Riassunti Italiano Maturità

  • Materia: Riassunti Italiano Maturità
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  • Data: 01/05/2015
  • Di: Angela Ardizzone

Avanguardie del Novecento

Riassunto completo sul Crepuscolarismo e sulle Avanguardie del Novecento per l'esame di Maturità.

AVANGUARDIE DEL NOVECENTO: CREPUSCOLARISMO. La definizione di “poeti crepuscolari” risale ad una recensione pubblicata nel 1909 su “La Stampa” da Borgese, il quale parlò di una voce crepuscolare, della voce di una poesia che si spegne. I poeti crepuscolari infatti rappresentano l’esaurirsi di un’intera tradizione che vantava grandi esponenti come Carducci e D’Annunzio. Ai loro contenuti aulici i crepuscolari contrappongono l’amore per le piccole cose, con l’atmosfera grigia e comune della vita quotidiana. Il linguaggio diventa dimesso e colloquiale, cambia la concezione di poesia, che non ha più messaggi eccezionali da proporre, ma si mimetizza nell’opacità dell’esistenza borghese, presentandosi come esperienza minore. I modelli presi come esempio dai poeti crepuscolari sono i poeti del simbolismo intimista e introverso, ma anche Pascoli, con le tematiche del nido e del fanciullino. Dobbiamo tenere presente che il Crepuscolarismo non fu un movimento con un programma specifico, ma si trattò  di un orientamento diffuso che interpretava, in maniera diversa, la crisi dei valori poetici nel mondo borghese. Tra i principali poeti crepuscolari ricordiamo:

  • Sergio Corazzini: adotta il verso libero e si mostra sensibile alla lezione simbolista. Il poeta si presenta come un povero fanciullo malato, fino a negare che la sua sia una vera poesia.
  • Guido Gozzano: vi è un atteggiamento ironico, che conduce ad uno straniamento ambiguo nei confronti dei temi trattati. Egli considera l’arte come artificio, ma che non crea mondi alternativi o paradisi artificiali. La poesia nasce da un paradosso: la consapevolezza della sua inutilità coincide con l’estrema espressione del suo valore alto. Gozzano mescola espressioni comuni con citazioni letterarie inserite in un contesto straniante, proprio con l’intento di creare effetti stridenti e contrastanti.
     

IL FUTURISMO: RIASSUNTO. Mentre il Crepuscolarismo disgrega dall’interno i significati e le forme della letteratura tradizionale, i futuristi la aggrediscono dall’esterno, distruggendo i fondamenti su cui si poggiavano. Nel Manifesto del Futurismo, pubblicato sul quotidiano “Le Figaro” nel 1909, Filippo Tommaso Marinetti formula il suo programma di rivolta con la cultura del passato e tutti gli istituti del sapere tradizionale. I valori su cui intende fondarsi la visione del mondo futurista sono quelli della velocità, del dinamismo, dello sfrenato attivismo, considerati come distintivi della moderna realtà industriale, che ha il suo emblema nel mito della macchina. Vi è il culto dell’azione violenta, la visione della guerra come la sola igiene del mondo. L’uomo è un essere meccanico e dinamico, e i futuristi si disinteressano completamente della dimensione psicologica, disprezzando gli atteggiamenti spirituali e sentimentali. Vengono criticati gli atteggiamenti romantici e decadenti, viene rifiutata la letteratura tradizionale. La velocità è il nuovo dio, la quale contiene in sé tutti i valori morali e spirituali dell’uomo. Sul piano linguistico, il futurismo rifiuta ogni tipo di connessione logica, sostituendola con l’analogia: l’analogia accosta realtà diverse tra di loro attraverso un semplice accostamento, esagerando l’utilizzo di questa rispetto al simbolismo. La parola perde la funzione di indicare concretamente l’oggetto al quale si riferisce, e il suo significato diventa polisemico, allusivo, evocatore. All’oggettività del Naturalismo Marinetti sostituisce un’oggettività dinamica e complessa, che può abbracciare la vita della materia, attribuendo all’analogia una funzione diversa da quella attribuitagli dal Simbolismo. Il Futurismo distrugge la sintassi tradizionale, vengono eliminati i segni d’interpunzione con lo scopo di suggerire il fluire ininterrotto delle sensazioni, la rapidità dei passaggi. Per rafforzare questi effetti Marinetti propone l’uso del verbo all’infinito, che indica il senso della continuità e rapidità. Alla distruzione della sintassi si sostituisce la teoria delle “parole in libertà”, che consiste nel disporre sostantivi a caso. La parola vale solo per l’immagine mentale che suggerisce. La poetica futuristica opera una fusione tra i diversi linguaggi artistici: pittura e letteratura si mescolano (Cfr. Tavole Parolibere), accostando parole, immagini segni grafici. Tra i maggiori esponenti futuristi troviamo Aldo Palazzeschi.

AVANGUARDIE DEL NOVECENTO: I VOCIANI. I vociani sono gli scrittori che collaborarono con la rivista fiorentina “La Voce”. Le opere dei vociani obbediscono ad una poetica ben definita: svincolarsi dalla letteratura tradizionale accademica, riflettendo invece le inquietudini e i problemi del mondo contemporaneo.
Essi utilizzano il verso libero, e possono essere considerati i primi veri esponenti della lirica italiana del Novecento, intesa come ricerca esistenziale, espressione delle esigenze dell’io. Adottano la forma del poemetto in prosa, contaminando prosa e poesia. Si afferma con loro la poetica del frammento, dall’espressione breve e intensamente significativa, che accentua il carattere lirico dell’esperienza letteraria. Del Decadentismo i vociani colgono l’aspetto simbolico-analogico ed esistenziale, mentre viene rifiutata la tendenza edonistica ed estetizzante, compreso il superuomo di D’Annunzio. Di fronte alla negatività del presente, il poeta ricerca valori spirituali e sociali, testimoniando l’esigenza di un forte impegno e di una partecipazione civile. Tra i maggiori esponenti ricordiamo:

  • Camillo Sbarbaro: proietta nel paesaggio ligure un’aridità e una sofferenza esistenziale che sembrano anticipare i toni di Montale.
  • Dino Campana: vive nella dimensione di un simbolismo allucinato e visionario.
     

DADAISMO: POETICA E AUTORI. La sua sede principale divenne nel Primo Dopoguerra a Parigi, ottenendo l’adesione di numerosi artisti. Il significato del termini DADA rimane oscuro, ma in ogni caso rimanda a quello di “gingillo, giocattolo”. Il Dadaismo proclama il superamento del Futurismo, contestandone il carattere delle formule e la logica del gruppo organizzato. Il suo programma, formulato dal rumeno Tzara nel 1918, considera l’arte come una forma anarchica e gratuita di assoluta libertà. I dadaisti non si curano di far nascere un mondo nuovo, ma la contestazione e l’irrisione si risolvono in se stesse, nella pura provocazione della parodia, del gioco, del non senso, fino alla brutale degradazione di ogni valore estetico elevato. I linguaggi si mescolano e si fanno più evidenti i legami tra letteratura, pittura, musica, spettacolo.
 

AVANGUARDIE DEL NOVECENTO: SURREALISMO. Staccatosi dal Dadaismo, André Breton darà vita, insieme a Paul Eluard, Philippe Soupault e Louis Aragon al movimento surrealista. Le loro ricerche approderanno nel 1924 al primo Manifesto del Surrealismo, in cui Breton ne illustra i principi. Le componenti assurde e irrazionali, presenti nel Dadaismo, trovano giustificazione nella Psicanalisi di Freud. Breton teorizza “la scrittura automatica”, che, sottraendosi ad ogni forma di controllo razionale, può esprimere le fantasie dell’inconscio e le pulsioni profonde della psiche. Il Surrealismo rivendica l’esigenza di liberare l’uomo dai condizionamenti e dalle costrizioni sociali. Di qui la ricerca di un impegno politico, che porterà i prestigiosi esponenti citati ad aderire al Comunismo.