Psicologia

  • Materia: Psicologia
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  • Data: 05/03/2016
  • Di: Angela Ardizzone

Psicologia sociale: introduzione e cosa studia

Psicologia sociale. Cos'è la psicologia sociale e cosa studia.

PSICOLOGIA SOCIALE: INTRODUZIONE E COSA STUDIA. La psicologia sociale è una disciplina il cui scopo è lo studio scientifico del modo in cui la sfera individuale dell’esistenza si interseca con la sfera culturale. All’osservazione e all’analisi dei processi intrapsichici, infatti, si accompagna la valutazione delle dinamiche sociali in cui tali processi si inseriscono, caratteristica che garantisce una certa specificità metodologica e strutturale alla disciplina e ne modella la scelta degli oggetti di studio. Vediamo quindi come, date queste premesse, siano fenomeni quali la persuasione, il conformismo, le interazioni intra e inter gruppali, la leadership, gli atteggiamenti, la percezione e le rappresentazioni sociali a costituire oggetto di indagine. Sono spunti di ricerca e di riflessione importanti perché aiutano a far luce su uno degli elementi più significativi della natura umana, ovvero il fatto che non possiamo prescindere dalle relazioni: il mondo in cui viviamo ci influenza, e noi lo influenziamo a nostra volta in un continuo scambio di informazioni e valori. La considerazione di questa forma di reciprocità è uno dei capisaldi della psicologia sociale ed è alla base delle ricerche condotte in tale ambito.

PSICOLOGIA SOCIALE: ORIGINI E STORIA. Ma dove e come si sviluppa questa disciplina? Le radici della psicologia sociale affondano nell’Europa del XIX secolo, nell’humus italo-francese della psicologia delle folle e, quasi contemporaneamente, in quello tedesco della Volkerpsichologie: entrambi gli approcci, caratterizzati da una visione socio-costruttivista, concentrano le loro osservazioni su fenomeni collettivi e sui prodotti culturali, come il linguaggio e le usanze, che derivano dall’interazione, ed hanno offerto spunti di riflessione così importanti da risultare sempre attuali.
Gustave Le Bon, ad esempio, nel suo libro La psychologie des foules ( da cui la psicologia delle folle ha preso il nome ) offre un’analisi del comportamento delle grandi masse sulla base dell’osservazione di tre meccanismi fondamentali che conducono le folle allo sviluppo di “un’anima collettiva” attraverso una riduzione dell’attività della coscienza soggettiva: il primo di questi meccanismi è il contagio mentale che garantisce la diffusione di azioni, sentimenti e un certo grado di intensità emotiva, il secondo è il senso di potenza, che viene visto come una conseguenza del riunirsi e che comporta una deformazione del senso di responsabilità, e il terzo è la suggestionabilità che, una volta che la coscienza  soggettiva si è indebolita, comporta l’annullamento della volontà personale.
Al di là dell’importanza delle origini, però, c’è l’importanza dello sviluppo: in questo caso, bisogna spostarsi in America, dove, in tempi differenti, Norman Triplett e Max Ringelmann hanno condotto studi sulla prestazione applicando per la prima volta il metodo sperimentale alle scienza umane e arrivando così alla scoperta dei fenomeni di facilitazione sociale, per cui la prestazione nello svolgimento di un compito risulta migliorata in presenza di altri,  e di inerzia sociale, per cui la prestazione nello svolgimento di un compito risulta inferiore in presenza di altri. Il panorama americano si rivela di fondamentale importanza per lo sviluppo della psicologia sociale anche per il fatto che è stato in grado di accogliere diversi studiosi europei
(fra cui Kurt Lewin e Theodore Adorno) che, a causa del nazismo, dovettero emigrare dai loro paesi di origine