Quattrocento e Cinquecento

  • Materia: Quattrocento e Cinquecento
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  • Data: 13/10/2015
  • Di: Angela Ardizzone

Il Cinquecento nella Letteratura Italiana: riassunto

Letteratura italiana, il Cinquecento. Riassunto del Cinquecento nella letteratura italiana, periodo in cui si sviluppò il Rinascimento.

IL CINQUECENTO NELLA LETTERATURA ITALIANA: RIASSUNTO. Un appunto chiaro e sintetico sul Cinquecento italiano, periodo in cui il Rinascimento raggiunse il suo apice. Il Cinquecento rappresenta il culmine del Rinascimento, anche se già verso la fine del secolo si iniziano ad intravedere i primi segni di una nuova cultura, il Barocco.
Il ‘500 non differisce molto dal ‘400, in quanto esso sembra essere il naturale prosecutore del ‘400. Infatti, i motivi ispiratori dell’Umanesimo raggiungono il loro massimo compimento. Questi motivi sono:

  1. La fede nell’eccellenza della natura umana e nella sua potenza creatrice
  2. L’ideale del decoro, della misura, dell’equilibrio interiore, della razionalità
  3. Il culto della bellezza, in senso fisico (armonia delle forme) e in senso etico (armonia tra spirito e natura)
  4. L’ideale della perfezione in tutti i campi (amore, lingua, uomo di corte, principe)
     

LETTERATURA ITALIANA, RIASSUNTO SUL CINQUECENTO: LE DIFFERENZE ‘400 e ‘500.
Tuttavia, esistono alcune differenze tra i secoli Quattrocento e Cinquecento:

  • L’Umanesimo del ‘400 ebbe carattere civile ed operò nell’ambito della repubblica comunale; l’Umanesimo del ‘500 ebbe carattere cortigiano e accademico, poiché si svolse nelle corti (al servizio di un signore) e nelle Accademie
  • L’Umanesimo del ‘400 è acerbo e in fase di ascesa, mentre quello della prima metà del ‘500 rappresenta il culmine di questa cultura, che al termine del secolo tramonterà per lasciar spazio al Barocco.
     

RIASSUNTO SUL CINQUECENTO ITALIANO: CONTRADDIZIONI NELLA CULTURA DEL ‘500. I motivi di fondo del Rinascimento citati sopra sono però in contraddizione con altri aspetti del Cinquecento:

- Nell’esaltazione della potenza creatrice dell’uomo spesso affiora la consapevolezza che l’uomo è soggetto al potere di una forza oscura (la fortuna), che spesso vanifica i disegni umani

- I piaceri terreni vengono esaltati, ma accanto a loro ritroviamo il senso della loro vanità e un sentimento tragico di morte

- L’ideale di equilibrio interiore e compostezza è accompagnato dalla consapevolezza che in profondità la natura umana è cattiva e perversa, schiava degli istinti

- Tutti gli scrittori del Rinascimento descrivono la natura nei suoi aspetti idillici (Ariosto), ma alcuni (Teofilo Folengo e il Ruzzante) vi riscoprono il mondo faticoso dei contadini e degli umili, schiacciati dalla miseria.

Pertanto, nella produzione letteraria del Rinascimento distinguiamo due tendenze fondamentali:

1. Tendenza idealistica, rappresentata dagli scrittori che perseguono gli ideali di grazia, armonia, compostezza, celebrando il tipo di umanità superiore, fatta di razionalità e ottimismo

2. Tendenza realistica, rappresentata dagli storici e dagli scrittori politici, i quali studiano l’uomo nei suoi comportamenti reali e nel suo agire concreto.

Come nel ‘400, anche nel ‘500 il culto della civiltà classica influisce su tanti aspetti della cultura, ispirando sia la corrente idealistica, con gli ideali di compostezza e misura derivati dalla filosofia platonica e stoica, sia la corrente realistica, ispirando il senso della concretezza e operosa della vita.
 

LETTERATURA ITALIANA, IL CINQUECENTO: CONTRADDIZIONI TRA STORIA E CULTURA. Il ‘500 è pervaso da una crisi storica che influisce su diversi piani:

  • Piano politico: in Europa si formano le monarchie unitarie a carattere nazionale, in espansione, l’Italia è divisa in principati e Stati in lotta tra di loro e militarmente deboli.
  • Piano economico: si avvertono le prime conseguenze negative della scoperta dell’America con lo spostamento dell’asse commerciale dal Mediterraneo all’Atlantico.
  • Piano sociale e culturale: si verifica la frattura tra il potere aristocratico e il popolo, tra gli intellettuali di corte e le classi emarginate e ignoranti. 

Questa situazione generò paura, viltà, servilismo, adulazione e tradimenti.
Nonostante ciò, il Rinascimento italiano dà vita non solo ad una grande letteratura, ma dà i migliori frutti anche nelle arti figurative e nella musica.
 

LA LETTERATURA ITALIANA DEL CINQUECENTO. Come nel ‘400 la letteratura italiana si presenta bilingue: c’è una produzione letteraria latina e una in volgare. Tuttavia, la letteratura in lingua latina, prima più abbondante e importante, ora diventa secondaria e marginale. Tramonta infatti l’illusione nata nel ‘400 di ricreare una grande letteratura latina sulle orme degli autori classici. lo studio del latino però non cessa di esistere, soprattutto per acquisirne gli ideali.

La lingua latina venne utilizzata nel ‘500 per:

  • La lirica (Bembo, Ariosto …)
  • Epistole (Bembo)
  • Poemi

Il volgare acquista sempre più importanza, raffinandosi a mano a mano che gli intellettuali vi trasferiscono le caratteristiche di ordine e purezza della lingua latina.
Dallo sforzo di elevare il volgare alla dignità e alla bellezza delle lingue classiche nasce la questione della lingua, per fissare la lingua volgare più idonea a competere in bellezza e armonia con le opere classiche.
Da questo sforzo nasce la precettistica letteraria, l’insieme delle regole di lingua, stile e ispirazione intese a disciplinare i generi letterari, adeguandoli ai canoni derivati dalla poetica di Aristotele e Orazio.
 

IL CINQUECENTO: POETICA ED ESTETICA DEL RINASCIMENTO. La poesia del Rinascimento nasce dall’entusiasmo per la poesia e l’arte classica e sul desiderio di competere con essa, riproducendo la stessa perfezione di lingua, stile e forma. Gli intellettuali dell’epoca allora non si limitarono ad una semplice imitazione, ma si impegnarono nella creazione di opere nuove e diverse (Ariosto).
Questo movimento poetico creativo però ebbe breve durata: possiamo dire che terminò nel 1536 con la pubblicazione della Poetica di Aristotele. Il testo di Aristotele fu subito oggetto di studio e commento da parte di numerosi trattatisti, i quali distorsero il pensiero aristotelico. Infatti, essi elaborarono una poetica che invece di favorire la libertà creativa la soffocò:

  • Al concetto aristotelico della poesia come imitazione della natura e della sua capacità creatrice armonica e perfetta, i trattatisti del Rinascimento contrapposero il concetto della poesia come imitazione dei buoni scrittori classici, poiché furono questi ad imitare perfettamente la natura.
  • Furono fissate rigide norme riguardo struttura, lingua, stile, regole retoriche dei generi letterari.
  • Furono fissate le 3 unità della tragedia: unità di tempo (le azioni dovevano svolgersi in una sola giornata), unità di luogo (l’azione doveva avvenire in un solo luogo), unità di azione (il dramma doveva rappresentare un solo avvenimento).
  • Un concetto importante ripreso da Aristotele è la catarsi, cioè la funzione purificatrice dell’arte: nel ‘500 dunque l’arte assume una funzione purificatrice e pedagogica.

L’estetica del Rinascimento, fondata sul principio dell’imitazione delle grandi opere classiche e sul rispetto delle regole dei generi letterari, dominerà a lungo nella cultura europea fino al ‘700.

L’estetica rinascimentale portò:

1. Sul piano storico letterario ad un’estrema raffinatezza ed eleganza formale la letteratura italiana, che restò a lungo il modello per le altre letterature europee

2. Sul piano teorico l’estetica rinascimentale fissò alcuni punti fondamentali per esprimere un’arte veramente valida e umana: ogni opera d’arte deve contenere un contenuto unitario e coerente, e deve essere guidata da un principio di razionalità

3. Sul piano filosofico l’estetica rinascimentale riconobbe il valore conoscitivo della poesia e dell’arte, distinto, ma non inferiore, a quello della filosofia, della storia e della scienza.

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