Psicologia

  • Materia: Psicologia
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  • Data: 02/02/2016
  • Di: Angela Ardizzone

Le motivazioni: le molle dell'agire

Le motivazioni. Cosa spinge una persona ad agire? Le teorie della psicologia.

LE MOTIVAZIONI: LE MOLLE DELL'AGIRE. Con il termine motivazione facciamo riferimento a quel processo attraverso cui un comportamento viene attivato ed orientato in funzione della realizzazione d uno scopo specifico. Le prime teorie, come quelle avanzate da McDougall, cercarono di spiegare il fenomeno sulla base degli istinti, ovvero pattern di comportamento biologicamente determinati che sono integrati nel sistema genetico e nervoso; tuttavia, tali teorie non erano in grado di fornire una spiegazione circa la comparsa di un determinato comportamento in una specie.

LE TEORIE SULL'AGIRE: LE MOTIVAZIONI. Successivamente, sulla base delle sue ricerche in campo etologico e della scoperta dell’imprinting nelle anatre ( quel comportamento geneticamente programmato, specie-specifico, per il quale il piccolo appena nato è spinto ad esibire comportamenti di attaccamento verso il primo oggetto in movimento con cui si crea un contatto), l’etologo Lorenz teorizzò il modello idraulico della motivazione. Tale modello si fonda sull’idea di un’energia, istinto-specifica, che si accumula all’interno dell’organismo e che preme per la sua liberazione motivando un comportamento. La motivazione, in questo caso, viene letta come strettamente connessa alla quantità di energia accumulata e alla presenza e alla forza degli stimoli esterni in grado di liberarla.
Altre teorie, cosiddette pulsionali (la teoria della riduzione delle pulsioni, la teoria biologica delle pulsioni, il modello pulsione per abitudine), fondate sul principio di omeostasi (equilibrio) che guida il funzionamento dell’organismo vivente, spiegano la motivazione come pulsione atta a produrre comportamenti finalizzati all’ottenimento di risorse a causa di un deficit di requisiti biologici basilari. Ad esempio, in mancanza di cibo, viene prodotta una pulsione (la fame) che ha come scopo l’attivazione dell’organismo al fine di porvi rimedio e ristabilire una condizione di equilibrio. Insomma, in quest’ottica la motivazione viene vista come strettamente connessa al bisogno e alla sfera biologica. A tal proposito, è doveroso ricordare Maslow e la sua piramide dei bisogni, secondo la quale la motivazione progredisce di pari passo con la soddisfazione gerarchica di alcuni bisogni specificI : la piramide è infatti costituita, alla base, da bisogni fisiologici primari e all’apice dai bisogni di autorealizzazione. Nel mezzo troviamo, disposti gerarchicamente, il bisogno di sicurezza, il bisogno di appartenenza e il bisogno di stima di sé. La motivazione segue quindi un iter dal basso verso l’alto che prevede la necessaria soddisfazione di un bisogno prima di poterne soddisfare un altro.
Le teorie finora presentate si concentrano quasi esclusivamente sui fattori interni della motivazione. Al contrario, le teoria dell’incentivo si focalizzano sulle proprietà desiderabili degli oggetti esterni all’individuo. La motivazione non viene più letta come spinta, ma come attrazione. Questa teoria è volta a spiegare comportamenti che non sono possibili secondo una spiegazione interna: è il caso di una persona che mangia la terza fetta di dolce pur essendosi già saziata alla seconda portata. Le proprietà desiderabili del dolce, in questo caso, motivano il continuare a mangiare ben più della fame già soddisfatta.
Contrapposte alle teorie dell’omeostasi, le teorie dell’arousal (termine con cui si indica l’attivazione fisiologica) si concentrano sulla motivazione che spinge all’attuazione di comportamenti finalizzati al mantenimento di un certo grado di stimolazione e attività e sull’assunzione del rischio correlatovi. Secondo queste teorie, quando i livelli di stimolazione e attività diventano troppo bassi per l’organismo, questo si attiva ricercando altri stimoli in grado di ristabilire una condizione di attivazione ottimale.
Infine, ricordiamo come per le teorie socio-cognitive la motivazione non sia tanto correlata alla sfera biologica quanto a quella cognitiva. In quest’ottica, la motivazione si articola nei processi di pensiero volti all’individuazione di uno scopo, alla valutazione delle probabilità di riuscita e delle possibilità di controllo della situazione, alle aspettative circa i risultati.