Romanticismo

  • Materia: Romanticismo
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Vita e filosofia di Novalis

Pensiero e vita del filosofo Novalis.

Georg Philipp Friedrich von Hardenberg, detto Novalis (1772-1801) fu uno dei maggiori animatori del circolo romantico di Jena; egli morì giovanissimo, consunto dalla tisi, a soli 29 anni di età . Il suo pensiero filosofico è contenuto soprattutto in una raccolta di Frammenti, rimasta per molto tempo inedita. A Novalis dobbiamo una celebre definizione di Romanticismo: "Quando conferiamo al comune un senso più elevato, all'ordinario un aspetto misterioso, al noto la dignità  dell'ignoto, al finito un'apparenza infinita allora io lo romanticizzo". Il mondo deve essere "romanticizzato" vedendo nel particolare un valore universale e, viceversa, riconoscendo che l'universale si esprime sempre nel particolare. Ma per "romanticizzare" la realtà  comune occorre guardarla con gli occhi della fantasia più che con quelli della ragione, tanto impiegati nel periodo illuministico. Negli Inni alla notte (1800), l'opera senz'altro più completa di Novalis, lo spazio notturno è il regno del sogno e della fantasia, intesi come indispensabili veicoli verso l'infinito. In Heinrich von Ofterdingen, romanzo rimasto incompiuto, il protagonista incarna il modello del sognatore romantico, in cui lo spirito poetico prevale di gran lunga sulla considerazione razionale della realtà . La poesia viene infatti intesa da Novalis nel suo significato etimologico di creazione (dal verbo greco poiew, fare): essa produce realtà , anzi la realtà  vera, che non è la banalità  del quotidiano, ma è il prodotto dello spirito. "La poesia è il reale, è la realtà  assoluta. Questo è il nocciolo della mia filosofia". La poesia è dunque vera conoscenza e vera scienza. La filosofia stessa si riduce a poesia. Infatti Novalis riprende la dottrina della scienza fichtiana, interpretando però l'Io non come semplice soggetto trascendentale, ma come una fonte infinita di pensiero e di realtà . L'idealismo fichtiano si trasforma così in idealismo magico, in cui il soggetto individuale è riconosciuto come onnipotente, dal momento che è in grado di trasformare il mondo con la sua volontà  e la sua fantasia. "L'esecuzione dell'idea di Fichte è la miglior prova dell'idealismo. Quel che io voglio, lo posso. Agli uomini nulla è impossibile". Questo ampliamento dei poteri del soggetto sull'intera realtà  implica, nella filosofia novalisiana, una sfilza di identificazioni. In primis, esso comporta l' unità  tra individuo e natura. Nella novella I discepoli di Sais, la natura è presentata come unitaria non solo in quanto una con se stessa, essendo pervasa da un unico fluido "simpatico", ma anche nel senso che è identificabile con il soggetto umano che la contempla, come viene esposto nel racconto di Giacinto e Fiorellin di Rosa, inserito nella novella come "storia nella storia". Dopo una lunga ricerca della dea Isis, l'intima essenza della natura, Giacinto, trovatala e sollevatole il velo, scopre Fiorellin di Rosa, la sua amata. La natura ci è vicina, siamo noi stessi la natura, basta saperla vedere: e in fondo non era già  in parte quel che diceva circa tre secoli addietro Giordano Bruno, il filosofo della passione? All'unità  con la natura è inoltre strettamente connessa l' unità  dell'uomo con Dio, visto che Novalis condivide con molti altri romantici un sostanziale panteismo di matrice Bruniana e spinoziana. "Noi siamo, noi viviamo, noi pensiamo in Dio, poichò egli è la collettività  personificata. Nò per il nostro senso egli è un universale o un particolare. Potresti tu dire che egli sia qui o lì? Egli è tutto e dappertutto. Noi viviamo e ci muoviamo in lui, nel quale saremo". La compiuta realizzazione dell'uomo è pertanto l' "indiarsi", la complessa risoluzione nell'Uno-tutto, nella quale l'individuo esplica il suo infinito valore, e, allo stesso tempo, l'infinito si determina come individuo: con ciò si realizza completamente l'essenza del romanticismo. Il bisogno esasperato di unità  che alberga nell'animo filosofico di Novalis contrassegna pure la sua concezione politica e storica. Nella raccolta di frammenti Fede e amore, ovvero il re e la regina egli presenta il suo ideale di Stato, concepito come comunità  assolutamente armonica, in cui i singoli cittadini trovano nella coppia sovrana il loro modello di vita esemplare. Nell'ideale politico di Novalis trovano la loro fusione la monarchia e la repubblica: unico deve essere il sovrano, ma in quell'unità  si condensa la partecipazione attiva di tutti gli individui. Lo stesso carattere unitario pervade la concezione storica che ha Novalis: in Cristianità  o Europa, egli propone come modello storico-politico l'Europa medioevale, in cui tutti i popoli cristiani erano raccolti sotto la guida di un unico pontefice. La storia successiva non è altro che il processo tramite il quale la cristianità  perde a poco a poco la sua unità : la Riforma protestante, l'illuminismo, e la rivoluzione francese costituiscono le tappe fondamentali di questo processo di scissione. Ma al termine dello scritto Novalis, assumendo le vesti di vate, prevede che l'originaria unità  perduta sarà  presto restituita all'Europa da un "degno Concilio europeo", in cui il tardo romanticismo restauratore vedrà  la prefigurazione del Congresso di Vienna; opposta sarà  l'ipotesi di Nietzsche, che prevederà  invece lo sgretolamento totale dei valori cristiani.