Psicologia

  • Materia: Psicologia
  • Visto: 238
  • Data: 05/03/2016
  • Di: Angela Ardizzone

Psicologia sociale: la prima impressione

La prima impressione nella psicologia sociale: cosa succede quando conosciamo gli altri.

PSICOLOGIA SOCIALE: LA PRIMA IMPRESSIONE. Nel corso della nostra vita di tutti i giorni veniamo a contatto con molte persone, in diversi contesti e in diversi modi. Alcune di queste suscitano in noi sentimenti di simpatia, o magari l’opposto. Altre ci ricordano qualcuno di nostra conoscenza mentre altre sembrano in possesso di caratteristiche talmente uniche da restare impresse nella nostra memoria anche solo dopo un breve contatto. Il processo in cui formiamo una rappresentazione cognitiva degli altri è conosciuto come percezione sociale e si basa sugli stessi elementi che la compongono, raggruppabili in tre ambiti: la persona o il gruppo di cui si viene a conoscenza, la situazione in cui tale conoscenza si forma e i comportamenti manifesti. Usiamo indizi quali l’aspetto fisico, la mimica e il modo di comportarsi, e integriamo queste informazioni, al fine di formarci un impressione sugli altri; soprattutto nella formazione delle prime impressioni, infatti, utilizziamo indizi di tipo non verbale (il tono di voce, il colorito della pelle, i movimenti del corpo, etc..), con particolare riferimento al volto e alle sue caratteristiche statiche e dinamiche (grazie a Paul Ekman sappiamo dell’università di alcune emozioni “facilmente” riconoscibili , ad esempio). In ogni caso, si tratta di elementi che in noi provocano o meno una certa “risonanza”. La nostra memoria è infatti come una grande rete di associazioni che vengono attivate o “lasciate in sospeso” dai dati in elaborazione nel processo percettivo, e che influenzano il modo in cui ci rapportiamo ad essi; si tratta, appunto, dell’effetto di attivazione (o priming).

PRIMA IMPRESSIONE DI UNA PERSONA: COSA AVVIENE QUANDO CONOSCIAMO GLI ALTRI. Per quel che riguarda la formazione di impressioni complesse di personalità, troviamo in letteratura due filoni di ricerca nati sulla base di due diversi modelli: il modello configurazionale di Asch e il modello algebrico di Anderson.

  • L’ipotesi di Asch è che le persone percepiscano gli altri come unità psicologiche le diverse informazioni delle quali vengono elaborate sulla base di alcuni tratti principali (nel senso che influenzano largamente l’impressione sugli altri, più di altri tratti che quindi non hanno lo stesso valore) che ne costituiranno il nucleo unificante. Si tratta di un modello di stampo gestaltista, per cui “il tutto è più della somma delle singole parti”. A questo modello si devono ricerche che hanno portato all’osservazione dell’effetto primacy, per cui i tratti percepiti per primi sono quelli che influenzano l’impressione in maniera preponderante, e dell’effetto recency, per cui sono, invece , i tratti percepiti per ultimi a presentare il massimo grado di influenza esercitata sulla formazione delle impressioni.
  • Il modello algebrico di Anderson sostiene, in opposizione alle ipotesi di Asch, che la formazione delle impressioni di personalità avvenga per mezzo di un’integrazione algebrica dei singoli tratti percepiti.
  • Un altro importante contributo, in merito al rapporto fra i tratti, è offerto da Schneider e dalla sua teoria implicita di personalità, secondo la quale le persone possono attribuire ad altre persone caratteristiche negative o positive sulla base di altre caratteristiche negative o positive individuate. Può accadere così, ad esempio, che una persona bella ci lasci, proprio per la sua bellezza, l’impressione di essere anche buona (pur non avendo noi nessuna conoscenza disponibile sulla sua integrità morale e sul suo “buon cuore”).