Rinascimento e Barocco

  • Materia: Rinascimento e Barocco
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  • Data: 02/01/2016
  • Di: Angela Ardizzone

Albrecht Durer: biografia e incisioni

Albrecht Durer: biografia e incisioni dell'artista tedesco.

ALBRECT DURER: BIOGRAFIA E INCISIONI. Albrecht Durer (1471 – 1528), il primo artista tedesco il cui nome abbia avuto una risonanza internazionale, riconosciuta già dai contemporanei. Apprendista nella bottega di oreficeria del padre, Durer rivela fin dall’inizio un segno incisivo ed espressivo, una straordinaria capacità  di penetrare la psicologia dei personaggi ritratti, un’acuta sintesi grafica, che gli permetteranno di essere uno dei massimi esponenti non soltanto della pittura, ma anche della xilografia e del disegno. Esistono dunque in lui, come in tutti i grandi artisti, doti innate, dimostrabili con uno splendido autoritratto disegnato ad appena tredici anni. Del resto, a soli diciannove anni, dopo l’alunnato nella bottega del padre e quello (osteggiato dal padre stesso che lo avrebbe voluto orafo) presso il pittore Michael  Wolgemut, egli esordisce nella pittura a olio con un capolavoro il Ritratto del padre. Nel realismo analitico, nella posa di tre quarti, nel taglio che esclude il gomito ma evidenza le mani, sono riscontrabili gli influssi fiamminghi comuni a tutta l’arte dell’Europa settentrionale. Allo stesso tempo la solidità del modellato che fa risaltare contro il fondo scuro il busto dell’uomo, la forza del segno, la sobrietà cromatica, esprimono con forza le caratteristiche del personaggio, maturo, cosciente di se stesso, con i bei occhi chiari rivolti a sinistra: uomo nuovo, dunque, uomo rinascimentale. Subito dopo, il padre lo fece viaggiare per quattro anni da un luogo all’altro dell’Europa settentrionale: visitò varie città fra cui Basilea e Colmar, si recò anche nelle Fiandre; certamente allargò molto la sua cultura artistica entrando in contatto con i maggiori artisti tedeschi e fiamminghi. Tornato a Norimberga nel 1494 e sposatosi, ne partì presto per recarsi a Venezia, dove si trattenne un anno, conoscendo i grandi pittori veneti della fine del secolo XV; il Bellini, i Vivarini, il Carpaccio; studia a fondo i problemi inerenti alla struttura e alle proporzioni del corpo umano e quindi alla teorizzazione rinascimentale. Quando, fra il 1505 e il 1507, ormai artista maturo, tornerà in Italia, non soltanto allargherà la sua cerchia culturale (Giorgione, Leonardo), non soltanto visiterà Padova e, forse, Firenze, ma si recherà anche a Bologna per incontrarvi Jacopo dè Barbari che già aveva conosciuto a Norimberga e Frà Luca Pacioli, autore del De divina prorportione, il trattato ispirato a Piero della Francesca, che tanta importanza ha avuto nelle teorie rinascimentali. Durer stesso scriverà alcuni trattati.

ALBRECT DURER: INCISIONI E DIPINTI. Durante il primo viaggio in Italia dipinge alcuni acquerelli in cui ritrae, con vivezza, i principali luoghi che incontra e in cui fa tappa.
Se talvolta l’influsso italiano è troppo palese per esempio come nella Madonna col Bambino oggi a Washington, chiaramente ispirata a Giovanni Bellini, questi contatti si risolvono per lo più in apporti culturali rivissuti secondo la propria personalità.

  • Nascono così autentici capolavori, come i molti autoritratti (l’indagine di se stesso è uno dei temi preferiti da Durer); come l Adamo ed Eva ( i primi nudi della pittura tedesca a grandezza naturale) classicamente proporzionati, monumentali, articolati nello spazio; come le rappresentazioni naturalistiche di animali; come i maestosi Quattro Apostoli, l’ultima grande opera del maestro, culmine di tutta la sua attività, dipinta quando ormai la Riforma luterana aveva iniziato a scuotere le coscienze.
  • Nascono anche le grandi serie di incisioni come: la Vita di Maria (intorno al 1500), la Grande Passione (1500 circa), la Piccola Passione  (1509 – 1511), tendenti a divulgare in maniera umana, la cultura religiosa. Egli dimostra nelle sue xilografie che il solo bianco e nero è sufficiente ad esprimere adeguatamente il mondo interiore dell’artista con infinite sfumature; la stampa possiede un proprio linguaggio, diverso da quello della pittura, ma altrettanto pregnante, che la rende autonoma da qualsiasi presunto modello.