Schede Libri

  • Materia: Schede Libri
  • Visto: 17001
  • Data: 2005
  • Di: Redazione StudentVille.it

Io non ho paura

Trama e analisi di Io non ho paura di Niccolò Ammaniti.

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Autore

Niccolò Ammaniti è nato a Roma nel 1966. Ha esordito con il romanzo “Branchie” (Ediesse   1994). Nel 1996 ha pubblicato la raccolta di racconti “Fango” (Mondadori) e nel 1999 il romanzo “Ti prendo e ti porto via” (Mondatori). I suoi libri sono tradotti in francese, tedesco, spagnolo, greco, russo, e polacco. Nel 1995 ha pubblicato il saggio “Nel nome del figlio”, scritto con il padre Massimo.

Riassunto

Un gruppo di ragazzi si ritrova,  come ogni giorno, a scorrazzare su e giù per una collina. Siamo nel 1978,  è estate, con un  caldo torrido. Il calore entra  nelle pietre, la terra si sbriciola, il respiro è faticoso ed è difficile sopportare la calura tanto che gli adulti nel pomeriggio rimangono  rintanati in casa, uscendo solo nelle ore serali quando la temperatura diminuisce. Michele Amitrano, il protagonista, per difendere una ragazza del gruppo, togliendola da un grosso imbarazzo (doveva abbassare le mutande) si propone di eseguire la penitenza: arrivare al piano superiore di una casa diroccata e disabitata senza poter utilizzare ne le scale, nei gradini  ridotti a un ammasso di pietre.
Dopo notevoli difficoltà, riesce a salire aggrappandosi ai rami di fico; arrivato al davanzale della casa deve buttarsi per proseguire, e uscire dalla stessa, ma cade a terra in malomodo. Il ragazzo ha per pochi attimi paura, ma riesce poi a muoversi,  si guarda intorno e percepisce di essere caduto su una tettoia trasparente ricoperta da un materasso, al di sotto intravvede un buco profondo.
Con grande stupore tra sporcizia e rifiuti di ogni genere, nota delle sembianze umane: si tratta di un bambino raggomitolato su se stesso.
Forse dorme, forse è morto…ma mentre riflette viene chiamato dagli amici e con loro ritorna a casa.
Davanti alla casa,  Michele trova il “lupetto Fiat” usato dal padre per lavorare al Nord. Con gioia accoglie il genitore che mostra un regalo: una gondola veneziana con i remi, da lasciare come soprammobile sopra la televisione.
Nella notte, Michele ripensa con angoscia al ragazzo imprigionato nel buco, e ritorna sul luogo per verificare quello che il giorno prima aveva visto. E’ tutto vero il bambino è li, incatenato, e chiede con insistenza dell’acqua. Inizia così un rapporto di aiuto e amicizia,  anche se rimane stupito e a volte impressionato dai discorsi del ragazzo.
Cerca di confidarsi con il padre,  ma capisce che c’è qualcosa di oscuro, di misterioso, di ingiusto, e che la sua famiglia è complice di un un grave fatto: il rapimento di Filippo Carducci.
Intanto il padre riferisce che arriverà un suo amico che per un certo periodo abiterà con loro, con grande scontento di Michele, che per una leggerezza infantile confida al cugino di aver trovato un bambino racchiuso in una buca circondato da sporcizia e desolazione, e racconta anche del proposito crudele del padre e dell’amico di tagliare le orecchie al rapito.
Ritornato sul luogo del sequestro, cerca di confortare il bambino e lo porta all’aperto riuscendo anche a farlo camminare.
Ma improvvisamente compare Felice (un complice dei sequestratori) che lo minaccia con un fucile e strattonandolo lo costringe ad allontanarsi. Riferirà tutto al padre, il quale gli chiede una promessa: non deve più vedere il bambino,  altrimenti verrà ucciso.
Michele, pur con difficoltà e ripensamenti, cerca di mantenere la promessa, finchè capisce che è arrivato un momento decisivo e grave; sente infatti delle minacce di morte per il bambino rapito e senza il minimo dubbio corre a liberare il recluso. 

Personaggi

MICHELE AMITRANO: il protagonista. 
E’ un bambino di nove anni che si “trascina” la sorellina nei giochi con gli amici aiutandola e proteggendola. Non viene descritto fisicamente, ma sin dall’inizio del romanzo risaltano i suoi pregi: altruismo, generosità, disponibilità. Successivamente aiuta il piccolo rapito senza riserve, senza pensare alle possibili conseguenze. Certo ha paura, tanta paura nel casolare diroccato, ma agisce come una persona responsabile, matura. 
Non ha il minimo dubbio su ciò che è bene e su come agire. Si preoccupa infatti di comunicare al bambino quello che la madre ha detto in televisione: ”tua madre dice che ti vuole bene”.
Nel corso del romanzo assistiamo alla sua maturazione, o meglio alla consapevolezza della vita adulta: le streghe, i lupi mannari, l’uomo nero non sono altro che le stesse persone che ti stanno accanto, trasformati dal denaro.

LA MAMMA: Teresa, come dice l’autore "al tempo della storia aveva trent’anni”, era bella con lunghi capelli neri che teneva sciolti, occhi scuri e grandi come mandorle, una bocca larga, denti forti e bianchi e un mento a punta: ”sembrava araba”.
Alta,  formosa, richiamava l’attenzione e la voglia di toccarla. Le attenzioni morbose del fruttivendolo “le sbirciate nella v del vestito “non la interessavano.  Non era una smorfiosa". E’ una figura importante per la sua famiglia, infatti viene descritto il lavoro costante che svolge nella casa: ”non sedeva mai a tavola con noi”.
Ma è anche una vittima, ha subito le decisioni del marito e dei complici, non può dire la verità ma spesso piange, ed è di cattivo umore, severa, ma pronta a difendere il figlio quando Felice (un complice) lo picchia. All’inizio è gioiosa, scherza e ride con i figli, successivamente prevale in lei l’angoscia, il peso della cattiva azione, il rimorso per un reato. Quindi cambia, diventatando una persona violenta; colpisce infatti con un calcio, con una padella Felice, ingaggiando con lui una vera lotta.

IL PADRE: un uomo piccolo e magro, nervoso. Aveva i capelli neri, tirati con la brillantina, la barba ruvida e bianca sul mento. 
Odorava di sigarette e acqua di colonia. Ha un lavoro non ben definito al Nord, ma poi nel corso del romanzo capiamo che non è vero, e che avrebbe guadagnato tanti soldi in modo disonesto.  E’ un padre distaccato, severo anche se in alcuni momenti scherza con i figli. 
Non subisce grandi cambiamenti di personalità, però nel finale è un padre preoccupato e in ansia per il figlio piuttosto che per la sua incolumità.
Piange e accarezza il figlio. 

IL BAMBINO RAPITO: si chiama Filippo Carducci nove anni. 
E’ presentato come un "mucchio di stracci”, un animale, un cane ”non si muove neanche dopo che gli viene tirato un sasso. Impietrito dalla paura, dal buio, viene tenuto in condizioni disumane tra sporco e rifiuti, la faccia è nera e sudicia, i capelli biondi e sottili impastati con la terra. Non riesce ad aprire le palpebre per lo sporco.
Le narici otturate dal moccio e dalle croste.
Diffida di Michele ma solo per poco tempo, infatti dopo le iniziali parole sconnesse parla con Michele come un qualsiasi bambino, lo aspetta con il suo cibo, e con le caramelle.

FELICE  NATALE: fratello maggiore di Teschio un amico di Michele.
Cattivo e al tempo della storia ha vent’anni.
Picchiava i più deboli e bucava il pallone dei giochi. Viene definito un “povero diavolo”, e paragonato ad una tigre in gabbia, in quanto si aggirava infuriato, nervoso. Anche nel vestirsi era originale e strano, non passava inosservato (pantaloni mimetici, giacche militari).
E’ l’esecutore materiale del sequestro.
Non mostra nessun sentimento di pietà, ne di pentimento.
Persona estremamente sola: senza un amico, senza una donna.

AMICO DEL PADRE: faceva un sacco di rumori: tossiva, soffiava…fumava molto. 
Sappiamo solo alcuni particolari fisici (la pelle flaccida, ossa lunghe) ma l’autore ci
racconta di un dolore ancora vivo, riguarda suo figlio morto suicida da un burrone.
Non  ha nessuna evoluzione nè positiva nè negativa, rimane poco partecipe alla vicenda degli altri personaggi.
 

Spazi

La vicenda si svolge ad Acqua Traverse, frazione di Lucignano, un piccolo paese collinare, con grandi campi coltivati a grano.
Nessuno sapeva perchè il piccolo borgo di campagna si chiamava così,  infatti l’acqua era scarsa e quella che c’era veniva portata dalla cisterna ogni due settimane. 
E’ l'estate del 1978, e il clima è torrido. 
Prevalgono luoghi aperti, come campi, colline, ma vengono spesso descritti anche luoghi chiusi come la casa del protagonista, che fa da sfondo alle vicende dei personaggi. Spesso, però, gli stessi luoghi acquistano un ruolo fondamentale, come la desolazione e l’angoscia che si prova leggendo la descrizione della buca dove è tenuto il bambino rapito.
Viene anche accentuato dall’autore il contrasto tra la luce del sole abbagliante, e il buio della tana, come pure il silenzio e le grida degli amici, la giocosità dei loro gesti e l’immobilità forzata del recluso simile alla morte.
 

Tempi

Il periodo nel quale si svolgono i fatti è ben definito: estate del 1978, e possiamo immaginare che la vicenda si svolga nell’arco di qualche mese.
Le scene vengono raccontate con la stessa velocità con cui succedono i fatti. In alcuni tratti ci sono dei flashback, dei ricordi, dei flussi di coscienza dei flussi interiori. 
Michele, il protagonista sogna, spesso sono dei brutti sogni ”Gesù diceva alzati e cammina. Ma Lazzaro non si alzava. ”.

 

Stile

Il linguaggio dell’autore è semplice, efficace e reale. Vengono tracciati dall’autore personaggi  e luoghi con cura, usando molti aggettivi. Non troviamo elementi dialettali e prevale il discorso diretto.

Tecniche di rappresentazione delle parole e dei pensieri dei personaggi: Ci sono dei monologhi interiori, delle riflessioni personali che aiutano il lettore ad immedesimarsi nella triste vicenda e nel tormento del protagonista.
Per dare risalto e importanza al vissuto del bambino inserito in una famiglia normale, l’autore inserisce (scritta in corsivo) un tema scolastico del fanciullo rapito.
 

Narratore

Michele, il protagonista, è l’io narrante, racconta i fatti come uno spettatore esterno e in ordine cronologico. Il lettore è trascinato dall’evento principale, il ritrovamento del bambino, in un susseguirsi di stati d’animo del protagonista

 

Tematiche

Amicizia tra coetanei

Giustizia e crimine

Mancanza di lavoro al Sud che favorisce la delinquenza

l potere del denaro che oscura e giustifica ogni azione anche le più subdole, come quella di ridurre in schiavitù un bambino

I maltrattamenti fisici e psicologici a cui è sottoposto il rapito le condizioni di vita inumane, la dipendenza assoluta dai sequestratori

Il coraggio e la ricchezza di valori umani del protagonista

 

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