Prima Prova 2012

  • Materia: Prima Prova 2012
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  • Data: 17/11/2015
  • Di: Valeria Roscioni

Prima prova Maturità 2012: tema di attualità svolto

: Tema di attualità Prima prova Maturità 2012: la traccia svolta su “Avevo vent’anni” di Paul Nizan

Prima prova: Tema di attualità svolto Maturità 2012

Traccia del Miur: “Avevo vent’anni, non permetterò a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita” (Paul Nizan, Aden Arabie 1931) Tipologia D

Paul Nizan, in Aden Arabie, combatte la sua personale guerra contro il capitalismo esprimendo il suo disagio profondo e rappresentando il malessere giovanile anche attraverso un grande scontro con il mondo esterno. Non c’è scampo, il dolore è sempre presente e acuto, esiste una sorta di congiura contro i giovani. È veramente necessario essere così negativi?
Molte volte, da bambini, ci è capitato di dire che da grandi avremmo fatto il cuoco, la maestra, il medico, lo scienziato. Da piccoli tutto sembra più facile, e si intraprende il viaggio verso il futuro con entusiasmo e voglia di crescere. Divenuti adulti però, i desideri cambiano, si diventa più realisti, e si cerca di adattare i propri sogni alla vita reale. Un tempo i giovani italiani, a soli 15 anni, prendevano in mano la propria valigia di cartone, con il sufficiente per sopravvivere, e partivano verso un mondo sconosciuto, per realizzare le proprie aspettative. Si faceva qualche sacrificio, si bussava alle porte in cerca di lavoro, e alla fine chi aveva tenacia riusciva ad incamminarsi verso il successo.
Cantanti, attori e vari personaggi dello spettacolo sono arrivati a realizzare i propri sogni grazie a costanza e umiltà. Albano e Celentano, sono solo due dei tanti nomi che si possono citare. Gli esempi non mancano neanche all’estero, ovviamente: Steve Jobs, pur non avendo il denaro per continuare gli studi universitari, seguiva le lezioni senza poter sostenere gli esami, e mangiava con i pochi centesimi che riceveva con la restituzione delle bottiglie di Coca cola.
Sono esempi che sembrano dirci che chi ha risolutezza ottiene quello che vuole, ma non sempre è così facile. Oggi la situazione è alquanto complicata, e non sempre quello che ci siamo prefissi di fare da grandi si può realizzare. C’è chi cambia idea, perché si accorge che la strada che ha intrapreso non è quella giusta, c’è chi sceglie un percorso di studi per accontentare i genitori, ma non ne è soddisfatto. Attualmente c’è anche chi svolge un lavoro non perché lo ama, ma perché permette di portare a casa un misero stipendio o perché gli p stato offerto un contratto a tempo indeterminato.
Svolgere una professione con piacere è possibile solamente nel momento in cui realizziamo quel “da grande vorrei fare…” che abbiamo ripetuto milioni di volte a mamma e papà e al nostro compagno di banco. Oggi questo “da grande vorrei” sembra un’utopia, o una meta lontana raggiungibile attraverso un percorso pieno di ostacoli. Finché frequentiamo la scuola dell’obbligo, siamo in un certo modo protetti. Con le varie difficoltà che può avere un adolescente, giungiamo con ansia fino al giorno dell’esame di maturità. Poi cosa succede? Inizi a pensare a cosa ne sarà di te, quale percorso universitario conviene intraprendere, oppure se è il caso di fermarsi qui e cercare di capire quale professione fa per noi. Al di là dei nostri dubbi e delle nostre esitazioni, il periodo che stiamo vivendo non è facile: anche se ci rimbocchiamo le maniche e facciamo il possibile per raggiungere i nostri scopi, non ci riusciamo.
Migliaia di giovani laureati con il massimo dei voti sono costretti a lavorare in un call center pur di fare qualcosa e non hanno la possibilità di poter andare a vivere da soli, di costruire una propria famiglia.
Il risultato è una massa di gente sopra i trent’anni che vive ancora a casa con i genitori, perché non può permettersi di pagare l’affitto e che spaventa chi di anni ora ne ha venti.  Ma quali potrebbero essere le cause di questa situazione? Forse la classe dirigente si concentra più sugli adulti e non dà spazio a chi è alle prime armi e ha la voglia e la grinta per intraprendere un cammino lavorativo. Forse il campo della ricerca è sottovalutato e non considerato, quando invece si potrebbero sfruttare i tanti cervelli che la nostra nazione sforna ogni anno.
Forse il problema siamo anche noi, una generazione che si è adattata a questa situazione, che vive “sulle spalle dei giganti” (Bernardo de Chartres), che è in grado di poter vedere oltre, ma non sfrutta al meglio le proprie potenzialità. È vero, le ragazze di oggi non sono dovute scendere in piazza per reclamare i propri diritti, come il voto, una giusta retribuzione, una maggiore considerazione. Noi non abbiamo partecipato a innumerevoli manifestazioni per ottenere quello che oggi ci appare scontato. Una parte di noi non si sforza minimamente di realizzare i propri sogni e forse nemmeno li ha. Vive in una sorta di passività, e questa è la cosa peggiore che possa succedere in una mente giovane, la quale ha forza e lucidità per fare migliaia di cose.

Penso dunque che dobbiamo reagire a questa situazione, e cercare di risolverla al più presto. Basta stare tutto il giorno davanti alla playstation, ai social network, a scrivere messaggi sul cellulare. Abbiamo un meraviglioso futuro di fronte a noi, dobbiamo solo cercare di superare gli ostacoli e cogliere al volo tutte le opportunità che la vita ci offre. Tornando a Steve Jobs, potrei concludere dicendo: “siate affamati, siate folli”.