Scolastica

  • Materia: Scolastica
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  • Data: 12/07/2011
  • Di: Redazione StudentVille.it

Filosofia e Teologia in Tommaso d'Aquino.

La teologia nel pensiero di Tommaso.

Secondo Tommaso l' uomo ò destinato a un fine soprannaturale, ma tale fine non può essere conosciuto dalla ragione umana, perchò consiste nella visione di Dio, la cui comprensione eccede i poteri della ragione umana; si rende dunque necessaria una rivelazione da parte di Dio, che sola può condurre tutti gli uomini alla salvezza. La rivelazione fornisce i princìpi, a partire dai quali si può costruire la teologia come scienza sacra. Ogni scienza infatti, come aveva mostrato Aristotele, possiede princìpi, dai quali deduce conseguenze, ma nel caso della scienza sacra questi princìpi non sono noti di per sò, ma sono rivelati direttamente da Dio. La teologia ò dunque scienza, come lo sono le altre scienze, ma ha anche una destinazione pratica, essendo finalizzata alla salvezza degli uomini: per quest' ultimo aspetto essa ò appunto detta "sacra". Nell' uomo questa scienza non può raggiungere la perfezione che essa ha in Dio e nei beati, i quali vedono direttamente le verità  che gli uomini devono invece accettare per fede. Tommaso riprende da Agostino la definizione di "credere" come "pensiero con assenso". L' adesione della ragione alla verità  ò determinata dalla visione o conoscenza diretta dell' oggetto; nel caso della fede invece manca tale visione e quindi l' assenso ò prodotto non direttamente dall' oggetto a cui si riferisce, bensì da una scelta volontaria, che inclina in una direzione piuttosto che in un' altra. La fede dunque non si fonda sull' evidenza propria della conoscenza razionale, ma possiede una certezza e saldezza superiori, in quanto fondata sulla volontà . Per chi ha fede le verità  rivelate sono superiori, in quanto esse appaiono evidenti grazie alla rivelazione che proviene direttamente da Dio. La rivelazione e la fede in essa rendono allora inutile la ragione? Certo la ragione da sola non ò in grado di comprendere le verità  soprannaturali, ma essa possiede princìpi propri che, in quanto infusi nell' uomo da Dio, non possono non essere veri. Perciò le verità  alle quali la ragione non può pervenire non possono mai essere in contrasto con le verità  rivelate: entrambe hanno un' unica origine, che ò Dio stesso. In questo senso la verità  non può essere che unica: quando appare un contrasto tra verità  di ragione e verità  rivelate, ò segno che le prime non sono verità  razionali vere e proprie, ma conclusioni false o non necessarie di un ragionamento. In questi casi di contrasto apparente vale pertanto la cosiddetta regula fidei: ò la fede che controlla la correttezza dei procedimenti della ragione, la quale pertanto deve subordinarsi alla fede. Ma al di là  di questi casi, la fede non interferisce nel dominio proprio della ragione: come la filosofia non può sostituirsi alla teologia, così ò per la teologia nei confronti della filosofia. Si tratta di due campi autonomi, che hanno oggetti propri e procedono da princìpi propri; tuttavia la ragione e, quindi, la filosofia possono essere poste al servizio della fede. La ragione, infatti, può aiutare a chiarire, mediante similitudini, le verità  della fede e combattere le obiezioni mosse dagli infedeli contro queste verità , mostrando la falsità  o la debolezza di tali obiezioni. Ma soprattutto essa può dimostrare i cosiddetti preambula fidei, ossia quelle verita preliminari, la cui dimostrazione predispone alla fede: non ò possibile, infatti, credere a ciò che Dio ha rivelato, se non si sa che Dio esiste. La ragione ò appunto in grado di dimostrare che Dio esiste ed ò uno, anche se non ò in grado di conoscere pienamente che cosa sia Dio. In particolare, essa non può arrivare a dimostrare le verità  concernenti la Trinità  e l' Incarnazione di Cristo, ma può contribuire a chiarirle.