’Italia, infatti, è «disposta a seguire una bandiera» a patto che sia retta da un unico governo.
Tre secoli più tardi, Alessandro Manzoni compone l’ode Marzo 1821. questo è l’anno in cui i moti patriottici piemontesi cercano di liberare il Lombardo-Veneto dagli Austriaci. Il poeta si rivolge agli stranieri, invitandoli ad abbandonare una terra che non è la loro madre e che, perciò, gli si ribella. Inoltre devono lasciare l’Italia perché altrimenti non sarebbero coerenti. Gli Austriaci, infatti, non hanno seguito un giuramento proferito proprio da loro: quello secondo cui Dio respinge la forza straniera. Di conseguenza, ogni gente deve essere libera. Dunque, come Dio ascoltò le loro preghiere di libertà e le esaudì, così farà anche per l’Italia che tanto lo prega.
La libertà, però, non deve essere intesa solo dal punto di vista civile, ma anche da quello umano. L’esempio più significativo in questo senso è rappresentato dalle parole pronunciate da Martin Luther King nel 1965 in occasione del centenario dell’abolizione della schiavitù in America. Egli ricorda la morte di numerosi schiavi negri a causa dell’avida ingiustizia. La libertà dopo un secolo non è da intendersi solo come libertà fisica, ma anche come sforzo a non odiare e a non provare alcun risentimento. I bianchi, infatti, hanno capito che «il loro destino è legato col nostro destino (cioè il destino dei neri) e […] che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà».
La libertà, dunque, è diritto di ogni popolo e individuo. Nessuno può proibire ad un altro di essere libero, altrimenti ognuno combatterà per raggiungere la piena libertà.

Stefania Annunziata