Psicologia

  • Materia: Psicologia
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  • Data: 06/06/2016
  • Di: Angela Ardizzone

La scuola della psicologia sociale europea

La psicologia sociale e le teorie della scuola europea.

LA SCUOLA DELLA PSICOLOGIA SOCIALE EUROPEA: LE RELAZIONI INTERGRUPPI. Malgrado le origini europee, gli Stati Uniti assunsero un ruolo di rilievo rispetto agli studi inerenti la psicologia sociale. Mentre gli studiosi nord-americani hanno privilegiato essenzialmente lo studio degli aspetti intraindividuali, la psicologia sociale europea, a partire dagli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, si è occupata di indagare i processi insiti nelle relazioni intergruppi, oggetto sul quale ha focalizzato la propria attenzione e concentrato i propri studi. Le relazioni intergruppi possono essere intese come quegli aspetti dell’interazione che consentono di percepire se stessi come membri di un gruppo o di essere percepiti dagli altri come membri di un determinato gruppo. I principali contributi in tal senso sono rintracciabili nell’opera di H.Tajfel (1919- 1982) e  S.Moscovici (1925-2014). La psicologia sociale europea inoltre pone l’accento e individua come aree di analisi il conflitto e il cambiamento sociale.


LA TEORIA DELL'IDENTITA' SOCIALE. La teoria dell’identità sociale elaborata da Tajfel (1971) illustra le modalità in cui l’identità si definisce. Tajfel pone due postulati alla sua teoria: le persone cercano di mantenere un’immagine di sé positiva; l’immagine di sé ha due componenti che sono l’identità personale e l’identità sociale. Identità personale e identità sociale possono essere rappresentate lungo un continuum: nel momento in cui l’identità personale assume rilievo prevalgono quelle caratteristiche che distinguono l’individuo dagli altri, nel momento in cui prevale l’identità sociale si attivano processi di identificazione con il gruppo di appartenenza per cui l’individuo è in grado di distinguere cosa differenzia il proprio gruppo dagli altri. L’identità sociale può essere quindi definita come quella parte dell’immagine di sè che consente all’individuo di essere consapevole di appartenere ad un gruppo sociale (o anche a più gruppi sociali) unitamente al valore e al significato che l’individuo attribuisce a tale appartenenza. L’identità sociale si costituisce in base a processi di categorizzazione, attraverso i quali l’individuo arriva a considerare se stesso come appartenente ad un gruppo sociale. Effetto dei processi di categorizzazione è l’accentuarsi delle differenze tra categorie e l’attenuarsi delle differenze all’interno della propria categoria. Le caratteristiche del proprio gruppo (ingroup) verranno dunque esperite in base a ciò che le differenzia dagli altri gruppi (outgroup). La categorizzazione sociale sarebbe inoltre sufficiente a creare discriminazioni tra ingroup e outgroup.


LA TEORIA DELLE RAPPRESENTAZIONI SOCIALI. La teoria delle rappresentazioni sociali di Moscovici (1961) costituisce un altro eminente contributo nell’ambito della psicologia sociale europea. Moscovici riprende, sebbene elaborando notevoli differenze, la nozione di rappresentazioni collettive di Durkheim (1898).
Le rappresentazioni sociali possono essere definite, nell’ottica di Moscovici, come “branche di conoscenza” utili ad organizzare la realtà, della quale rappresentano una ricostruzione operata da un gruppo in modo tale da permettere ai propri membri di comportarsi e comunicare in maniera comprensibile. Alla base delle rappresentazioni sociali ci sono processi cognitivi di ancoraggio e oggettivazione. Attraverso l’ancoraggio l’oggetto della realtà esperito viene associato ad una categoria già nota. Attraverso l’oggettivazione concetti astratti vengono tradotti in uno schema figurativo concreto. Le rappresentazioni sociali possono essere espresse attraverso opinioni, atteggiamenti e stereotipi e una tra le loro funzioni sarebbe essenzialmente di rendere familiare ciò che è estraneo.
Un ulteriore contributo di Moscovici si può individuare nell’ambito degli studi sull’influenza sociale, ovvero il processo mediante il quale pensieri, emozioni e comportamenti sono modificati dalla presenza reale o immaginaria degli altri. Moscovici, contrariamente agli studi che si focalizzavano principalmente sull’influenza della maggioranza sulle minoranze, sottopose a verifica l’ipotesi che anche l’influenza minoritaria può portare ad un cambiamento di atteggiamento.