Quattrocento e Cinquecento

  • Materia: Quattrocento e Cinquecento
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  • Data: 01/02/2014
  • Di: Redazione StudentVille.it

Angelo Poliziano

Vita e opere di Angelo Poliziano.

Angelo Poliziano fu una delle personalità più prestigiose dell’umanesimo fiorentino; il prestigio che seppe acquistarsi col suo ingegno e la sua cultura lo fece entrare subito nelle grazie di Lorenzo il magnifico. Come altri umanisti del suo tempo, anche lui fu uno scrittore bilingue in latino ed in volgare.

Le principali opere in latino sono:

- le Silvae: poemetti di vario argomento che giustificano il titolo;

- le Miscellanea in cui sono trattati argomenti di filosofia greca e latina, questioni di grammatica e sintassi e osservazioni sulla vita e sui costumi dell’antichità;

- le praelectiones, che comprendono le prolusioni ai corsi di letteratura latina e greca nello studio fiorentino;

- le epistolae in dodici libri, preziose per conoscere la vita culturale e personale del Poliziano.

Si ispirò a tutti gli autori della latinità.

La più importante opera in volgare del Poliziano è un poema mitologico-encomiastico, le Stanze per la giostra, composto per celebrare la vittoria riportata da Giuliano de Medici in una giostra del 1475 e rimasto incompiuto alla XLVI ottava del secondo libro. L’interruzione fu dovuta all’esaurirsi nel contesto della narrazione della vena poetica del Poliziano, che già verso la fine della parte composta mostra segna di stanchezza e affievolimento. Per quanto riguarda la lingua e lo stile, il Poliziano realizzò il miracolo di aver fatto del volgare una straordinaria lingua d’arte, di averlo arricchito e elevato all’altezza del latino.

L’altra opera in volgare del Poliziano è la favola di Orfeo, la quale è importante anche nella storia del teatro, perché è la prima opera teatrale in volgare di argomento profano.

Il Poliziano scrisse in volgare anche molte composizioni di tono più marcatamente popolaresco, come i Rispetti (composizione di carattere amoroso così denominati per la venerazione che il poeta dimostrava verso la donna amata) e le Canzoni a ballo così chiamate perché erano collegate col canto e con la danza. Le rime infine non si discostano molto dall’ispirazione che presiede alle stanze per la giostra e alla favola di Orfeo;vi ritroviamo il motivo tanto caro al Poliziano e alla cultura della civiltà fiorentina del ‘400 ovvero la gioia di vivere, simboleggiata dalla giovinezza e dalla bellezza, e il desiderio di evadere dalla realtà dura e opaca per rifugiarsi in un mondo ideale di pace e serenità in intima comunione con la natura.

Sia la gioia di vivere che l’evasione dalla realtà non sono mai piene ed assolute poiché si insinua sempre la malinconia della fugacità della giovinezza e della bellezza congiunta con la consapevolezza della irrealtà e fragilità di ogni sogno.