Romanticismo

  • Materia: Romanticismo
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Schelling: La filosofia della natura

Il primo periodo di Schelling: la filosofia della natura

Il primo periodo della speculazione di Schelling, compreso tra il 1794 e il 1796, ò caratterizzato dalla ripresa e dallo sviluppo della filosofia di Fichte. Con quest'ultimo Schelling condivide pienamente l'impianto idealistico; il riferimento kantiano alla 'cosa in sè' viene sostituito con la ricerca di un principio assoluto da cui derivino sia la forma sia il contenuto della conoscenza. Sin da questa prima fase fichtiana, Schelling manifesta, tuttavia, due esigenze che condurranno a un'aperta critica del suo maestro. In primo luogo, emerge l'istanza di ricercare il fondamento primo della conoscenza non già , fichtianamente, nell'Io puro, bensi' in un principio originario che ricomprenda in sè sia il momento soggettivo della conoscenza(cioò l'IO trascendentale)sia la sua componente oggettiva (il Non-io-fichtiano). In altri termini, il soggetto e l'oggetto, lo spirito e la natura, sono le due manifestazioni diverse ma equivalenti, dell'unico principio assoluto. In secondo luogo- e di conseguenza-la derivazione fichtiana del Non-io dall'Io appare insoddisfacente a Schelling, dato che essa risolve la natura, ovvero il mondo oggettivo, in un momento interno al soggetto, in un semplice limite che l'Io pone alla propria attività . Viceversa, Schelling intende affermare che, pur essendo strettamente connessa con lo sviluppo del soggetto, la natura ha una realtà  propria, irriducibile a una mera proiezione ed autolimitazione dell'Io. Questi interessi inducono Schelling a dedicare alcuni anni della propria attività  giovanile, dal 1797 al 1800, all'elaborazione di una filosofia della natura. Sullo sfondo delle riflessioni schellinghiani vi sono due referenti molto importanti; da un lato i recenti studi e le nuove scoperte scientifiche nell'ambito della fisica, della chimica e della biologia, le quali avevano per alcuni versi messo in questione l'impianto meccanicistico della scienza newtoniana; dall'altro, la nuova interpretazione filosofica della natura in termini di vita e di organismo, che era emersa dalle opere di Goethe, di Jacobi e, innanzi tutto, di Kant. Se nella Critica della ragion pura(1781)Kant aveva elaborato una fondazione trascendentale del meccanicismo newtoniano, nella Critica del Giudizio(1796)egli aveva invece ammesso che la categoria della causalità  meccanica era assolutamente insufficiente a spiegare i più semplici fenomeni organici, come la crescita di un filo d'erba o il movimento di un verme. La vita organica poteva essere compresa soltanto facendo riferimento alla nozione di 'fine' che, non essendo una categoria dell'intelletto, bensì un concetto della ragione, consentiva di oltrepassare, sia pure su di un piano esclusivamente regolativi, un'interpretazione rigorosamente meccanicistica e deterministica della natura. E la critica del giudizio fu l'opera di Kant che esercitò maggiore influenza sulla cultura romantica, profondamente ostile al meccanicismo razionalistico. Da Kant Schelling mutua, radicalizzandole, due importanti convinzioni. La prima ò che l'organismo ò una realtà  unitaria che possiede in se stessa e oggettivamente il proprio principio di organizzazione. La seconda ò che l'organicità  può essere estesa dal singolo essere vivente a tutta la natura considerata come una totalità . Quest'ultima affermazione, tuttavia, aveva in Kant un valore esclusivamente analogico, e gli consentiva soltanto di sostenere che la natura, nel suo insieme, può essere considerata come un 'sistema di fini', cioò una totalità  fornita di una finalità  complessiva analoga a quella che caratterizza il singolo essere animato. Influenzato dalla tradizione neoplatonica, da Bruno e da Spinoza, Schelling giunge, invece, ad affermare che la natura costituisce un organismo universale nel quale opera un unico principio vitale, l'anima del mondo. In altri termini, sviluppando le riflessioni kantiane sul concetto di organismo, Schelling arriva ad ammettere la stessa nozione-rfiutata da Kant. -di materia vivente. La natura non ò materia inerte, ma vita universale intrinseca alla materia stessa, che continuamente si plasma e si trasforma in un continuo divenire. Asserendo che la natura ò vita, Schelling attribuisce ad essa, come proprietà  fondamentale, l'attività . Ciò equivale a riconoscere la sostanziale omogeneità  di natura e spirito, il quale trova appunto nell'attività  la sua determinazione principale. Schelling afferma, pertanto, la piena circolarità  tra natura e spirito, che non sono nè indipendenti, nè conseguenti(lo spirito non ò lo sviluppo della natura o viceversa), ma i due aspetti paralleli di un unico processo; La natura ò lo spirito visibile, lo spirito ò natura invisibile. Avendo assimilata la natura all'attività  dello spirito, Schelling può applicare pure ad essa il principio della produzione dialettica che Fiche aveva riservato all'IO puro. Anche l'attività  della natura consiste infatti in un processo oppositivo, inteso però non già , fichtianamente, come mera contrapposizione dell'oggetto al soggetto, bensì come polarità -interna alla natura stessa-nella quale la tensione tra due elementi esprime insieme la loro unità  e la loro opposizione. Schelling riconosce, inoltre, tre diversi tipi di polarità  naturale, i quali corrispondono ad altrettanti gradi o potenze della natura. Al livello inferiore si colloca l'opposizione tra le forze attrattive e quelle repulsive, che si esprime soprattutto nella forza di gravità . La scienza corrispondente a questa potenza ò la fisica, la quale ha per oggetto la natura inorganica considerata come massa. La seconda potenza esprime l'azione chimica ed ò fondata sull'opposizione tra sintesi e analisi: al suo interno si distinguono i fondamenti del magnetismo, dell'elettricità  e della luce. Se l'equilibrio ci mettono capo le forze fisiche ha carattere statico, cioò tende a mantenere se stesso, quello risultante delle forze chimiche ò precario e reversibile. La terza potenza ò, infine, quella organica, nella quale si ha una forza propulsiva continua, suscettibile di arresti solo momentanei. Anch'essa si distingue in tre momenti interni: la sensibilità , intesa come, cioò capacità  di percepire stimoli dall'esterno, propria di ogni forma di materia organizzata; l'irritabilità , cioò l' che consente il moto degli organismi; e la 'tendenza produttiva', cioò l'impulso alla generazione che presiede all'auotoriproduzione della specie. Un'altra conseguenza dell'omogeneità  tra spirito e natura ò il finalismo che caratterizza la filosofia della natura schellinghiana. La finalità , al pari dell'attività , ò una determinazione essenziale dello spirito. Quest'ultimo, infatti, pensa e agisce sempre secondo un fine. Ma se la natura ha, per cosi' dire, la stessa struttura costitutiva dello spirito, essa non può esprimersi se non in termini di finalità . Kant aveva sostenuto che la natura può essere pensata soltanto in base al concetto della causalità  necessaria, visto che essa ò l'oggetto delle forme pure del pensiero intellettuale; cioò delle categorie, tra le quali quella di causa-effetto svolge un ruolo primario: solamente nella forma non conoscitiva del giudizio riflettente si poteva introdurre una interpretazione finalistica del mondo naturale. Per Schelling, viceversa, la natura, essendo coessenziale con lo spirito, deve necessariamente essere pensata come organizzata secondo fini: la stessa connessione meccanico-causale dei fenomeni-secondo una concezione prospettata dallo stesso Kant nella Critica del giudizio-ò subordinata e funzionale al loro ordinamento finalistico. Ma qual ò il principio comune che collega spirito e natura, garantendo la loro radice unitaria? Nell' Introduzione all'abbozzo di un sistema della fisica natura del 1799-quindi composta quasi al termine del periodo dedicato alla filosofia della natura- Schelling fornisce una soluzione che già  prelude alla tesi esposte nel Sistema dell'Idealismo trascendentale del 18000. Mondo della natura e mondo dello spirito sono qui visti nella loro derivazione da un'unica intelligenza, la quale opera però in due modi diversi. Essa può creare inconsapevolmente, avendo come risultato il mondo naturale, oppure con consapevolezza, dando origine alle creazioni dello spirito. Compito della filosofia sarà  quello di dimostrare il carattere apparente dell'opposizione tra spirito e natura, rivelandone invece la sostanziale identità .