Riassunti Italiano Maturità

  • Materia: Riassunti Italiano Maturità
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  • Data: 23/11/2014
  • Di: Angela Ardizzone

Giovanni Pascoli

Riassunto completo su Giovanni Pascoli per la Maturità: biografia, pensiero, opere e la poetica del Fanciullino.

GIOVANNI PASCOLI: VITA, OPERE E LA POETICA DEL FANCIULLINO. Giovanni Pascoli nasce a San Mauro, in Romagna, il 31 dicembre 1855. Trascorre un’infanzia serena e agiata, e a 7 anni entra nel collegio dei padri Scolopi ad Urbino, dove ha un’eccellente istruzione. Il 10 agosto 1867 avviene il primo evento decisivo della sua vita: l’assassinio del padre per mano di sconosciuti mentre tornava a casa in calesse. Da Urbino, prosegue gli studi a Bologna e Firenze. Successivamente, altri lutti segnano la sua vita: la sorella Margherita, la madre (1868), i fratelli Luigi e Giacomo. Trascorre un periodo di difficoltà economiche che lo costringono a lasciare gli studi. Nel 1879 viene coinvolto in una manifestazione sovversiva e viene arrestato: rimane in carcere per alcuni mesi, poi viene prosciolto grazie a Carducci, suo insegnante. Si laurea nel 1882 e nel 1884 ottiene un incarico di insegnamento a Massa, dove finalmente può riunire a sé le sorelle Maria e Ida, cercando di ricostruire il nido (a Castelvecchio). La ricostruzione del nido diventa un’esperienza totalizzante, inibendo a sé e alle sorelle la possibilità di una vita affettiva più adulta, e regredendo al mondo dell’infanzia. Successivamente però, il nido entra in crisi, trasformandosi in gabbia: Giovanni tenta di instaurare una relazione con una donna, ma viene bloccato dalle gelosie della sorella Maria; anche Ida cerca di uscire dal nido, frequentando un uomo, ma ciò alimenta a sua volte le gelosie di Giovanni. La crisi del nido culmina nel 1895 con il matrimonio di Ida, che Pascoli visse come un tradimento e un abbandono. In seguito, Giovanni tenta di nuovo di instaurare una relazione segreta con una donna, ma ciò viene troncato bruscamente per la gelosia di Maria. Proprio in questi anni di crisi del nido si sviluppa la poesia pascoliana incentrata sulla tematica del lutto e del culto dei morti. In seguito, Pascoli ottiene successi professionali e vive per tutta la vita con la sorella Maria. Muore a Bologna nel 1912.

OPERE DI GIOVANNI PASCOLI: Ecco le opere di Pascoli:

  • Myricae (nove edizioni dal 1891 al 1911)
  • Poemetti (1897, 1900, 1904)
  • Canti di Castelvecchio (1903)
  • Poemi conviviali (1904-1905)
  • Odi e Inni (1906)
  • Nuovi Poemetti (1908)
  • Poemi italici (1911)
  • Canzoni di re Ezio (postuma)
  • Poemi del Risorgimento (postumi)

Myricae. Nella raccolta Myricae si coglie maggiormente la vocazione poetica di Pascoli. Il titolo è tratto da un verso di Virgilio, “arbusta iuvant humilesque myricae” (mi piacciono gli arbusti e le umili tamerici), e con il nome di una semplice pianta richiama la poetica degli oggetti. Il titolo rimanda dunque ad una poesia semplice, fatta di piccole cose, paesaggi di campagna in cui risaltano oggetti, piante, animali, fenomeni naturali. La natura però è rappresentata sempre con intenti analogici, metaforici, ed è il simbolo di qualcosa di più profondo che non si riesce a cogliere ad occhio nudo. Il titolo inoltre allude alla brevità dei componimenti, al linguaggio semplice, e alla metrica che predilige strofe e versi brevi. Tra la prima e l’ultima edizione (nove edizioni dal 1891 al 1911) i motivi rimangono essenzialmente gli stessi, ovvero il tema funebre, il nido, paesaggi campestri. Tuttavia, nelle edizioni definitive, si accentua la tendenza ad un paesaggio autunnale e invernale, e l’ossessione della morte diventa più presente, con visioni, allusioni funebri, colloqui con i defunti. La natura diventa densa di misteriose presenze e palpiti segreti, spesso inquietanti. Il mondo rurale diventa il luogo dove è possibile vivere in modo genuino e innocente, la famiglia diventa un nido dove rifugiarsi. Questo mondo però è minacciato dagli uomini e dalla storia, che portano solo violenza, dolore e morte.

Canti di Castelvecchio. Mentre la raccolta Myricae è dedicata alla memoria del padre, i Canti di Castelvecchio sono dedicati alla memoria della madre. Anche in questo caso i componimenti sono incentrati su semplici cose, anche se più lunghi e complessi. Vi è un simbolismo più accentuato, ma sostanzialmente nuclei tematici e temi ispiratori sono gli stessi. Il tema funebre si fa più frequente e ossessivo, assumendo aspetti più cupi. La tematica del nido si fa più articolata: se la morte è fonte di angoscia e dipinge atmosfere di angoscia, tuttavia i morti sono presenze care e consolatorie che custodiscono il triste nido, in cui il poeta sembra volersi chiudere tra le lacrime di tutti i componenti. Compaiono inoltre l’amore e l’eros, esperienze negate al poeta, a cui egli guardo con desiderio nascosto e turbamento, e che spesso egli associa e confonde con la morte.

Primi poemetti e Nuovi poemetti. Queste raccolte sono introdotte da un’altra citazione di Virgilio, “paulo maiora canamus” (cantiamo core un po’ più grandi). Pascoli intende quindi darsi a componimenti più impegnativi, rappresentando quadri della vita dei contadini e delle attività dei campi. La poesia diventa narrativa, fa emergere personaggi, rappresenta le attività del contadino secondo la sua giornata. Il modello di vita campagnolo diventa quello a cui bisogna aspirare, semplice e ricco di valori positivi, lontano dal mondo moderno negativo e violento. Il mondo contadino, chiuso e protetto, rimanda, in senso allargato, alla tematica del nido: la comunità contadina è chiusa nella sua vita semplice, fatta di gesti e rituali ripetitivi, ma minacciata dal mondo esterno, il quale minaccia a sua volta il nido.

Altre raccolte di Pascoli: 

  • Poemi conviviali: vi è la presenza di figure del mondo classico, come Alessandro Magno e Solone, insieme ad echi di personali inquietudini del poeta.
  • Odi e Inni: Pascoli diventa più ideologico e moralista.
  • Canzoni di re Ezio: poesia epica e storica
  • Poemi italici: celebra personaggi ed eventi della storia italiana.


GIOVANNI PASCOLI: VISIONE DEL MONDO E CRISI DEL POSITIVISMO. Pascoli riflette la crisi della scienza che caratterizza la cultura di fine Ottocento, segnata dalla crisi del Positivismo e dall’affermarsi di tendenze spiritualistiche e idealistiche. Al di là dei confini limitati raggiunti dalla scienza si apre l’ignoto, l’inconoscibile, verso cui l’anima si protende per conoscere la vera essenza della realtà. Nella visione di Pascoli, il mondo appare disgregato, frantumato, e i suoi elementi appaiono posti in modo casuale, senza logica.

Gli oggetti. Gli oggetti materiali hanno un forte rilievo nella poesia di Pascoli, e i loro particolari fisici vengono filtrati attraverso la visione soggettiva del poeta, caricandosi di valenze allusive e simboliche, rimandando sempre a qualcosa che è al di là di essi, all’ignoto. I precisi termini scientifici hanno il valore di una formula magica che permette di andare al cuore della realtà: dare un nome preciso alle cose è come riscoprirle per la prima volta, fino a immedesimarsi con esse. Da qui dunque abbiamo una visione soggettiva delle cose, e quasi come in un sogno le cose perdono la loro consistenza oggettiva. La conoscenza del mondo avviene attraverso strumenti non razionali, senza collegamenti logici. Tra soggetto e oggetto non vi è differenza: le cose acquistano significati umani (Gelsomino notturno, L’assiuolo).

GIOVANNI PASCOLI: POETICA. La poetica di Pascoli trova la sua formulazione più compiuta nel saggio “Il fanciullino”. Il poeta coincide con il fanciullo che sopravvive al fondo di ogni uomo: un fanciullo che vede tutte le cose come per la prima volta, con ingenua meraviglia, proprio come Adamo. E come Adamo, il fanciullino dà il nome alle cose, utilizzando un linguaggio che si sottrae ai meccanismi della comunicazione normale e va all’intimo delle cose. Dietro la metafora del fanciullino vi è la concezione della poesia come conoscenza alogica e immaginosa: grazie al modo alogico di vedere le cose, il poeta-fanciullo ci fa sprofondare immediatamente nell’abisso della verità. L’atteggiamento irrazionale consente una conoscenza profonda della realtà, permette di cogliere immediatamente l’essenza delle cose. Inoltre, il fanciullino scopre le corrispondenze segrete tra le cose, unite in una rete di simboli e che sfuggono alla percezione. Il poeta appare come un veggente, dotato di una vista più acuta di quella degli uomini comuni e riesce ad attingere all’ignoto. La poesia per Pascoli deve esser pura: il poeta canta solo per cantare, non si propone obiettivi civili, pedagogici o propagandistici. Proprio perché è così pura e spontanea, la poesia di Pascoli può ottenere effetti di suprema moralità sociale: il sentimento poetico, dando voce al fanciullino che è in noi, sopisce gli impulsi violenti degli uomini, induce alla bontà. Riguardo lo stile, la poesia di Pascoli è umile e dimessa, fatta di piccole cose che hanno un loro sublime particolare, scoprendone il loro valore segreto ed elevandole alla dignità che loro compete.

 

GIOVANNI PASCOLI: SOLUZIONI FORMALI. Sintassi. Appare frantumata in brevi frasi senza rapporti gerarchici tra di loro, collegate per asindeto.

Aspetti fonici. Di grande importanza sono i suoni che compongono le parole, riprodotti attraverso due espedienti:

  • onomatopee: in particolare versi di uccelli e suoni di campane.
  • fonosimbolismo: le parole spesso vengono utilizzate per il suono che producono, piuttosto che per il loro significato.

Metrica. Apparentemente, la metrica è tradizionale, ma il verso pascoliano è spesso spezzato da pause, segnato da interpunzioni, parentesi, puntini di sospensione, e ciò viene accentuato dalla frequenza degli enjambement.

Analogia e Metafora. Vengono accostate in modo impensato due realtà tra loro lontane, eliminando i passaggi logici intermedi.

Sinestesia. Si fondono insieme diverse sensazioni: sensazioni visive diventano foniche, sensazioni foniche diventano tattili e così via. Ciò provoca una maggiore indefinitezza.