Rinascimento e Barocco

  • Materia: Rinascimento e Barocco
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  • Data: 02/01/2016
  • Di: Angela Ardizzone

Giuseppe Arcimboldo: vita e opere

Vita e opere dell'artista Giuseppe Arcimboldo.

GIUSEPPE ARCIMBOLDO: VITA E OPERE. L’artista lombardo più estroso è Giuseppe Arcimboldo (1527-  1593), che reagisce alla tradizione, rifugiandosi nella fantasia. Non ignora la realtà; parte anzi da essa traendone gli elementi, che organizza però in maniera del tutto diversa da come appaiono in natura. Eseguì per il Duomo di Milano i cartoni per la vetrata con le Storie di Santa Caterina di Alessandria (databili dal 1548 al 1557) e, in collaborazione con G. Meda, un grande affresco con l’Albero di Jesse nel Duomo di Monza (1556); nel 1562 fu chiamato alla corte di Praga dove divenne il pittore prediletto di Massimiliano e, più tardi di Rodolfo II, per quale organizzò anche feste e mascherate.

GIUSEPPE ARCIMBOLDO: LE CARICATURE. Dipinse ritratti caricaturali e figure allegoriche (Acqua e Fuoco, 1563, Estate e Inverno, 1566; Ritratto con ortaggi, Primavera, 1573), realizzando le sembianze umane mediante insiemi di fiori, frutti, ortaggi, animali ecc.; una pittura illusionistica insieme fantastica e minuziosa, legata sia al manierismo sia all’allegorismo tardo cinquecentesco.
Tra le sue opere più famose ricordiamo le celebri Teste composte, busti umani curiosamente formati da frutti, fiori, ortaggi, animali, come se apparissero in sogno, tanto che oggi c’è chi parla di precorrimenti del “surrealismo”. Forse è la crisi dell’umanesimo: l’uomo non più centro razionale dell’universo, ma ridotto a cosa; o viceversa è l’ultima esaltazione dell’uomo, sintesi di ogni oggetto creato dalla natura (una sua pittura ha per titolo: Homo omnis creatura, “l’uomo è ogni creatura”).
La bizzarria dell’Arcimboldo arriva al punto che alcuni suoi quadri possono rappresentare una figura se visti in un senso e una natura morta se capovolti.
Fra i desideri dell’immaginazione umana c’è quello di trovare una forma compiuta nelle combinazioni casuali della natura, come si fa quando si guardano le nuvole o le macchie di umidità sul muro e si cerca di individuare in esse delle figure. Il pittore realizza immagini che combinano elementi della natura e che si possono interpretare da diversi punti di vista. Queste immagini, che possiamo chiamare multiple, sono ancora oggi molto suggestive. Considerato dai suoi contemporanei “un uomo di acutissimo ingegno” e di “universale cultura”, viene apprezzato sia per le sue qualità artistiche sia per i suoi interessi scientifici e tecnici. È un genio versatile, abile persino come ingegnere idraulico, come organizzatore di tornei, addirittura come inventore di linguaggi cifrati.
Non a caso infatti l’Arcimboldo fu uno degli artisti favoriti dall’imperatore alla corte di Praga, dove esistevano le Wundernkammern (“sale delle meraviglie”), strane raccolte di oggetti mostruosi o paradossali.
A Praga l’artista vive per molti anni lavorando come ritrattista di corte al servizio di Ferdinando I e dei suoi successori, soprattutto Rodolfo II, un sovrano molto interessato all’arte. Proprio nella città di Praga, si manifesta il suo stile inconfondibile. Osservando le serie delle Stagioni, si nota che si tratta di composizioni antropomorfe, che rappresentano cioè figure umane. Tali figure però sono ottenute mettendo insieme prodotti tipici delle stagioni rappresentate, che si combinano magicamente fino a formare un profilo. Lo sguardo oscilla in continuazione fra i singoli particolari e l’insieme e l’impressione è quella di essere invitati a giocare con l’immagine. Non si sa di preciso come sono nate queste composizioni, ma il loro stile rientra in pieno nel cosiddetto manierismo, una corrente artistica che si diffonde in quegli anni in tutta Europa, caratterizzata dal gusto per l’illusionismo, l’artificio, la bizzarria. In questo clima le opere di Arcimboldi provocano un grande entusiasmo e i suoi quadri sono usati come dono di pregio.
Nel Novecento la sua opera, vista come una singolare anticipazione di certi aspetti del surrealismo, ha incontrato particolare fortuna.
E in questo contesto storico che rientrano le “trovate” dei Mostri di Bomarzo o del Palazzetto Zuccari, già ricordati, o le pitture anamorfiche che possono giungere fino alla più completa deformazione se viste frontalmente e che riacquistano invece aspetto normale se osservate lateralmente.