Psicologia

  • Materia: Psicologia
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  • Data: 28/11/2015
  • Di: Angela Ardizzone

Cos'è la percezione: riassunto

Riassunto su cos'è la percezione in psicologia e le teorie della percezione.

COS'È LA PERCEZIONE IN PSICOLOGIA: RIASSUNTO. In psicologia con percezione si intende un processo costruttivo attraverso cui gli stimoli che ci si presentano vengono elaborati tramite analisi, interpretazione e integrazione di quest’ultimi in un’unità dotata di senso. La realtà percettiva, pertanto, è diversa dalla realtà per come è effettivamente. La presunta coincidenza fra mondo reale e mondo percettivo viene chiamata realismo ingenuo; tuttavia, alcune esperienze come la mancata percezione di uno stimolo presente (assenza dell’oggetto fenomenico) o la percezione di uno stimolo assente (assenza dell’oggetto fisico)  provano che tale coincidenza non esiste.

I PROCESSI PERCETTIVI IN PSICOLOGIA. Per meglio comprendere come avviene il processo percettivo è necessario considerare la differenza fra stimolo distale e stimolo prossimale: con il primo ci si riferisce  alle radiazioni presenti nel mondo fisico con tipologie e intensità diverse,  mentre con il secondo si fa riferimento a quella parte di informazioni dello stimolo distale che viene raccolta dai nostri recettori per poi essere tradotta in energia nervosa da trasmettere a specifiche aree cerebrali. Dal punto di vista visivo, lo stimolo distale è l’oggetto osservato, mentre lo stimolo prossimale è l’immagine dell’oggetto che viene a formarsi sulla retina. Il passaggio da stimolo distale a prossimale e l’elaborazione che ne consegue costituiscono la catena psicofisica.
La differenza fra i due tipi di stimolo sopracitati è dovuta al fatto che la percezione, essendo direttamente connessa al prossimale più che al distale, consiste nell’elaborazione di informazioni parzialmente indeterminate: l’immagine sulla retina non cattura infatti tutte le caratteristiche dell’oggetto osservato.
C’è quindi una perdita di informazioni col passaggio da stimolo distale a stimolo prossimale, ed è proprio per correggere tali forme di indeterminazioni che entrano in gioco le costanze percettive: si tratta di un fenomeno per il quale, a livello percettivo, gli oggetti fisici appaiono stabili ed invariabili nonostante cambi lo stimolo prossimale. Nonostante io veda, ad esempio, l’autobus allontanarsi lungo la strada e l’immagine impressa sulla retina si rimpicciolisca sempre più a mano a mano che questo si allontana, posso percepire la grandezza dell’autobus come costante nel tempo e nello spazio per effetto della costanza della grandezza. Insomma, la costanza percettiva interviene ogniqualvolta lo stimolo distale e il percetto (l’oggetto percepito) mantengono una relazione invariata indipendentemente dal variare dello stimolo prossimale. Oltre a quella della grandezza c’è la costanza di forma, un contributo al mantenimento della quale è dato dalla prospettiva tissurale, la costanza di movimento, la percezione del quale è sempre basata su un sistema di riferimento, la costanza di profondità, la quale viene percepita attraverso indizi monoculari e binoculari.

LA PERCEZIONE: TEORIE DELLA PERCEZIONE. Sono state proposte diverse teorie sulla percezione, ma uno dei contributi più importanti allo studio di questa tematica appartiene a Wertheimer e alla scuola della Gestalt. Le leggi Gestalt dell’organizzazione percettiva spiegano il modo in cui vengono organizzati i vari elementi percettivi per costruire un’unità dotata di senso sulla base dell’assunto fondamentale per cui l’insieme è più delle singole parti che lo compongono: insomma, l’unità percettiva non dipende dalle qualità degli elementi singoli quanto dall’organizzazione complessiva della loro configurazione. I princìpi identificati da Wertheimer sono quello della vicinanza, per cui, a parità di altre condizioni, vengono considerati come un tutto gli elementi vicini fra loro; il principio della somiglianza per cui, a parità di altre condizioni,  elementi simili fra loro verranno percepiti come raggruppati; il principio della chiusura, secondo il quale linee aperte che delimitano una regione chiusa tendono ad essere unificate; il principio della continuità, per cui a parità di condizioni è la continuità dell’orientamento spaziale  delle linee a costituire un’unità; infine, c’è il principio della pregnanza, secondo il quale l’unità percettiva degli stimoli si costituisce in base alla semplicità, regolarità e simmetria di questi ultimi.
Sono stati identificati altri princìpi, definiti fattori isolabili, che guidano la percezione della relazione fra figura e sfondo e che consentono all’una di emergere dall’altro: fattore di inclusione, di convessità, di area relativa, di simmetria, di orientamento.