Sociologia

  • Materia: Sociologia
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  • Data: 03/05/2016
  • Di: Angela Ardizzone

Sociologia: tappe essenziali dello sviluppo

Le tappe principali dello sviluppo della sociologia attraverso i principali esponenti.

SOCIOLOGIA: TAPPE ESSENZIALI ED ESPONENTI. La nascita della sociologia come disciplina scientifica autonoma rappresenta l’esito di un processo di cambiamento sociale che produce una domanda di conoscenza della società stessa secondo un metodo che possa essere ritenuto scientificamente fondato. Il XIX secolo eredita un assetto sociale notevolmente mutato sotto la spinta storica della modernizzazione e di tre importanti rivoluzioni - quella scientifica, quella industiale e quella politica - che alterano l’ordine sociale fondato sulla tradizione - tanto quella monarchica che quella religiosa - e pongono, in virtù della trasformazione delle relazioni tra individui e gruppi sociali, nuovi interrogativi a cui la sociologia è chiamata a rispondere.
E’ dunque al processo di formazione della società moderna che i primi studiosi di sociologia si rivolgono, retrospettivamente rispetto a quella che è sancita come nascita della disciplina, il 1839, anno in cui per la prima volta compare il neologismo sociologia nel Corso di filosofia positiva di A. Comte.

  • Auguste Comte (1798-1857). Nel pensiero di A. Comte (1798-1857) la conoscenza umana passa per tre stadi: quello teologico, quello metafisico e infine quello positivo. Nello stadio teologico le spiegazioni degli eventi sono affidate a forze soprannaturali, ovvero prima alla magia ed in seguito alla religione. Lo stadio metafisico è uno stadio intermedio in cui le spiegazioni sono affidate al ragionamento ma permane ancora l’idea di forze soprannaturali che presiedono gli eventi. Infine nello stadio positivo la conoscenza e la spiegazione sono ottenute attraverso il ragionamento e  l’osservazione dei fenomeni che consentono di individuare le leggi della natura. La sociologia, ultima nata tra le scienze, nel pensiero di Comte compie e conclude il percorso di conoscenza umana, consentendo di poter giungere a una comprensione della realtà dei fenomeni attraverso la scienza.
  • Karl Marx (1818 – 1883). Nella teoria di K. Marx (1818 – 1883) il cambiamento sociale è legato alla produzione di beni e sevizi essenziali alla società stessa. Nella società si sviluppano da sempre rapporti conflittuali e guidati da interessi antagonistici tra i componenti di diverse classi sociali: ad esempio quelli tra schiavo e padrone, servo della gleba e feudatario e quelli attualmente prodotti dalla società industriale, ovvero quelli tra lavoratore salariato (proletario) e capitalista. Il conflitto tra le diverse classi sociali costituisce la grande forza della storia e il motore che consente il progresso.
  • Max Weber (1864-1920). M. Weber (1864-1920) amplia le riflessioni di Marx in merito al conflitto sociale intuendo che questo non è unicamente legato ai rapporti di produzione, e quindi di natura economica, quanto piuttosto esteso ad altri aspetti sociali, quali ad esempio la politica, il diritto, la religione. Il conflito è per Weber condizione fisiologica della società e l’esito è rappresentato dalla creazione di strutture istituzionali.
  • Emile Durkheim (1858-1917). Nel modello di E. Durkheim (1858 – 1917) piuttosto che sul conflitto sociale l’accento è posto sulla coesione sociale e la morale - insieme di valori e credenze che si esprimono in norme -  è posta alla base dei legami tra gli individui. Il cambiamento sociale viene studiato a partire dalla divisione del lavoro nelle società tradizionali e in quella moderna. Nelle società tradizionali, in cui non c’è differenziazione del lavoro e i membri che compongono la società sono omogenei tra loro, si sono sviluppati rapporti di solidarietà meccanica e tale vincolo è legittimato da un’entità esterna (le credenze, la morale); nella modernità i rapporti sociali sono basati sulla solidarietà organica, ovvero sulla differenziazione del lavoro e sull’ interdipendenza tra gli individui e il vincolo è di natura interna.
  • Georg Simmel (1858-1918). La differenziazione sociale è oggetto di riflessione da parte di G. Simmel (1858 – 1918). Secondo il suo pensiero la modernità è caratterizzata da eterogeneità e individualizzazione. Allo stesso tempo i rapporti tra gli individui sono caratterizzati dall’ interdipendenza: proprio la differenziazione pone le basi per i rapporti di interdipendenza, perché ognuno, per sopravvivere, ha bisogno degli altri.